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Iran e ricadute geostrategiche del revisionismo

Von: Artamano (artamano88@katamail.com) [Profil]
Datum: 05.07.2008 18:08
Message-ID: <X%Mbk.21427$Ca.14868@twister2.libero.it>
Newsgroup: it.cultura.storiafree.it.politica.destra free.it.politica









1)
Robert FAURISSON
5 giugno 2008





Ricadute geostrategiche del revisionismo: la lezione iraniana



La crisi energetica suscita inquietudine. Tuttavia l'Iran, che possiede
enormi riserve di petrolio e di gas, aspira a sfruttarle al meglio, col
nostro aiuto, e a vendercene il prodotto; il che avrebbe come conseguenza il
sensibile calo del prezzo mondiale della benzina, del gasolio, della nafta e
del gas. Non poche nazioni occhieggiano questa cuccagna iraniana, e
sarebbero disposte a rispondere favorevolmente alle offerte di Teheran. Ma
gli Stati Uniti hanno decretato il boicottaggio dell'Iran e, fino ad ora, si
è generalmente obbedito al gendarme del mondo. Il Presidente Mahmoud
Ahmadinejad ha un bel moltiplicare le offerte di servizi, ma si vede
trattato come un criminale. Viene rifiutata la sua richiesta di
collaborazione che consentirebbe di equipaggiare a nuovo la sua industria di
trivellazione, produzione e trasformazione. Egli giunge perfino a proporre
ai paesi che utilizzano la moneta unica europea di pagare in euro e non più
in dollari, ma non se ne fa nulla. Gli si voltano le spalle. Lo si minaccia.
Anche il Papa rifiuta di riceverlo. In numerosi paesi del mondo le sue
ambasciate ed il suo personale diplomatico sono privati di contatti con le
autorità locali e le rappresentanze straniere; la loro condizione è
diventata quella degli appestati. Ci si può chiedere da dove venga un
comportamento così radicale nei confronti degli Iraniani, e perché la
comunità internazionale agisca, così apertamente, in modo contrario al
proprio interesse economico.



Si invocano generalmente tre motivi per questa politica di boicottaggio e di
aperta ostilità: 1) il Presidente iraniano cercherebbe di dotare il proprio
paese dell'arma nucleare; 2) vorrebbe sterminare gli ebrei che sono in
Israele; 3) considera un mito lo sterminio degli ebrei in Europa durante la
seconda guerra mondiale. I due primi motivi hanno ben poco senso; soltanto
il terzo è serio e, in virtù di ciò, anche istruttivo.



In risposta al primo motivo, è opportuno osservare che, se gli accusatori di
Ahmadinejad possedessero la benché minima prova circa il tentativo iraniano
di dotarsi dell'arma nucleare, essi l'avrebbero da tempo sbattuta in faccia
al mondo intero. Ora, fino a questo momento, non hanno fornito alcuna prova
reale e, ad ogni modo, se l'Iran disponesse di una bomba atomica, non
potrebbe lanciarla in una zona geografica che è popolata tanto da
Palestinesi, come da ebrei. La sua bomba ucciderebbe o mutilerebbe
indistintamente entrambe queste popolazioni.



Il secondo motivo si basa sull'assurda manipolazione di un testo. Ad
Ahmadinejad è stata e viene tuttora ascritta una dichiarazione incendiaria,
secondo la quale lo Stato ebraico sarebbe da "cancellare dalla carta
geografica", il che significherebbe lo sterminio degli ebrei che sono in
Israele. In realtà egli ha semplicemente ripetuto nel 2005 una dichiarazione
che era stata fatta nel 1979 dall'Ayatollah Khomeini, secondo il quale "il
regime [in persiano: "rezhime"] che occupa Al Qods [Gerusalemme]"
verrà un
giorno "cancellato dagli annali del tempo". Ahmadinejad si è preso la
briga
di chiarire la formula precisando che, se tutti gli abitanti della terra
palestinese, musulmani, ebrei o cristiani, avessero un giorno il diritto di
votare liberamente e di optare per un regime di loro scelta, il regime
sionista scomparirebbe dalla Palestina come, ad esempio, il regime comunista
è scomparso dalla Russia. I media del mondo occidentale non hanno, nel loro
insieme, riportato né l'esatta formulazione, né la spiegazione.



