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Re: segnalo qui

Von: WildEagle (wildeagle@no_spam.th) [Profil]
Datum: 10.06.2008 17:49
Message-ID: <484ea2a5$0$40159$4fafbaef@reader1.news.tin.it>
Newsgroup: it.discussioni.energie-alternative
Alcibiade wrote:

>
http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/ambiente/rifkin-idorgeno-italia/rifkin-energia/ri
fkin-energia.html

Salve a tutti.
Mi permetto di intervenire su quest'argomento avendolo anch'io letto qualche
giorno fa ed essendone rimasto molto colpito. Premetto che sarà un post
lunghetto.
Credo che in questo newsgroup quasi tutti sappiano più o meno le richieste
energetiche italiane e, forse, mondiali. I problemi connessi con la scelta
di un mix di fonti energetiche in grado di garantirci lo sviluppo e la
sopravvivenza sono stati ampiamente dibattuti e, dal mio punto di vista,
sono emerse chiare almeno tre posizioni, tra loro inconciliabili.
C'è chi vuole un ritorno al nucleare senza per niente sprecare soldi in
chimere alternative che poco possono; c'è chi vuole un mix bilanciato di
nucleare ed energie cosiddette alternative per diminuire il consumo dei
combustibili fossili e i loro problemi; c'è chi si vorrebbe buttarsi
completamente sulle fonti rinnovabili chiudendo il
capitolo "dell'accentramento della produzione" e aprendo ad un modo di
produrre "democratico" dove ognuno sceglie in base ai propri desiderata,
ovviamente escludendo l'opzione nucleare considerata il massimo
dell'accentramento della produzione e di un modo di fare "dittatoriale" in
campo energetico.
Rifkin, a quanto ho letto, fa anche lui parte del "terzo tipo" di persone.

Non spetta a me sindacare sulla bontà delle varie posizioni ma mi piacerebbe
che, insieme, si potesse discutere evitando di manipolare scorrettamente i
dati, nascondendo i principi fisici, economici e politici dei diversi modi
di produrre energia al fine di uscirne tutti più "sapienti" e con
le idee
più chiare.

Esaminando l'articolo, Rifkin dice alcune cose vere, altre palesemente
false, il tutto condito da omissioni qua e là per dare al suo discorso un
punto di arrivo che, a ben vedere, lascia di stucco.
Cominciamo da titolo dell'articolo. Rifkin viene presentato come il "guru
dell'economia all'idrogeno". Primo punto da analizzare: l'idrogeno,
ripetiamolo bene ancora una volta, non è una "fonte" di energia ma
è
un "vettore" energetico: non ci sono giacimenti di idrogeno ma lo dobbiamo
produrre a partire da altre fonti di energia. Come lo produciamo? Il metodo
più semplice è quello dell'elettrolisi in cui tramite
l'elettricità si
divide la molecola dell'acqua nei suoi componenti costituenti, l'idrogeno
appunto e l'ossigeno, cosa che Rifkin pensa di fare mediante impianti
eolici e fotovoltaici. Un altro metodo è quello di impiegare del calore per
dividere i componenti della molecola di acqua in idrogeno e ossigeno.
Calore che deve essere preso da una fonte di enegia primaria, ad esempio
mediante la combustione del carbone, del petrolio ecc... ecc...

Dall'articolo: "Vi immaginate uno scenario tipo Napoli, ma dove i rifiuti
fossero radioattivi?" è il suo inquietante memento.
Tempo fa su questo newsgroup venne affrontato anche questo problema e il
risultato netto fu che per il loro contenuto di energia ancora da estrarre
le "scorie nucleari" non sono un "rifiuto" ma sono ritrattabili in
modo da
usarle di nuovo. Non lo si fa dappertutto perché non conveniva
economicamente (perché energeticamente conviene) con il costo dell'uranio
di miniera. Di conseguenza lo Stato o l'azienda che opera con un impianto
nucleare ha tutto l'interesse di "conservare" queste scorie perché
domani
le può ritrattare e usare di nuovo. Di certo non le butterà in
discarica.
Altro problema grave, forse di più di questo dello scorie delle centrali,
è
quello delle scorie provenienti dagli ospedali e dai laboratori analisi. In
uno stato come l'Italia, in cui le centrali nucleari non ci sono più e
alcuni comuni mostrano fieri la scritta "comune denuclearizzato", i rifiuti
radioattivi degli ospedali finiscono più o meno regolarmente in discarica.
Inutile citare il recente caso di Amburgo. Inutile pure dire che fine fanno
i materiali radioattivi contenuti nell'olio combustibile e nel carbone ed
immessi in atmosfera senza alcun controllo (sui componenti radioattivi).
Siamo "denuclearizzati" e ciò basta.

