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Re: UNA SOLUZIONE ALL'ATTUALE SISTEMA NEFASTO DELL'AGRICOLTURA

Von: rex (rexgian@libero.it) [Profil]
Datum: 03.04.2008 09:10
Message-ID: <84Z223Z1Z240Y1207206678X31358@usenet.libero.it>
Followup-to: it.discussioni.agricoltura
Newsgroup: it.discussioni.agricoltura
Il 02 Apr 2008, 19:37, Piero Elmi <pieroelmi@gmail.it> ha scritto:
> LA DESTRA - FIAMMA TRICOLORE
> UNA SOLUZIONE ALL'ATTUALE SISTEMA NEFASTO DELL'AGRICOLTURA
>
> Vicenza, 2 aprile 2008
>
> L'agricoltura rappresenta per l'Italia una delle maggiori risorse,
> principalmente dal punto di vista della qualità che unitamente al
> clima mediterraneo trova un favorevole ambiente
> ma la situazione e
> disastrosa.
> Ad esempio il mercato dei cereali è monopolizzato e ovviamente i suoi
> prezzi sono incredibilmente bassi. Altri invece come il grano, oggi
> costa circa dai 0,20 /kg ai 0,30 /Kg (nel dopo guerra era da 70 a
> 300£/kg). Questo favorisce i grandi produttori di pasta (aziende
> multinazionali) che, come nel petrolio, ne determinano i prezzi.
> Anche la produzione cosiddetta Biologica non ha nessun vantaggio
> economico in quanto nonostante si possa applicare un 15% in più, il
> prezzo sgrava sui costi di coltivazione biologica nonché sul peso,
più
> asciutto rispetto al "gonfiato", pertanto il prezzo diminuisce
> nonostante esista la qualità con assenza di pesticidi e OGM.
> Per le sementi invece mi chiedo come non ci possa essere diritto di
> scambio di semi e piante fra agricoltori?
> Perché gli agricoltori a causa della legislazione che lo proibisce
> devono scambiarsi tra di loro illegalmente le varietà del loro
> territorio (ecotipo) o della loro tradizione, es. varietà di piselli,
> fagioli, grano, mais ("Maranello", "Biancoperla" ecc..), erba
medica
> riconosciuta in tutta Europa e non solo, come la migliore (ad esempio
> la varieta migliore o "ecotipo autoctono", è la "nostra"
erba medica
> denominata "Leonicena" dalla quale deriva la varietà "La
Rocca"
> riconosciuta, anche dalle multinazionali, come la progenitrice di
> tutte le varietà sintetiche di erbe mediche esistenti), le piante da
> frutto classiche e le viti, quelle che loro stessi si tramandano e
> sanno autoriprodursi, quelle che a volte fanno a meno dei pesticidi e
> resistono meglio alle avverse condizioni ambientali?
> La regolamentazione del movimento dei semi che si applica in Italia,
> la stessa per tutte le nazioni europee, mette praticamente fuorilegge
> ogni seme non iscritto ai registri delle varietà ammesse alla vendita
> istituiti fin dal 1970. Ma con il passare degli anni dalla istituzione
> di questi registri, le leggi sono gradualmente diventate più
> restrittive al punto da non permettere nemmeno lo scambio gratuito di
> semi fra produttori.
> Il Decreto del Presidente della Repubblica n. 322 del 9 maggio 2001
> rende in effetti impossibile ogni cessione o movimento di semi non
> registrati; mentre il trattato UPOV91 intacca il diritto di risemina
> dell'agricoltore, ovvero il privilegio che l'azienda agricola ha di
> riseminare traendo seme da una parte dei propri raccolti. D'altra
> parte, con l'introduzione in coltivazione delle varietà OGM si apre il
> rischio della impollinazione spontanea da parte di queste sulle
> varietà contadine che a quel punto, ibridandosi con le varietà ogm
che
> sono brevettate, diventerebbero automaticamente di proprietà della
> ditta sementiera che detiene il brevetto e quindi i loro semi non
> potrebbero essere più riseminati.
> Intanto, le varietà di pubblico dominio, ovvero quelle che sono frutto
> di selezioni fatte più di trentacinque anni fa e che non pagano
> royalties a nessuno perché sono patrimonio collettivo in quanto
> antiche varietà, ecotipi o popolazioni, vanno gradualmente a perdersi,
> cancellate dai registri italiani ed europei e sono destinate alla
> probabile estinzione e a essere completamente sostituite da ibridi F1,
> i cui semi non si possono riseminare se non penalizzando fortemente la
> possibilità di raccolto. Oggi, oltre il 90% delle sementi delle
> varietà commerciali di cetrioli, cocomeri, pomodori, melanzane,
> zucchine, meloni, peperoni, mais ecc.. sono ibridi e meno del 3% sono
> le varietà più vecchie di trentacinque anni, eliminando così
il "ciclo
> corto": qua produco e qua consumo.
> In alcune nazioni europee si è riconosciuta l'esistenza e la
> possibilità di vendita di alcune varietà storiche, recependo una
parte
> della direttiva CEE su cui si fonda il già citato DPR 322/2001,
> tuttavia è stata proibita la vendita dei prodotti di quelle varietà e
> sono state destinate al solo uso personale. Inoltre si è chiesto una
> tassa annuale di registrazione che penalizza i piccoli produttori e