Il terzo motivo è quello vero: se il Presidente iraniano a questo punto fa
paura, ciò è à causa del suo revisionismo. Egli ha impugnato l'unica
arma
che inquieta profondamente lo Stato ebraico e il suo alleato, gli Stati
Uniti. Egli possiede ciò che io ho chiamato l'arma atomica del povero. Con
le scoperte del revisionismo storico egli è in possesso, infatti, di uno
"strumento di distruzione di massa" che non ucciderebbe nessuno, ma che
potrebbe neutralizzare l'arma politica numero uno dello Stato israeliano: la
Grande Menzogna delle pretese camere a gas naziste e del preteso genocidio
degli ebrei d'Europa. Allevati nella religione de "l'Olocausto", i popoli
dell'America del Nord e dell'Europa credono generalmente a questa Grande
Menzogna e considerano Ahmadinejad un eretico. Essi non osano quindi
difendere una politica di riavvicinamento a quest'ultimo, e chiedere un'abolizione
del boicottaggio dell'Iran, unica occasione di veder diminuire la propria
spesa energetica. Probabilmente, i dirigenti di alcuni di questi popoli
auspicano un'intesa con l'Iran, ma indietreggiano di fronte alla prospettiva
di venire trattati come complici del nuovo Satana, del "negatore", del
"negazionista" che "uccide un'altra volta gli ebrei negando la loro
morte".



La notizia della conferenza internazionale di Teheran su "l'Olocausto"
(11-12 Dicembre 2006) è rimbombata come un colpo di ammonimento. Per nulla
riservata ai revisionisti, questa conferenza era aperta a tutti. Il
confronto era permesso ed ha avuto luogo. La sconfita degli antirevisionisti
è stata spettacolare. Così il Presidente Ahmadinejad, già ampiamente
informato sull'argomento revisionista, ha potuto affermare che "l'Olocausto"
era un mito. Bush, Blair, Chirac, che nulla sanno di revisionismo, gli hanno
risposto lanciando alte grida. In quanto agli Israeliani, essi conoscono l'impotenza
degli autori ebrei nel replicare sul piano scientifico agli argomenti
revisionisti; essi non sostengono la loro Grande Menzogna che tramite le
false testimonianze alla Elie Wiesel o con le sbruffonate cinematografiche
alla Claude Lanzmann, quando non con il romanzo, il teatro o la messa in
scena museografica nello stile, a Gerusalemme, dello Yad Vashem, oppure, a
Washington, dell'Holocaust Memorial Museum; hanno anche colto al volo l'occasione
per preparare alla Knesset una legge che permetta allo Stato d'Israele di
esigere la consegna ai propri tribunali di ogni revisionista, ovunque egli
si trovi nel mondo! Quando non si hanno prove, si usa il bastone!



I sionisti ed i loro amici si allarmano sempre di più, per la diffusione
mondiale del revisionismo tramite Internet. Essi moltiplicano i tentativi,
cinici o mascherati, per rinforzarne la censura ma, almeno fino ad oggi, non
sono ancora giunti ai loro scopi. Ovunque nel mondo la repressione del
revisionismo si aggrava, ma in pura perdita, almeno per ora. La propaganda
olocaustica e lo Shoah business si fanno sempre più assordanti, ma ormai
tendono ad irritare, oppure tediano.



Il revisionismo è stato per lungo tempo un'avventura intellettuale, vissuta
da un certo numero di universitari, di ricercatori e di personaggi diversi
pronti a sacrificare la loro vita o la loro tranquillità per la difesa della
verità storica e della giustizia. Oggi il revisionismo diventa, sul piano
internazionale, un evidente pomo della discordia; viene rivendicato dagli
uni e violentemente denunciato dagli altri ed è presente perfino in alcuni
antagonismi politici od economici. Viene chiamato a giocare un ruolo non
trascurabile nella crisi senza fine del Vicino e Medio Oriente, nonché nella
crisi energetica attuale. Per i potenti esso costituirà una minaccia, e per
gli altri una possibile via d'uscita. Ad ogni buon conto, è decisamente
finito il tempo in cui si poteva trattare il revisionismo con disprezzo, o
semplicemente ignorarlo.



