Uso di funghi psicoattivi nella preistoria italiana
Von: AmanitaMuscaria (burzum8814@gmail.com) [Profil]
Datum: 24.01.2008 18:06
Message-ID: <44ea8336-b417-4070-93c2-54419e8685c3@d4g2000prg.googlegroups.com>
Newsgroup: it.discussioni.droghe
Datum: 24.01.2008 18:06
Message-ID: <44ea8336-b417-4070-93c2-54419e8685c3@d4g2000prg.googlegroups.com>
Newsgroup: it.discussioni.droghe
attraverso una casuale ricerca su google sono giunto a conoscenza dell'esistenza di alcuni ritrovamenti archeologici che sembrano indicare un possibile uso di funghi psicoattivi nel neolitico italiano... riporto gli esiti di questa mia ricerca: Nel lago di Bracciano, in località "La Marmotta", è stato scoperto uno tra i più antichi villaggi neolitici dell'Europa Occidentale. Fra i reperti, risalenti ad oltre 7000 anni fa, figurano numerosi esemplari del fungo Daedaleopsis tricolor; la sua presenza, abbondante in alcuni luoghi sacri e nella casa dello sciamano del villaggio, hanno fatto pensare ad un uso particolare della specie fungina. L'estratto acquoso di D. tricolor contiene infatti composti in grado di produrre delle modificazioni significative di parametri fisiologici e comportamentali. Più specificatamente, l'assunzione del fungo sembra provocare una riduzione dell'attività locomotoria e la comparsa di stereotipie legate principalmente agli aspetti comportamentali, ma anche alterazioni del tono muscolare e presenza di tremori legati all'aspetto neurologico, e ancora alterazioni di parametri quali la piloerezione, la temperatura corporea, il ritmo respiratorio, legati invece all'aspetto autonomico. Altro importante reperto antropologico scoperto in Italia, e sempre risalente al Neolitico, è la mummia del Similaun (nota anche come Ötzi). Fra il suo equipaggiamento figurano alcuni esemplari di Fomes fomentarius, un fungo utilizzato sin dai tempi antichi per alimentare il fuoco, ma che in Alaska è noto anche per le sue proprietà narcotiche, se fumato o inalato in combinazione col tabacco. Il medesimo fungo era inoltre utilizzato come polvere da fiuto presso gli Ostiachi della Siberia, una popolazione già nota dai resoconti etnografici dei secoli scorsi per l'impiego dell'Amanita Muscaria come inebriante. Tale elemento, unitamente al ritrovamento sul corpo della mummia di certi tatuaggi che si vorrebbero di simbologia magica, ha dato il via all'idea che questo nostro antico progenitore fosse uno sciamano. La congettura verrebbe confermata anche dal tipo di arco in legno di tasso trovato addosso alla mummia: il suo raggio d'azione poteva coprire solo 30 metri, considerati insufficienti per colpire un animale di montagna. Ne deriverebbe che l'arco era legato ad un qualche rituale magico come quello di combattere gli spiriti maligni. Fonti: - Effetti psicotropi di Deadeleopsis tricolor, Ester Speroni, Annarosa Bernicchia e Vittorio Gemelli (in 3° Convegno Internazionale di Micotossicologia, 6 -7 Dicembre 2004 Reggio Emilia) - Funghi allucinogeni italiani, Giorgio Samorini (in Atti 2° Convegno Nazionale Avvelenamenti da Funghi, Rovereto 3-4 aprile 1992, Annali Museo Civico Rovereto, Suppl. vol. 8: 125-149, 1993) - Altoadige-suedtirol.it[ Auf dieses Posting antworten ]