> distributori di sementi. In Italia non è stata fatta neppure questa
> applicazione, esponendo il nostro ricco patrimonio storico varietale
> di semi alla biopirateria e alla copiatura.
> Inoltre le varietà moderne, sia ortive sia agrarie, sono
> commercializzate con l'unico scopo di favorire una agricoltura
> industriale e la grande distribuzione organizzata. Gli ortaggi devono
> essere capaci di superare raccolte meccaniche, imballaggi
> meccanizzati, lunghi viaggi refrigerati.
> Devono avere una maturazione uniforme per favorire la raccolta
> simultanea, dipendono dalla chimica sia per le concimazioni sia per i
> trattamenti fitosanitari. Devono avere un bell'aspetto ma spesso
> mancano di un buon sapore. Non sono certo adatti per gli orti
> familiari e per la vendita diretta di prodotti in fattoria.
> Purtroppo questo avanzare di varietà sempre più tecnologiche sembra
> inarrestabile, ma ciò non ha nulla a che vedere con la possibilità di
> far circolare ancora, e con una certa libertà, le varietà locali e
> tradizionali. Perchè autorizzare OGM e ibridi e allo stesso tempo
> ostacolare in tutti i modi la libera circolazione di semi non
> registrati?
> Dobbiamo intuire che la volontà del legislatore sia quella di
> eliminare ogni possibile alternativa all'industria della genetica
> alimentare e alle sue sementi?
> Un ritorno alla biodiversità rurale nei campi invece è auspicabile,
> non solo per un recupero di sapori e aromi di cui le modernità sono
> povere, ma anche di colori e forme che rendono piacevole mangiare e
> per favorire il movimento del cibo locale, ovvero della vendita
> diretta di prodotti di fattoria.
> L'assurdo è invece che anche un semplice seme di pomodoro tradizionale
> e contadino, solo perché non registrato, diventa un seme proibito. La
> iscrizione nei registri di una varietà è una pratica amministrativa
> lunga e costosa, inaccessibile agli agricoltori, una via impraticabile
> per le varietà contadine (Banca dei Geni).
> Il "nostro" Istituto di Genetica di Lonigo "Nazzareno
Strampelli" deve
> mantenere in purezza le sopraccitate varietà, promuovendone la
> riproduzione e l'uso nel nostro territorio e ambiente.
> Va sicuramente riconosciuto in questo settore l'azione di Vandana
> Shiva, attualmente considerata la teorica più significativa
> dell'ecologia sociale ed è una dei leader dell'International Forum on
> Globalization, un movimento per proteggere la diversità e l'integrità
> delle risorse viventi, specialmente dei semi autoctoni (native seeds)
> in via di estinzione a causa della diffusione delle coltivazioni
> industriali.
> È quindi urgente togliere queste regolamentazioni e lasciare piena
> libertà di scambio e diffusione gratuita delle varietà storiche
> italiane:
> " per preservare la biodiversità rurale
> " per una agricoltura ricca e variegata
> " per il diritto alla alimentazione libera e sana
> " per riconoscere il valore della nostra civiltà contadina
> " per un guadagno equo
> " per favorire il "ciclo corto" anche per la produzione dei
> sementi.
> Propongo l'applicazione della direttiva CEE (98/95) finora disattesa
> dai governi e la creazione di una lista nazionale che raccolga le
> varietà locali, ecotipi o popolazioni, dei territori;
> " l'iscrizione libera e gratuita su questa lista per le varietà
> di coloro che conservano, selezionano e diffondono questa biodiversità
> facendo operare molto di più Istituti come il "Strampelli" di
Lonigo.
> " che i criteri di iscrizione siano adattati alle particolarità
> di queste varietà locali, spesso non uniformi o stabili come quelle
> selezionate;
> " uno spazio di libertà totale per scambi liberi di piante e
> sementi contadine (in quantità corrispondenti ai bisogni di una
> piccola fattoria), nel rispetto delle precauzioni fitosanitarie
> essenziali.
> Propongo altresì l'obbligo di acquisto dei prodotti agricoli locali in
> misura del 40% per tutti i commercianti e venditori, con la
> possibilità di scambio diretto purché sottoposto a regolare
controllo.
> Regolamentazione nell'utilizzo di pesticidi per tutte le colture.
> Promuovere feste locali per la vendita diretta dei prodotti locali con
> l'aumento non superiore al rapporto di 1 a 2 con il prezzo di
> produzione. Si pensi che oggi il rapporto adottato dalle grosse
> aziende commerciali può superare anche l'1 a 5.
>
> Piero Puschiavo

Alcuni punti del presente "scritto" sono già stati riportati, in altra
sede,
nel web:

- vedi l'argomento, tra i tanti di carattere economico, "NUOVE IDEE PER
L'ECONOMIA", nel blog

http://blog.libero.it/RAGPIRASANTONIO/

e http://blog.libero.it/pirasantonioor/

--------------------------------
Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/

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