-----





Un estratto della conferenza stampa tenuta a Roma dal Presidente
Ahmadinejad, il 3 giugno 2008





Durante il suo recente passaggio a Roma, il 3 giugno scorso, il Presidente
Ahmadinejad ha tenuto una conferenza stampa dinnanzi a quattro giornalisti,
fra cui Tiziana Ferrario (RAI). Io non sono venuto a conoscenza di questo
incontro che parecchi giorni dopo aver redatto il mio articolo del 5 giugno.
La registrazione non è stata radiodiffusa e non si può ascoltarla sul sito
Internet della RAI; tuttavia se ne troverà una trascrizione (dichiarata
integrale ma, di fatto, approssimativa) alla data del 4 giugno 2008, presso:

http://www.tg1articolo.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,,1067150%5E1078765,00.html



Quanto alla registrazione stessa (le domande vengono poste in italiano e le
risposte sono date in persiano con una traduzione simultanea in italiano), è
possibile scaricarla da: http://www.mediafire.com/?4lzfmynghgv



Non riporto qui che un breve estratto di questa conferenza stampa. I
frammenti che, per un revisionista, mi sembrano i più meritevoli d'attenzione
sono in grassetto. Si noterà l'immagine, molto azzeccata, de "la scatola
nera dell'Olocausto", una scatola che è vietato aprire. Per parte mia,
aggiungerei che questa scatola racchiude una nera menzogna storica con i
suoi deliri, le sue invenzioni macabre, il suo pattume e soprattutto il suo
odio, nello stile d'Ilya Ehrenbourg, d'Elie Wiesel o di Simon Wiesenthal,
ispirato dai troppo reali orrori di una guerra mondiale piena di strepiti e
furore.



[.]




La domanda è: qual è la filosofia che ha portato all'istituzione di questo
regime [sionista]? Forse le vicende della seconda guerra mondiale potrebbero
rappresentare la filosofia e il motivo della creazione di questo regime così
crudele e così rude? 60 milioni di persone hanno perso la vita durante la
seconda guerra mondiale in Europa [sic]. Per quale motivo soltanto una parte
di questi morti vengono sempre ricordati? Per quale motivo gli Europei
devono continuare per 60 anni a pagare dei danni ad un piccolo, esiguo
gruppo? Danni politici e danni economici?



La generazione che vive oggi in Italia o in Germania che ruolo ha avuto
nelle vicende della seconda guerra mondiale?



Oggi sembra che in Europa non si possa parlare più dell'olocausto. Mi auguro
che alcuni governi in Europa riescano a liberarsi dei sionisti per
permettere a far aprire la scatola nera dell'olocausto*.



Ci sono molte domande senza risposta. Allora, ammettiamo, prendiamo il caso
che sia successo qualcosa: dov'è successo? È successo in Palestina, o in
altrove? Chi ha compiuto i crimini? I palestinesi o qualcun altro? Per quale
motivo devono essere i Palestinesi a pagare il prezzo?



È stato detto che gli ebrei erano senza patria e che si doveva dare a loro
una patria. Per quale motivo doveva essere la terra di Palestina? Se
accettiamo il ragionamento sulle radici storiche di questa [inaudibile],
allora dobbiamo sconvolgere tutte le attuali linee di frontiere nel mondo.



Che cos'è che rende il regime sionista immune dalle questioni come il
diritto dell'uomo, la libertà e i diritti civili? Quello che compie questo
regime è un motivo di umiliazione per l'intera umanità. Per quale motivo
alcuni governi in Europa devono dare un sostegno assoluto al regime
sionista? In base a quale missione affidatagli? Queste sono delle domande
serie.