Alla domanda "Superata questa crisi, in generale possiamo sentirci sicuri?"
riferita al recente guasto di Krsko, Rifkin risponde: "Il problema col
nucleare è che si tratta di un'energia con basse probabilità di
incidente,
ma ad alto rischio. Ovvero: non succede quasi mai niente di brutto, ma se
qualcosa va storto può essere una catastrofe. Come Chernobyl".

Anche qua Rifkin ci mette del suo. Dice la verità quando afferma che il
nucleare è un'energia con basse probabilità di incidente ma ad
alto
rischio. Tuttavia che in un impianto occidentale accada un'altra Chernobyl
non è statisticamente irrilevante, è proprio impossibile. Repetita
iuvant:
Chernobyl aveva una centrale con reattori RBMK fatti più per produrre
plutonio militare che energia. Era senza protezioni, il design del reattore
era stato criticato più volte, in precedenza c'erano già stati
problemi per
questioni di design pericoloso sugli stessi reattori, non c'era cupola
protettiva, non c'erano persone formate sul funzionamento della centrale,
erano state *volontariamente* esclusi i sistemi di sicurezza, cioè era
possibile *manualmente* escludere i sistemi di sicurezza cosa che non è
possibile da nessun'altra parte. Dunque un'altra Chernobyl non è possibile
in occidente. Preghiamo che le ultime RBMK vengano spente (nel blocco
Ex-URSS) e magari sostituite ma per le altre il rischio Chernobyl non c'è.

Non capisco poi il senso della successiva risposta: "Un ragionamento che non
torna se solo si guarda allo scenario globale. Oggi sono in funzione nel
mondo 439 centrali nucleari e producono circa il 5% dell'energia totale.
Nei prossimi 20 anni molte di queste centrali andranno rimpiazzate. E
nessuno dei top manager del settore energetico crede che lo saranno in una
misura maggiore della metà. Ma anche se lo fossero tutte si tratterebbe di
un risparmio del 5%. Ora, per avere un qualche impatto nel ridurre il
riscaldamento del pianeta, si dovrebbe ridurre del 20% il CO2, un risultato
che certo non può venire da qui".
Qual'è il senso di questo discorso? Siccome il nucleare aiuta per un 5%,
questo è troppo poco e quindi non ha senso investire nel nucleare per
raggiungere l'obiettivo del 20% di riduzione di CO2. Dov'è la logica?
Siccome mi servono 20 euro e ne ho 5 in mano, tanto vale che butti via
questi 5 'ché non mi servono?

La successiva risposta ha dell'incredibile:
Domanda: "Un finto argomento quindi quello del nucleare "verde"?"
Risposta: "Non in assoluto, ma relativamente alla realtà,
sì. Perché il
passaggio al nucleare avesse un impatto sull'ambiente bisognerebbe
costruire 3 centrali ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Così facendo
fornirebbe il 20% di energia totale, la soglia critica che comincia a fare
una differenza. C'è qualcuno sano di mente che pensa che si potrebbe
procedere a questo ritmo? La Cina ha ordinato 44 nuove centrali nei
prossimi 40 anni per raddoppiare la sua potenza produttiva. Ma si avvia ad
essere il principale consumatore di energia...".

Fatemi capire, visto che da solo non ci riesco. Per ottenere il risultato
dobbiamo realizzare 3 centrali ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni.
Orbene fanno: [(60*365)/30]*3!90 centrali da, presumo la taglia standard,
1000 MW. Dovremo quindi costruire 2190*1000MW!90GW di nucleare per
riuscire a rientrare nei obblighi del 20% di CO2
Lui ci lascia con l'interrogativo retorico: "C'è qualcuno sano di mente
che
pensa di..." e lui come "pensa di.."? Con il solare fotovoltaico e
l'eolico? 2190GW di nucleare, ormai su questo newsgroup è risaputo, fanno
qualcosa come 8000GW di eolico e fotovoltaico installati... 8000GW, cioè
8000000 MW alias 8000000000 kW. Chi moltiplica questo numero per il costo
al kW del fotovoltaico e dell'eolico in mix? Io non lo faccio. Ma
soprattutto ci sono tutti gli elementi rari per drogare il silicio delle
celle? L'uranio finisce e questi?
Rifkin ci dice quanto dobbiamo fare per raggiungere il 20% di riduzione di
CO2, ma ci dice come farlo? Con l'autoproduzione. Sul pianeta siamo 6
miliardi di persone. Facciamo diviso 4 per ottenere il numero di "famiglie
equivalenti" ed otteniamo 1500000000 famiglie equivalenti. Ogni famiglia
deve produrre 8e9/1.5e9=5.33 kW di potenza installata per "famiglia
equivalente" per un totale di 80e9 m2 di pannelli alias 80000 km2
Ripeto la domanda retorica di prima: C'è qualcuno sano di mente che pensa
di..."

Andiamo poi con una bella omissione: "Stando agli studi dell'agenzia
internazionale per l'energia atomica l'uranio comincerà a scarseggiare dal
2025-2035. [...] Si potrebbe puntare sul plutonio. Ma con quello è
più
facile costruire bombe."

