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UNA SOLUZIONE ALL'ATTUALE SISTEMA NEFASTO DELL'AGRICOLTURA

Von: Piero Elmi (pieroelmi@gmail.it) [Profil]
Datum: 02.04.2008 19:37
Message-ID: <p0h7v3dpv5uetuus3npckith6mmvg1c8oc@4ax.com>
Newsgroup: it.discussioni.agricoltura
LA DESTRA - FIAMMA TRICOLORE
UNA SOLUZIONE ALL'ATTUALE SISTEMA NEFASTO DELL'AGRICOLTURA

Vicenza, 2 aprile 2008

L'agricoltura rappresenta per l'Italia una delle maggiori risorse,
principalmente dal punto di vista della qualità che unitamente al
clima mediterraneo trova un favorevole ambiente… ma la situazione e
disastrosa.
Ad esempio il mercato dei cereali è monopolizzato e ovviamente i suoi
prezzi sono incredibilmente bassi. Altri invece come il grano, oggi
costa circa dai 0,20 €/kg ai 0,30 €/Kg (nel dopo guerra era da 70 a
300£/kg). Questo favorisce i grandi produttori di pasta (aziende
multinazionali) che, come nel petrolio, ne determinano i prezzi.
Anche la produzione cosiddetta Biologica non ha nessun vantaggio
economico in quanto nonostante si possa applicare un 15% in più, il
prezzo sgrava sui costi di coltivazione biologica nonché sul peso, più
asciutto rispetto al "gonfiato", pertanto il prezzo diminuisce
nonostante esista la qualità con assenza di pesticidi e OGM.
Per le sementi invece mi chiedo come non ci possa essere diritto di
scambio di semi e piante fra agricoltori?
Perché gli agricoltori a causa della legislazione che lo proibisce
devono scambiarsi tra di loro illegalmente le varietà del loro
territorio (ecotipo) o della loro tradizione, es. varietà di piselli,
fagioli, grano, mais ("Maranello", "Biancoperla" ecc..), erba medica
riconosciuta in tutta Europa e non solo, come la migliore (ad esempio
la varieta migliore o "ecotipo autoctono", è la "nostra" erba
medica
denominata "Leonicena" dalla quale deriva la varietà "La Rocca"
riconosciuta, anche dalle multinazionali, come la progenitrice di
tutte le varietà sintetiche di erbe mediche esistenti), le piante da
frutto classiche e le viti, quelle che loro stessi si tramandano e
sanno autoriprodursi, quelle che a volte fanno a meno dei pesticidi e
resistono meglio alle avverse condizioni ambientali?
La regolamentazione del movimento dei semi che si applica in Italia,
la stessa per tutte le nazioni europee, mette praticamente fuorilegge
ogni seme non iscritto ai registri delle varietà ammesse alla vendita
istituiti fin dal 1970. Ma con il passare degli anni dalla istituzione
di questi registri, le leggi sono gradualmente diventate più
restrittive al punto da non permettere nemmeno lo scambio gratuito di
semi fra produttori.
Il Decreto del Presidente della Repubblica n. 322 del 9 maggio 2001
rende in effetti impossibile ogni cessione o movimento di semi non
registrati; mentre il trattato UPOV91 intacca il diritto di risemina
dell'agricoltore, ovvero il privilegio che l'azienda agricola ha di
riseminare traendo seme da una parte dei propri raccolti. D'altra
parte, con l'introduzione in coltivazione delle varietà OGM si apre il
rischio della impollinazione spontanea da parte di queste sulle
varietà contadine che a quel punto, ibridandosi con le varietà ogm che
sono brevettate, diventerebbero automaticamente di proprietà della
ditta sementiera che detiene il brevetto e quindi i loro semi non
potrebbero essere più riseminati.
Intanto, le varietà di pubblico dominio, ovvero quelle che sono frutto
di selezioni fatte più di trentacinque anni fa e che non pagano
royalties a nessuno perché sono patrimonio collettivo in quanto
antiche varietà, ecotipi o popolazioni, vanno gradualmente a perdersi,
cancellate dai registri italiani ed europei e sono destinate alla
probabile estinzione e a essere completamente sostituite da ibridi F1,
i cui semi non si possono riseminare se non penalizzando fortemente la
possibilità di raccolto. Oggi, oltre il 90% delle sementi delle
varietà commerciali di cetrioli, cocomeri, pomodori, melanzane,
zucchine, meloni, peperoni, mais ecc.. sono ibridi e meno del 3% sono
le varietà più vecchie di trentacinque anni, eliminando così il
"ciclo
corto": qua produco e qua consumo.
In alcune nazioni europee si è riconosciuta l'esistenza e la
possibilità di vendita di alcune varietà storiche, recependo una parte
della direttiva CEE su cui si fonda il già citato DPR 322/2001,
tuttavia è stata proibita la vendita dei prodotti di quelle varietà e
sono state destinate al solo uso personale. Inoltre si è chiesto una
tassa annuale di registrazione che penalizza i piccoli produttori e
