Crociate III°
Von: giacomo (thespas@fastwebnet.it) [Profil]
Datum: 01.08.2008 18:36
Message-ID: <kYGkk.10199$0N.3716@tornado.fastwebnet.it>
Newsgroup: it.cultura.storia.moderato
Datum: 01.08.2008 18:36
Message-ID: <kYGkk.10199$0N.3716@tornado.fastwebnet.it>
Newsgroup: it.cultura.storia.moderato
dopo qualche giorno di relax e (più o meno vacanze) ecco il terso repost da
ICS sul tema delle crociate...... approfitto del tempo passsato dal mio
ultimo post su ICSM per ribadire alcune cose:
1- mi interessa giungere alla prima crociata e sto delinenado, prendendolo
mooolto dalla lontana le cause che determinano il fenomeno crociata e che ne
rendono possibile la realizzazionbe nel XI sec dc
2 - la mia impostazione generale è quella di un agnostico precisazione qui
importante visto che da oggi e per i porssimi post dovrò affr4ontare
l'argomento relligione e guerra... nlla di quanto detto nasce dal desiderio
di preferire una religione ad un'altra :-)
ecco il repost:
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Nel mio post di ieri avevo affrontato la prima espansione islamica (VII-VIII
aC) ed avevo affernato che, tra le altre cose. nel periodo dei califfi
rashidun e umayyadi si fissvano le regole fondamentali del diritto bellico
islamico. Due immediate precisazioni.:
a) tratterò ora solo il rapporto tra l'Islam e la guerra non perchè la
Cristianitas ne sia stata essente, ma per non mescolare troppo le cose e
soprattutto perchè la codificazione reale del diritto bellico nel mondo
cristiano si sviluppa in un altro momento. In un prossimo post tratterà
anche il rapporto tra Cristianesimo e guerra
b) i paralleli con eventuali fenomeni contemporanei possono anche essere
corretti, ma non sono oggetto di questi miei post
Il sistema bellico prima di Maometto era in Arabia un sistema tribale,
basato più su scorrerie (ghazwa), vendette e faide. L'etica guerriera era
un'etica tradizionale (nel senso che veniva tramandata attraverso
tradizioni, usi e non norme scritte) basata sulla fedeltà tribale, la
"azabiya", e il coraggio individuale dei campioni, i "mubarizun", e
l'obiettivo delle operazioni militari era di impadronirsi dei beni delle
tribù avversarie, saccheggiare oasi o carovane, limtando al massimo lo
spargimento di sangue. L'uccisione di qualche nemico poteva infatti
trasformare queste scorrierie in vere e proprie guerre e faide intertribali
("harb" e "qital"). Fin qui nulla di nuovo sotto il sole. basta
leggere le
imprese di Cu Chulainn, l'eroe irlandese, o il Mabinogion per trovare le
stesse cose. razzie, esaltazione del furto di animali etc. La novità
rappresentata da Maometto sta nella sua
duplice natura, di capo religioso e tribale. Come avevo accennato nel post
di ieri infatti, nell'"anno delle delegazioni" risulta evidente che, dalle
comunità arabe, gli islamici erano visti come una nuova tribù e Maometto il
capo della stessa con cui si veniva a creare il legame di fedeltà. A lui
quindi toccava la guida della sua "tribù" come toccava ad ogni altro
leader.
ma era al tempo stesso un profeta che rivelava la volotà di Allah, e tale
volontà andava codificata. Attraverso di lui si saldano così le figure di
capo spirituale e capo tribale e le regole di condotta di quella grande
tribù che diverrà la umma (la comunità islamica) sono inevitabilemnet
di
origine profetica e temporale al tempo stesso.
L'attività bellica di Maometto (almeno 26 scontri di cui 9 con sua
partecipazione diretta) si mosse tutta nella tradizione preislamica.tanto
che le prime biografie di Maometto vengono dette "maghazi" (plurale di
ghazwa. razzia. un po' come se Plutarco invece di scrivere Le Vite Parallele
avesse intitolato la sua opera "Razzie parellele"), distinte dalle sariyya,
le scorrerie cui non prese parte.
Il problema nasce con i primi confronti oltre in confini dell'Arabia, cui
forse il profeta non pensava neppure. Le armate arabe conosciute da Maometto
erano infatti formate da pochi beduini, considerati poco affidabili, e
costituite soprattutto di fanti provenienti dalle oasi e dagli insediamenti,
dalle tribù arabe sedentarie quindi. La cavalleria era poco conosciuta,
soprattutto visto l'alto costo del cavallo nell'arabia centrale, e gli
stessi regni arabi del nord, ad es i Lahkmidi, preferivano sfruttare la più
cara ma affidabile "asawira", la cavalleria professionale sasanide, pittosto
che le truppe cammellate beduine. I discendenti di una di queste formazioni
sasanidi si fermò in Arabia del sud, nello Yemen, e furono la prima forza di
cavalleria degli islamici durante le guerre della riddah.