Il torio, abbondante sulla Terra nemmeno si cita. Degli fbr manco a
parlarne. Si parla del plutonio che è pericoloso e con cui si possono fare
le bombe, ma dimentica che il plutonio fa parte delle "scorie" ed in
effetti viene in parte usato nelle centrali esistenti.

Colpiamo il nucleare per colpirne tutti: "Siamo arrivati così all'ultima
considerazione. Qual è?
"Che non c'è abbastanza acqua nel mondo per gestire impianti nucleari.
Temo
che non sia noto a tutti che circa il 40% dell'acqua potabile francese
serve a raffreddare i reattori. L'estate di cinque anni fa, quando molti
anziani morirono per il caldo, uno dei danni collaterali che passarono
sotto silenzio fu che scarseggiò l'acqua per raffreddare gli impianti. Come
conseguenza fu ridotta l'erogazione di energia elettrica. E morirono ancora
più anziani per mancanza di aria condizionata".

Allora in questo passo esemplare ci viene detto che una centrale nucleare ha
bisogno di acqua. Di raffreddamento aggiungo io. E non lo prevede qualche
legge sulla sicurezza o altra trattandosi di una centrale nucleare. Lo
prevede il II principio della Termodinamica. Devo restituire all'ambiente
parte dell'energia termica in ingresso quando converto quest'ultima in
meccanica (e poi in elettrica). Il problema non è se la centrale è
nucleare
o meno. Il problema è che la natura impone di cedere all'ambiente parte
dell'energia termica in ingresso. Possiamo anche cambiare modo di farlo, ad
esempio con le torri di raffreddamento ad aria. Tutte le centrali a ciclo
Rankine o Hirn hanno lo scambiatore di calore dopo la turbina, proprio per
cedere calore all'ambiente. Che sia nucleare non cambia nulla.
Il voler attribuire, poi, alle centrali nucleari la morte degli anziani per
mancanza di aria condizionata ha dell'assurdo oltre che fazioso ed errato
attribuire la mancanza di elettricità al nucleare. Anzi, questa è
un
ulteriore prova che abbiamo bisogno di energia come dell'aria che
respiriamo.

Ed infine la perla:
In che senso? C'è un'energia di destra e una di sinistra?
"Direi modelli energetici élitari e altri democratici. Il nucleare
è
centralizzato, dall'alto in basso, appartiene al XX secolo, all'epoca del
carbone. Servono grossi investimenti iniziali e altrettanti di tipo
geopolitico per difenderlo".
E il modello democratico, invece?
"È quello che io chiamo la "terza rivoluzione industriale". Un
sistema
distribuito, dal basso verso l'alto, in cui ognuno si produce la propria
energia rinnovabile e la scambia con gli altri attraverso "reti
intelligenti" come oggi produce e condivide l'informazione, tramite
internet".

Ecco. Io non sapevo che esistesse una energia di destra e di sinistra né
elìtaria né democratica. Io so che l'energia va prodotta con il
modo
migliore e senza sprechi e senza ideologie. Volere buttare in politica
anche qualcosa di specificatamente tecnico la vedo come concedere al
paziente la scelta non se operarsi o meno (sacrosanta) ma su quale bisturi
deve usare il chirurgo.
Se il petrolio non lo si vuole, il carbone neppure, il nucleare manco a
parlarne, l'eolico no perché deturpa il paesaggio, il geotermico no
perché
fa avvenire terremoti, l'idroelettrico no perché è pericoloso e
fa venire i
terremoti anche lui, l'unica soluzione al problema è una ed unica: non uso
l'energia. Si dovrebbe essere coerenti. Attenzione che questa scelta non è
limitata solo a quella elettrica. Auto, mezzi pubblici, acqua potabile (se
non si ha il pozzo proprio scavato con le proprie mani), concimi,
attrezzi... fate a meno di tutto questo. E mettete in conto anche i Paese
del terzo mondo che di energia pure hanno bisogno, acqua potabile e tutto
il resto.

Inoltre che si fa per l'instabilità in rete? Un sistema in cui oltre il 20%
dell'energia viene immessa in rete in forma intermittente manda in blocco
la rete. Rifacendo il paragone con internet che fa Rifkin è come quando
cade un server DNS. Tutti quanti cominciano a fare richieste a quelli
rimanente ma se le richieste eccedono la capacità di risposta di questi
ultimi avviene il blocco anche di quelli "sani". Che succede quando senza
preavviso le pale eoliche di una regione si bloccano perché arriva
la "calma dopo la tempesta"? Che la rete deve sopperire ma se non ce la fa
si ha il black-out. La soglia di manovra è al 20% più o meno.
Oltre
diventano sempre più probabili i black-out.
Energia democratica... o anarchica? ;-)

Ciao
WildEagle




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