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Nuove NTC: Accettarne l'impostazione o cercare scorciatoie?

Von: Willy (xxxxx@sistrix.com) [Profil]
Datum: 04.07.2008 18:14
Message-ID: <486e4c64$0$18158$4fafbaef@reader3.news.tin.it>
Newsgroup: it.discussioni.ingegneria.civile
Scrivo questo lungo topic dopo aver letto nel newsgroup gli interventi
di tanti partecipanti che risolvono i problemi, creati dalle nuove NTC
sulle costruzioni, bypassandoli con considerazioni quanto meno ardite.

Anch'io, affrontando per la prima volta la lettura della 3274, ho avuto
la stessa reazione; poi, dopo, approfondendo l'argomento e ricordandomi
le nozioni apprese all'università e perse per strada a causa della
pratica corrente, ho avuto un approccio meno ostile a questa massa
enorme di prescrizioni.

In realtà dietro il proliferare di prescrizioni, obblighi, divieti,
controlli si celano alcune semplici indicazioni progettuali
condivisibili: duttilità, regolarità, e corretta ideazione di una
struttura in zona sismica.

Non è molto e sarebbe anche facile progettare tale struttura se il
contesto lo permettesse (tra l'altro le norme agevolano molto il lavoro
di chi si mantiene nell'ambito delle strutture regolari).

Sembra che per far digerire questi pochi, semplici concetti di filosofia
progettuale si sia dovuto ricorrere ad una serie di strumenti coercitivi
abnorme e mi sono chiesto il perchè.

La mia risposta è semplice: per progettare correttamente una struttura
in zona sismica, così come un edificio dotato di alto comfort ambientale
ed energeticamente economico (altra disciplina dove i normatori si sono
sbizzarriti), bisogna rivedere l'impostazione progettuale architettonica
ed avere a disposizione volumi non fruibili (spessore dei tamponamenti
esterni, spessore dei solai finiti etc.)e volumi fruibili (altezza
interna dei vani etc.)tali da permettere la realizzazione dei
dettagli costruttivi necessari per una corretta progettazione.

E' su questo argomento che si incentra il problema: quasi tutti i piani
regolatori dei comuni Italiani stabiliscono limiti alle cubature
realizzabili, senza distinguere tra volumi fruibili e volumi non
fruibili. Inoltre quasi mai pongono l'impatto abitativo come mezzo di
orientamento alla progettazione urbanistica preferendo strumenti
coercitivi come gli indici di cubatura lorda, le altezze massime etc.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la prima cosa che gli
architetti imparano è la riduzione, fino all'inverosimile, dei volumi
non fruibili ma cubabili, per permettere ai committenti di avere
maggiori volumi utilizzabili e, quindi, vendibili. Nascono così i
tompagni finiti da 20-25 centimetri, i solai finiti da 20-22 centimetri,
le altezze di interpiano di 290-300 centimetri,i pianoterra a pilotis,
le pareti di scantinato da cui partono direttamente i pilastri, le scale
che si attorcigliano come quelle disegnate da Piranesi etc.

E' chiaro che questo discorso vale prevalentemente per le nuove
costruzioni in zone di espansione e che il costo di un edificio ben
progettato è superiore(ma non molto se si valutano i benefici e si hanno
a disposizioni uguali o maggiori volumi di edificato da vendere)di uno
fatto alla maniera "tradizionale". Adottando opportune modifiche
ed agevolazioni negli strumenti urbanistici credo che nessun costruttore
si lascerebbe scappare l'occasione. Anche gli utenti finali, se
capissero i vantaggi, approverebbero(oggi comprereste un'auto senza
airbag, ABS, controllo di trazione, area condizionata?).

Il lavoro di informazione/formazione/orientamento che i legislatori
dovevano compiere avrebbe dovuto essere enorme e rivolto a gran parte
della popolazione(politici locali, costruttori, acquirenti, urbanisti,
archittetti, ingegneri, geometri, periti).
Vi immaginate i comuni che mettono mano agli strumenti urbanistici per
adeguarsi alle norme?

Ed allora come al solito in Italia si trova la soluzione più semplice:
si pongono dei vincoli quasi insormintabili nelle norme, si scarica
tutto sull'anello più debole (in questo caso i progettisti
strutturali) e buonanotte al secchio.

La coscienza del legislatore è a posto e se moriranno altre persone per
crolli dovuti a terremoti l'affermazione del ministro di turno sarà:
"Ma noi abbiamo la legislazione più avanzata al mondo, le
responsabilità
vanno sicuramente ricercate a livello personale".

Dovremmo essere noi tecnici a fare questo lavoro di
formazione/informazione nei confronti del mercato ma oramai contiamo
meno di zero e dubito che qualcuno ci ascolterebbe.

Scusatemi per lo sfogo troppo lungo.
Saluti
Willy




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