psico-patologia... della società?
Von: Heinz (ritroso@togliquesto.excite.it) [Profil]
Datum: 15.07.2008 08:33
Message-ID: <WwXek.116502$FR.376959@twister1.libero.it>
Newsgroup: it.discussioni.psicologia
Datum: 15.07.2008 08:33
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Mi chiedevo se determinate patologie psichiche, o psico-relazionali, possano essere riferite non al singolo individuo bensì ad una collettività, una maggioranza, un contesto socio-culturale... Provo a sottoporvi questa riflessione, anche se mi pare di capire che gli specialisti tendono a partire dal presupposto contrario, cioè che proprio l'impressione di una patologia riferita al "mondo esterno" sia proprio il sintomo di una patologia invece dell'individuo in questione; inoltre uno dei sintomi che a me pare di ravvisare a livello sociale è proprio un certo soggettivismo di marca psicologica, comunque proviamo. La collettività cui mi riferisco credo sia individuabile nella "nazione italiana d'oggigiorno", più o meno, visto che vedo una sostanziale similarità tra il mondo da me vissuto in prima persona con quello che leggo sui nostri giornali, sulla nostra tv, e via dicendo, e stavolta parlo non di fiction bensì di *fatti*, cioè cronaca, politica, amministrazione, vita reale insomma. Uno dei sintomi più lampanti, a mio parere, è il fatto che moltissime persone accusano molti loro avversari di avere una *percezione altamente distorta della realtà*, insomma più o meno un'accusa di follia, di delirio. Ciascuno annovera cioè una folta schiera di persone che ritiene folli - e di lì al ritenerle anche pericolose il passo è breve - tra i familiari, i vicini di casa, i colleghi di lavoro, per non parlare poi della gente che conosce soltanto da giornali e tv come i politici, gli scienziati, gli artisti, e via dicendo. In tempi passati, e io soltanto 38 anni, non mi pare che fosse così: ciascuno aveva il proprio elenco di gente ritenuta inaffidabile o mentalmente disturbata, ma erano elenchi esigui, al limite chi aveva più avversari li considerava egoisti o malvagi ma non fuori di testa. Da un po' di tempo invece, chiunque mi capita di conoscere o di orecchiare si considera praticamente in guerra con gran parte del mondo esterno: tra i vicini di casa, i parenti non strettissimi, i docenti della scuola o dell'università, i colleghi e i superiori di lavoro, non c'è una persona sana di mente o comunque sono pochissime, tutti vengono ritenuti come minorati mentali, più o meno, in qualche modo, per le loro fisime che vengono percepite come pesanti blocchi cognitivi oltreché relazionali. L'altro dei sintomi che ravviso è il dilagare del soggettivismo, che ha praticamente annientato la percezione delle regole e della sfera pubblica. Tutti a parole affermano l'esistenza & necessità di determinate regole, scritte e non scritte, salvo poi violarle per proprio comodo e opporre il diritto all'autodeterminazione nel momento in cui li si accusa di stare alimentando patologie del sistema. Quando richiamo un violatore al rispetto delle leggi mi sento opporre difese come "stai cercando di manipolare le persone secondo il *Tuo modo di pensare*", oppure mi viene addotto un diritto naturale a valutare individualmente quali leggi vanno rispettate e quali no in onore a un senso soggettivo della giustizia, mi sento spessissimo citare esempi di tirannia come le leggi razziali di Hitler o quelle fasciste. La legge insomma è diventata un elemento in mano alla pura soggettività dei cittadini, e la gente non si ravvede nemmeno quando le conseguenze oggettive e pesanti dei comportamenti illegali arrivano sotto gli occhi di tutti, come l'emergenza rifiuti in Campania e anche nella mia zona; anche nei periodi in cui i servizi funzionano abbastanza, la gente non rispetta gli orari e i siti di conferimento, oppone disagi suoi personali e si sente in dirittissimo di fare come le pare, fino appunto a considerare "fuori dalla realtà" chi esige il rispetto della legalità, anche se poi si fa un gran parlare di diffondere la "cultura della legalità" nelle scuole e via dicendo. Il culmine poi si raggiunge quando chi detiene atteggiamenti di minoranza non *realizza* le "connessioni" tra gli àmbiti dei propri atteggiamenti e quelli di altri, perché di fondo ragiona come se sentisse di far parte di una maggioranza impazzita o distratta in via temporanea. Proprio sul fronte della legalità, ad esempio, mi sento dire ad esempio dalla stessa persona che le leggi dovrebbero cambiare in funzione della "realtà" nel settore dell'audiovisivo pirata, in favore della libertà d'autore, ma non sul codice stradale che invece lo ritiene giusto e da rispettare, quando è lampante che la realtà dice l'esatto contrario: io ormai appena esco di casa vedo una violazione ogni 30 secondi, conducenti che tengono il telefonino in mano, auto che sfrecciano al doppio della velocità consentita e compiono sorpassi spericolati, biciclette che sfrecciano sui marciapiedi senza pista, e le strade della mia zona figurano tra quelle a più alta mortalità d'Italia, da anni ormai qui i lutti per incidenti sono all'ordine della settimana e cionostante la gente continua a morire, sui giornali la colpa viene data agli alberi delle carreggiate e al destino... Tutto questo non è "patologico" sul piano psichico anche se in dimensione collettiva? ...o magari è la dimensione collettiva tout court a renderlo "fisiologico"? Se cioè magari la maggioranza della gente in un determinato contesto è paranoica, ossessa, antisociale, e via dicendo... è mentalmente sana? HEINZ[ Auf dieses Posting antworten ]
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- Massimo Soricetti (16.07.2008 13:45)
- Heinz (16.07.2008 19:02)
- Vincenzo Del Piano (17.07.2008 00:33)
- Heinz (17.07.2008 07:40)
- BaT@_- (17.07.2008 21:21)