Allora forse è arrivato il tempo che in Europa i pensatori e uomini di
cultura e di pensiero riescano, cerchino di dare una risposta. Forse sapete
che in Germania, in un parco, hanno istituito un simbolo dell'olocausto;
portando ragazzi innocenti, innocenti tedeschi a visitare questo monumento,
dicendo a loro: ecco che cosa., il crimine commesso dai vostri padri e voi
dovete sentirvi mortificati e pagare il prezzo del crimine che hanno
commesso vostri padri. Ma qual è il paese che si comporta così con i propri
figli? Ma i governi non dovrebbero forse parlare alle generazioni nuove
degli onori e delle cose belle che hanno conquistato?



E se poniamo l'ipotesi che l'olocausto ci sia stato: parliamo [là] di una
parte dei 60 milioni di persone morte durante la seconda guerra mondiale. E
dove sono gli altri morti? Ma nessuno parla forse di loro? E nessuno parla
di pagare un prezzo? E nessuna umiliazione agli popoli europei per gli altri
uccisi? E nessun governo pensa di pagare qualcosa per il danno? Per quale
motivo tutte le verità devono essere sacrificate sull'altare del regime
sionista?



Milioni di persone che [rimangono] senza patria, centinaia di migliaia di
uccisi, minaccia per tutti i paesi medio orientali, e [questo regime] non si
sente vincolato a nessuna legge. Si può muovere avanti il mondo con questo
doppio standard, forse? Io penso di no.



Allora, pensiamo che la letteratura del dopo seconda guerra mondiale sia
arrivata alla fine. E la missione che è stata affidata al regime sionista
sia arrivata alla fine. E ci sarà allora un'implosione. E questo lo dico con
la cognizione. Perché è una cosa che sanno bene anche loro, ci sarà
una
implosione. Noi parliamo, poniamo una soluzione umana: svolgere un
referendum tra tutti i Palestinesi per decidere il proprio destino. Per
quale motivo si è contro [parola mancante]? Questo è una soluzione
democratica e non capiamo perché non [venga accettata]. È una soluzione per
esseri umani.



--------------------------------------------------------------------------------

* Qui la traduttrice simultanea, sbagliando, dice: ". scatola nera del
sionismo", mentre la trascrizione della RAI cita correttamente il
Presidente: ". scatola nera dell'olocausto" - nota del traduttore.









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2)

Robert FAURISSON
3 luglio 2008



Gas chambers or gas stations?

(Camere a gas o pompe di benzina?)?

Il modo migliore per attenuare la crisi petrolifera sarebbe di intendersi
con l'Iran, che possiede enorme riserve, non ancora sfruttate, di petrolio e
gas. E il modo più sicuro per aggravare questa crisi sarebbe quello di
attaccare militarmente questo paese, che non mancherebbe allora di bloccare
lo stretto di Ormuz, impedendo così a ogni petroliera di circolare nella
regione.


Ma l'America e i suoi amici hanno deciso di boicottare l'Iran del presidente
Ahmadinejad. Di conseguenza, noi dobbiamo pagare la benzina a caro prezzo,
questa benzina che in anglo-americano si chiama "gasoline" oppure
"gas".



Agli occhi dei dirigenti americani e dei loro amici, il crimine maggiore del
presidente iraniano, descritto come un nuovo Hitler, è d'aver detto e
ripetuto che "l'Olocausto" degli ebrei è un "mito".



Tale crimine, Ahmadinejad l'ha recentemente aggravato durante una conferenza
stampa che ha tenuto a Roma il 3 giugno 2008. Alludendo ai cercatori
revisionisti, egli ha formulato l'auspicio che gli intellettuali europei
possano infine, senza più rischiare il carcere, aprire liberamente quella
che, così giustamente, chiama "la scatola nera dell'Olocausto". Per
l'America
e i suoi amici, il presidente iraniano, comportandosi in tal modo, si
conferma decisamente come un pericoloso revisionista; e a questo titolo,
mette più che mai in pericolo la religione, l'industria e il commercio de
"l'Olocausto",
questo "Olocausto" che è anche l'arma politica numero 1 dello Stato
d'Israele,
così caro ai cuori dei dirigenti occidentali.