Di fronte all'impero persiamo e a quello bizantino, gli islamici dovettero
cambiare il loro modo di fare la guerra, trasformando le proprie armate da
veloci razziatori a truppe professionali, in un processo che vede il suo
punto di arrivo nella riforma di Murwan II, calliffo umayyade, ma
soprattutto, oltre alle trasformazioni tattiche e strategiche in gran parte
mutuate dall'esperienza persiana (i persiani sottomessi ofrrirono molti
generali e know-how bellico ai primi califfi) e da trattati militari
bizantini studiati con cura, durante il VII e VIII scolo vennero codificate
le regole di condotta durante la guerra. Quelle che, per usare la
terminologia attuale, definiremmo jus ad bellum (il diritto a fare la
guerra, quando si può e uando non si può) e jus in bello (il comportamento
da tenere durante il conflitto), nell'Islam si chiama "siyar", e si colloca
in mezzo a due grandi pilastri, le Scilla e Carriddi di ogni sistema
bellico: la guerra e la pace. In particolare questi due estremi sono fissati
nel Corano, il testo sacro dell'Islam:
sura 9,29 "Combattete in coloro che non credono in Dio e nel Giorno
Estremo, e che non ritengono illecito ciò che Dio e il suo Messaggero hanno
dichiarato illecito, o coloro fra quelli cui fu data la Scrittura che non si
attengono alla Verità. Combatteteli finchè non paghino il tributo uono per
uno, umiliati"
sura 8,61: "Ma se essi preferiscobno la pace, preferiscila, e confida in
Dio, che è in verità l'ascoltatore sapiente"
ed è formato principalmente da diversi passi del Corano e alcuni hadith (le
raccolte di detti e comportamenti) variamente interpretati..E qui cominciano
i problemi.
Come ben sappiamo il Corano è, secondo gli islamici, dettato direttamente
dall'arcangelo Gabriele in un periodo che va dal 609 al 632.. ma non secondo
una visione logico espositiva.. quanto a brani (sempre "imperscrutabili"
queste volontà divine). E giusto per complicare le cose "Allah volle" che
l'avventura profetica di Maometto seguisse principalmente due periodi molto
diversi.il primo, quello della prima fase della predicazione meccana, il
secondo, quello del periodo medinese. Nel primo periodo la comunità islamica
era minoritaria, cercava una pacifica convivenza con l'elite meccana, ed è
contrassegnato da sure estremamemnte tolleranti (una per tutte: 2;272 " non
sei tu che devi guidarli (qui si rivolge a Maometto); Dio guida chi vuole".
Divenuto capo di una comunità, quella medinese, il tono cambia, come visto
nella sura 9, o nella sura 2, 216 "Vi è prescritta la guerra, anche se
ciò
può spiacervi, infatti può darsi che vi spiaccia qualcosa che invece
è un
bene per voi, e può darsi che vi piaccia qualcosa che è invece un male per
voi, ma Dio sa e voi non sapete". Questa doppia visione dovette comunque
essere ben presente allo stesso Maometto se di se stesso diceva: "io sono il
Profeta della clemenza, il sono il Profeta del massacro" (Ibn Taimiyya).
Nella fase espansiva del VII-VIII dc le lacune e le contraddizioni della
legge coranica crearono un grosso problema alla comunità islamica e in
particolare ai giudici chiamati ad applicarla, i "qadi" che spesso erano
convertiti da poco o provenivano da famiglie di origine persiana o siriana e
che avevano quindi alle spalle secoli di conoscenze giuridiche estrane al
Corano. Il proliferare di fuqaha" (i giuristi), l'inmpiego anche
spregiudicato di hadith di dubbia provenienza proesguì fino al XI cd con la
proclamanzione del "taqlid", ossia la chiusura delle interpretazioni, che da
allora potrà basarsi solo su una delle quattro scuole di dottrina codificate
(Malikita, Hanbalita, Shafi'ita, Hanafita)
"Io sarei un po' stanchino" (Forrest Gump), quindi immagino che voi siate
già andati a leggere qualche cosa d'altro. Oggi mi fermo qui.
La prossima puntata riguarderà quello che dice la "siyar"
ciao
Giacomo
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"Ite! Transitate lo cavalcone in fila longobarda"
http://www.youtube.com/watch?v=s5dajVc3KF8
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