distributori di sementi. In Italia non è stata fatta neppure questa
applicazione, esponendo il nostro ricco patrimonio storico varietale
di semi alla biopirateria e alla copiatura.
Inoltre le varietà moderne, sia ortive sia agrarie, sono
commercializzate con l'unico scopo di favorire una agricoltura
industriale e la grande distribuzione organizzata. Gli ortaggi devono
essere capaci di superare raccolte meccaniche, imballaggi
meccanizzati, lunghi viaggi refrigerati.
Devono avere una maturazione uniforme per favorire la raccolta
simultanea, dipendono dalla chimica sia per le concimazioni sia per i
trattamenti fitosanitari. Devono avere un bell'aspetto ma spesso
mancano di un buon sapore. Non sono certo adatti per gli orti
familiari e per la vendita diretta di prodotti in fattoria.
Purtroppo questo avanzare di varietà sempre più tecnologiche sembra
inarrestabile, ma ciò non ha nulla a che vedere con la possibilità di
far circolare ancora, e con una certa libertà, le varietà locali e
tradizionali. Perchè autorizzare OGM e ibridi e allo stesso tempo
ostacolare in tutti i modi la libera circolazione di semi non
registrati?
Dobbiamo intuire che la volontà del legislatore sia quella di
eliminare ogni possibile alternativa all'industria della genetica
alimentare e alle sue sementi?
Un ritorno alla biodiversità rurale nei campi invece è auspicabile,
non solo per un recupero di sapori e aromi di cui le modernità sono
povere, ma anche di colori e forme che rendono piacevole mangiare e
per favorire il movimento del cibo locale, ovvero della vendita
diretta di prodotti di fattoria.
L'assurdo è invece che anche un semplice seme di pomodoro tradizionale
e contadino, solo perché non registrato, diventa un seme proibito. La
iscrizione nei registri di una varietà è una pratica amministrativa
lunga e costosa, inaccessibile agli agricoltori, una via impraticabile
per le varietà contadine (Banca dei Geni).
Il "nostro" Istituto di Genetica di Lonigo "Nazzareno Strampelli" deve
mantenere in purezza le sopraccitate varietà, promuovendone la
riproduzione e l'uso nel nostro territorio e ambiente.
Va sicuramente riconosciuto in questo settore l'azione di Vandana
Shiva, attualmente considerata la teorica più significativa
dell'ecologia sociale ed è una dei leader dell'International Forum on
Globalization, un movimento per proteggere la diversità e l'integrità
delle risorse viventi, specialmente dei semi autoctoni (native seeds)
in via di estinzione a causa della diffusione delle coltivazioni
industriali.
È quindi urgente togliere queste regolamentazioni e lasciare piena
libertà di scambio e diffusione gratuita delle varietà storiche
italiane:
"	per preservare la biodiversità rurale
"	per una agricoltura ricca e variegata
"	per il diritto alla alimentazione libera e sana
"	per riconoscere il valore della nostra civiltà contadina
"	per un guadagno equo
"	per favorire il "ciclo corto" anche per la produzione dei
sementi.
Propongo l'applicazione della direttiva CEE (98/95) finora disattesa
dai governi e la creazione di una lista nazionale che raccolga le
varietà locali, ecotipi o popolazioni, dei territori;
"	l'iscrizione libera e gratuita su questa lista per le varietà
di coloro che conservano, selezionano e diffondono questa biodiversità
facendo operare molto di più Istituti come il "Strampelli" di Lonigo.
"	che i criteri di iscrizione siano adattati alle particolarità
di queste varietà locali, spesso non uniformi o stabili come quelle
selezionate;
"	uno spazio di libertà totale per scambi liberi di piante e
sementi contadine (in quantità corrispondenti ai bisogni di una
piccola fattoria), nel rispetto delle precauzioni fitosanitarie
essenziali.
Propongo altresì l'obbligo di acquisto dei prodotti agricoli locali in
misura del 40% per tutti i commercianti e venditori, con la
possibilità di scambio diretto purché sottoposto a regolare controllo.
Regolamentazione nell'utilizzo di pesticidi per tutte le colture.
Promuovere feste locali per la vendita diretta dei prodotti locali con
l'aumento non superiore al rapporto di 1 a 2 con il prezzo di
produzione. Si pensi che oggi il rapporto adottato dalle grosse
aziende commerciali può superare anche l'1 a 5.

Piero Puschiavo
Coordinatore Regionale del Veneto
Fiamma Tricolore

Candidato alla Camera dei Deputati nella Circoscrizione Veneto 1
e Candiato Consigliere al Comune di Vicenza
per La Destra - Fiamma Tricolore


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