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Follow up corretto per R&O

Von: raffaele_deli@tin.it [Profil]
Datum: 24.12.2006 13:31
Message-ID: <2esso29s46kq7hth1lg384q6q1mgtrk8bk@4ax.com>
Newsgroup: it.discussioni.iso9000
>Personalmente considero sbagliata questa idea su alcuni reparti. La
>Ricerca&Sviluppo deve, per sua natura, possedere personale altamente
>specializzato e con titolo di studio affini agli oggetti da progettare. Come
>il tuo esempio,  un Ing, dei materiali stà bene in una zona come la tua, lo
>vedo meno bene in un fruttetto! Anche perchè arrivare ad un'alta
>specializzazione specifica nella progettazione non ci vuole un giorno. Idem
>per la contabilità e la finanza, difficilmente ti vedo a gestire tutta la
>quantità di leggi e norme BENE, arrivando dalla logistica ed esser diretto
>alla piattaforma rifiuti.
Sfondi una porta aperta, appartengo a quella categoria di persone che
ritiene sia giusto dedicarsi solo al settore  nel  quale mostra più
predisposizione, personalmente ho sempre combattuto, o meglio, ho
sempre avuto la convinzione che il nostro sistema universitario, formi
dei tuttologi, in larga  parte assimilabili a "nientologi", facendo
stare persone anni sui libri ad occuparsi di cose per le quali non
nutrono nessun interesse. Perdendo  dei potenziali specialisti,  da
impiegare nelle nostre aziende, nel settore a loro più consono.
>Condivido, invece, se fai un discorso di TQM o di sistemi d'eccellenza, in
>quel campo bisogna avere una conoscenza allargata dei processi, dove la
>somma delle tue esperienze si unisce alla specificità dei vari insiemi.
Scusami, se magari prendo una cantonata, ma in un'azienda non è sempre
scontato parlare di qualità totale ?
Nel libro che sto leggendo, si evidenzia che la meta da raggiungere,
posta in gioco dai i Deming, Juran, Ishikawa ..Mizuno, nei loro
congressi sulla qualità, e nei loro interventi formativi in fabbriche,
aziende, sembra palesemente essere sempre la qualità totale.
>Tipico è anche del Direttore di Stabilimento. Quelle indicate sono posizioni
>che necessitano di conoscenze non superspecifiche ma altamente gestionali,
>non per nulla in tante fabbriche di dimensioni adeguate (>250 diretti), i
>Dir.Stab. hanno passato R&D, Q, Prod., ecc,  ed infine, la direzione
>(cambiando i termini il risultato non cambia).
>Personalmente ho conosciuto resp.qualità, ed ho avuto modo anche di
>sostituirli, che avevano 20/25 anni di ass.qualità alle spalle, un vero
>disastro ai fini dell'eccellenza. Guardavano solo alla assicurazione
>qualità, dimenticando tutto il resto.
Il punto è però questo, come può un direttore di stabilimento
divenire
tale se alla base si attua una politica fortemente settoriale per
impiegare le forze lavorative ?
Che percorso formativo ci auspichiamo per un DS ?
Dobbiamo formare sin dall'inizio un papabile direttore di
stabilimento?
Mi spiego, un Ing. ad esempio, come te affermi , e come anche io
ritengo sia giusto, deve occuparsi di quello che sa, crescere e
specializzarsi in quello in cui desidera adoperarsi , farlo sempre
meglio, migliorare continuamente, quindi divenire  inevitabilmente
"altamente specializzato".
Come potrà un giorno questo ingegnere diventare direttore di
stabilimento, adoperarsi per fare il total quality manager?
C'è una evidente incongruenza in questo, non trovi ?
Sebbene sappiamo tutti che nel nostro paese, o meglio in occidente per
generalizzare,  la democratizzione dei beni latita da sempre,
per cui le poche persone a capo di un'azienda, (spesso una) prepongono
al posto di DS quasi sempre non individui  meritevoli, bensì incapaci
servitisi di forme di clientelismo varie per occupare quel ruolo.
Ritengo anche questa una delle motivazioni dello sfacelo in cui la
nostra nazione è piombata.
>Nel mio recente viaggio in Giappone, ho avuto modo di constatare che le
>persone parlavano solo del loro settore e della loro funzione, non entravano
>in merito al resto. Ma questo, non conoscendo i loro CV, credo solo ed
>esclusivamente per la particolare educazione ricevuta.
Quindi mi confermi ciò che i miei amici dello stabilimento mi hanno
sempre detto ? Esiste il giapponese che svita e quello che avvita...

>"Produzione Qualità e Logistica", di R.Crespi, G.Giappichelli
Editore,
>Torino:
>http://www.giappichelli.it/home/ricercaAv.aspx?CampoA=&CampoT=produzione,%20qual
it%c3%a0%20e%20logistica&Opzsel=all&CampoS=0&CampoM=0&CampoC=&DataIn
=&DataFi=&IsbnCˆ-&IsbnR=&Ordina=1&Visrec=5&creaquery=y#xc0001

grazie delle dritte.
>ed, infine, mi scuso con i puristi, ma il nostro Ishikawa si dimentica di
>tanti aspetti, ricordo che la Toyota solo quest'anno riuscirà a superare GM,
>mi sembra un pò poco per criticare gli Americani e le loro acciaierie!
Però li hanno superati... sebbene sono consapevole che in America la
qualità è d'obbligo, uno dei benefici del libero mercato è questo.
Competitività tra aziende, non porta ad altro che qualità...ed in USA
questo avviene da sempre !
>Ricordiamoci anche che Ishikawa è un attimo passato, le sue teorie sono
>fondamentali, non lo nego, ma il mondo procede....
Condivido pienamente.

raffaele

P.S.

Speravo rispondessi al mio post, fatto diciamo un po' ad arte in virtù
del fatto che sapevo del tuo viaggio nel sol levante.
Ti chiedo scusa per la valanga di dubbi che riverso di continuo su
questo ng... spero che possa prima o poi crescere, e perchè no poter
dare un contributo a chi come me intenderà intraprendere questa
strada.

ciao di nuovo

raffaele

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