leggendo Ishikawa... (prolisso)
Von: raffaele_deli@tin.it [Profil]
Datum: 23.12.2006 10:39
Message-ID: <a5qpo2dtaidvhhequiq6raervvagsvmr6n@4ax.com>
Newsgroup: it.discussioni.iso9000
Datum: 23.12.2006 10:39
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Salve a tutti, sto leggendo, devo dire con molto piacere, il libro che molti indicano come fondamentale per il Qc, mi riferisco a "che cosa è la qualità totale" di K. Ishikawa. Fatta questa premessa, vorrei porvi di fronte ad una perplessità che mi ha davvero colpito, riferita al mondo nipponico. Nella prima parte del libro,l'autore narra e descrive del Qc nella sua nazione, dell'impatto che lo studio della qualità ha avuto sull'economia giapponese nell'immediato dopoguerra. In questa descrizione introduttiva del "fare qualità", Ishikawa compara sistematicamente oriente ( giappone) con l'occidente, ovviamente quindi con USA ed europa occidentale. Proprio in questo tratto della sua opera risulta essere a parer mio contradditorio, in merito alle specializzazioni, lui chiama così l'enfasi data al "professionismo" della singola persona, collocata quindi in uno specifico ambito lavorativo e non in nessun altro. Indica quindi il modo nel quale una persona negli USA venga specificatamente destinata al Qc , quindi parta da una sottodivisione dello stesso Qc, poi cumulando esperienza e capacità oggettive arrivare alla dirigenza del settore Qc. In sostanza un individuo occidentale collocato in un ambito lavorativo, nasce, si specializza e muore nello stesso settore lavorativo, nella fattispecie il Qc, ma lo stesso avviene anche per altre mansioni. Continua infatti dicendo come un Ingegnere giapponese che entra a far parte di un'organizzazione nipponica, venga impiegato per determinato tempo in ogni reparto che riguarda l'organizzazione aziendale , quindi dalla progettazione, alla produzione, al marketing ed al Qc, ponendo in evidenza come l'attuare questa strategia possa apportare solo benefici all'azienda, ed al suo modo di fare qualità. Questa sua affermazione, è pienamente condivisibile, palese è infatti a parer mio come occuparsi di qualità in un'azienda di cui si conoscono solo marginalmente i reparti, i processi, sia cosa alquanto ardita, quindi come rendersi meglio conto della situazione di un singolo reparto, di un processo dello stesso, se non lavorandoci per qualche periodo ? Premesso questo, vengo alla cosa che mi ha un po' destabilizzato da "non addetto ai lavori" e da meno di principiante in fatto di Qc, quale sono. Sono di Terni, come voi sapete sede di una delle più importanti acciaierie europee, ora possedimento di Thyssen & Krupp, motore e cuore pulsante della quasi intera economia della mia provincia. Non ho mai lavorato in questa azienda, ma inevitabilmente da sempre (come Ing. dei Materiali) sono in contatto con persone ivi occupate, e da moltissimo tempo gruppi di giapponesi vengono in acciaieria per studiare i processi che danno vita ad un prodotto di alta qualità, come l'acciaio inox che esce da quello stabilimento. Ebbene parlando con miei amici , conoscenti, ingegneri , operai, capiturno, capireparto, TUTTI e sottolineo TUTTI mi hanno dipinto i giapponesi come persone capacissime, ma SOLO in un determinato settore, l'ingegnere giapponese, il caposquadra, l'operaio sa fare solo ed esclusivamente quello per cui è stato preposto, i miei conoscenti scherzosamente ed in modo ironico , mi descrivono il giapponese come una persona che se messa ad avvitare una vite , qualora debba svitarla chiama in causa l'addetto apposito a svitare viti, ovviamente esasperando tutto ciò che Ishikawa attirbuiva al sistema occidentale ! Mi hanno sempre descritto il lavoratore giapponese come singola maglia di una catena di specializzazioni, ponendo in evidenza che rotta una maglia la catena smette di trasmettere il moto... Questa è la prima incongruenza che ho trovato leggendo questo libro. A suffragio di ciò proseguendo nella lettura, ho notato come Ishikawa, osservando ed al solito paragonando organizzazioni dell'occidente con quelle del sol levante, abbia posto in evidenza, stavolta la SCARSA specializzazione delle aziende occidentali, porta l'esempio di Ford per l'automotive, azienda che ha una piccola acciaieria interna, nella quale sostiene l'autore, non è possibile fare buon acciaio, causa la scarsa preparazione degli ingegneri e la piccola quantità di prodotto sul quale non poter campionare in modo efficace la qualità, quindi non riuscendo a portare avanti una politica volta al miglioramento del prodotto, almeno a breve termine. Ishikawa predica una forte specializzazione delle aziende, per fare prodotti di ottima qualità in quello specifico settore, ma all'interno dell'organizzazione un'unità lavorativa non deve avere una forte specializzazione, bensì essere in grado di potersi collocare in qualsiasi parte dell'organizzazione stessa ? E' questo che Ishikawa auspica ad un'organizzazione che si vuole adoperare al fine di lavorare in qualità ? Sebbene da poco in questa realtà, devo ammettere che mi sta affascinando e molto , perdonatemi perciò eventuali stupidaggini che possono uscire dalla mia tastiera, tenete sempre presente che mi manca davvero tanto per definirmi almeno principiante. Scusate per la lunghezza del post Buone feste a tutti Raffaele[ Auf dieses Posting antworten ]