Ai cittadini europei rimarrà la scelta fra la pompa di benzina (una cosa
concreta) e la camera a gas (delle vuote parole, un'intossicazione).
Ahmadinejad è pronto a venderci petrolio e gas; propone anche agli Europei
che le transazioni si facciano in euro e non più in dollari. L'America, dal
canto suo, insiste affinché l'intossicazione olocaustica continui ad avere
corso forzato nel mondo intero. Essa ha estradato in Germania i revisionisti
Ernst Zündel e Germar Rudolf, che marciscono attualmente nella
"Guantánamo"
di Mannheim. Da parte loro, i dirigenti europei, in un solo afflato,
chiedono la mobilitazione generale tanto contro l'Iran che contro il
revisionismo: "Holocaust first!" ("Olocausto innanzi tutto!"). I nuovi
crociati vogliono fare de "l'Olocausto" una nuova religione universale. Il
loro emblema non è più una croce con un suppliziato nudo ma un misterioso
mattatoio con una folla di suppliziati nudi.



Anche i cittadini americani dovranno scegliere: "Gas Chambers or Gas
stations? Make up your mind!" ("Camere a gas o pompe di benzina? Decidete
voi!").

Il revisionismo storico è essenzialmente un'avventura intellettuale. Ma
capita che, con queste ricadute geostrategiche inattese, stia assumendo
delle dimensioni politiche perfino sul piano internazionale.

Per maggiori dettagli sull'argomento, cfr. R. Faurisson, "Ricadute
geostrategiche del revisionismo: la lezione iraniana" (5 giunio 2008, 4
pagine).

In Le Monde, in data del 3 luglio, Corine Lesnes ha pubblicato una "Lettera
dagli Stati-Uniti" dove afferma: "Per due terzi degli Americani, il prezzo
dei carburanti è diventato il principale motivo di preoccupazione, ben più
dell'Iraq o del sistema sanitario. Gli automobilisti di tutte le classe sono
coinvolti. Non si vede più un telegiornale che non abbia un reportage in una
stazione di servizio" (p. 30). La giornalista cita alcune sorprendenti
modifiche già accadute nella vita americana a causa della crisi dei
carburanti. Secondo lei, l'America consumerebbe il quarto del petrolio
mondiale.





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??


1)
Robert
FAURISSON
5 giugno 2008





Ricadute geostrategiche del revisionismo: la lezione iraniana



La crisi energetica suscita inquietudine. Tuttavia l'Iran, che
possiede enormi riserve di petrolio e di gas, aspira a sfruttarle al
meglio, col nostro aiuto, e a vendercene il prodotto; il che avrebbe
come conseguenza il sensibile calo del prezzo mondiale della benzina,
del gasolio, della nafta e del gas. Non poche nazioni occhieggiano
questa cuccagna iraniana, e sarebbero disposte a rispondere
favorevolmente alle offerte di Teheran. Ma gli Stati Uniti hanno
decretato il boicottaggio dell'Iran e, fino ad ora, si è
generalmente obbedito al gendarme del mondo. Il Presidente Mahmoud
Ahmadinejad ha un bel moltiplicare le offerte di servizi, ma si vede
trattato come un criminale. Viene rifiutata la sua richiesta di
collaborazione che consentirebbe di equipaggiare a nuovo la sua
industria di trivellazione, produzione e trasformazione. Egli giunge
perfino a proporre ai paesi che utilizzano la moneta unica europea di
pagare in euro e non più in dollari, ma non se ne fa nulla. Gli si
voltano le spalle. Lo si minaccia. Anche il Papa rifiuta di
riceverlo. In numerosi paesi del mondo le sue ambasciate ed il suo
personale diplomatico sono privati di contatti con le autorità locali
e le rappresentanze straniere; la loro condizione è diventata quella
degli appestati. Ci si può chiedere da dove venga un comportamento
così radicale nei confronti degli Iraniani, e perché la comunità
internazionale agisca, così apertamente, in modo contrario al proprio
interesse economico.



Si invocano generalmente tre motivi per questa politica di
boicottaggio e di aperta ostilità: 1) il Presidente iraniano
cercherebbe di dotare il proprio paese dell'arma nucleare; 2)
vorrebbe sterminare gli ebrei che sono in Israele; 3) considera un
mito lo sterminio degli ebrei in Europa durante la seconda guerra
mondiale. I due primi motivi hanno ben poco senso; soltanto il terzo
è serio e, in virtù di ciò, anche istruttivo.



In risposta al primo motivo, è opportuno osservare che, se gli
accusatori di Ahmadinejad possedessero la benché minima prova circa
il tentativo iraniano di dotarsi dell'arma nucleare, essi
l'avrebbero da tempo sbattuta in faccia al mondo intero. Ora, fino a
questo momento, non hanno fornito alcuna prova reale e, ad ogni modo,
se l'Iran disponesse di una bomba atomica, non potrebbe lanciarla in
una zona geografica che è popolata tanto da Palestinesi, come da
ebrei. La sua bomba ucciderebbe o mutilerebbe indistintamente
entrambe queste popolazioni.



Il secondo motivo si basa sull'assurda manipolazione di un testo. Ad
Ahmadinejad è stata e viene tuttora ascritta una dichiarazione
incendiaria, secondo la quale lo Stato ebraico sarebbe da
"cancellare dalla carta geografica", il che significherebbe lo
sterminio degli ebrei che sono in Israele. In realtà egli ha
semplicemente ripetuto nel 2005 una dichiarazione che era stata fatta
nel 1979 dall'Ayatollah Khomeini, secondo il quale "il regime [in
persiano: "rezhime"] che occupa Al Qods [Gerusalemme]" verrà un
giorno "cancellato dagli annali del tempo". Ahmadinejad si è
preso la briga di chiarire la formula precisando che, se tutti gli
abitanti della terra palestinese, musulmani, ebrei o cristiani,
avessero un giorno il diritto di votare liberamente e di optare per
un regime di loro scelta, il regime sionista scomparirebbe dalla
Palestina come, ad esempio, il regime comunista è scomparso dalla
Russia. I media del mondo occidentale non hanno, nel loro insieme,
riportato né l'esatta formulazione, né la spiegazione.



Il terzo motivo è quello vero: se il Presidente iraniano a questo
punto fa paura, ciò è à causa del suo revisionismo. Egli ha
impugnato l'unica arma che inquieta profondamente lo Stato ebraico e
il suo alleato, gli Stati Uniti. Egli possiede ciò che io ho chiamato
l'arma atomica del povero. Con le scoperte del revisionismo storico
egli è in possesso, infatti, di uno "strumento di distruzione di
massa" che non ucciderebbe nessuno, ma che potrebbe neutralizzare
l'arma politica numero uno dello Stato israeliano: la Grande
Menzogna delle pretese camere a gas naziste e del preteso genocidio
degli ebrei d'Europa. Allevati nella religione de
"l'Olocausto", i popoli dell'America del Nord e dell'Europa
credono generalmente a questa Grande Menzogna e considerano
Ahmadinejad un eretico. Essi non osano quindi difendere una politica
di riavvicinamento a quest'ultimo, e chiedere un'abolizione del
boicottaggio dell'Iran, unica occasione di veder diminuire la
propria spesa energetica. Probabilmente, i dirigenti di alcuni di
questi popoli auspicano un'intesa con l'Iran, ma indietreggiano di
fronte alla prospettiva di venire trattati come complici del nuovo
Satana, del "negatore", del "negazionista" che "uccide
un'altra volta gli ebrei negando la loro morte".



La notizia della conferenza internazionale di Teheran su
"l'Olocausto" (11-12 Dicembre 2006) è rimbombata come un colpo
di ammonimento. Per nulla riservata ai revisionisti, questa
conferenza era aperta a tutti. Il confronto era permesso ed ha avuto
luogo. La sconfita degli antirevisionisti è stata spettacolare. Così
il Presidente Ahmadinejad, già ampiamente informato sull'argomento
revisionista, ha potuto affermare che "l'Olocausto" era un mito.
Bush, Blair, Chirac, che nulla sanno di revisionismo, gli hanno
risposto lanciando alte grida. In quanto agli Israeliani, essi
conoscono l'impotenza degli autori ebrei nel replicare sul piano
scientifico agli argomenti revisionisti; essi non sostengono la loro
Grande Menzogna che tramite le false testimonianze alla Elie Wiesel o
con le sbruffonate cinematografiche alla Claude Lanzmann, quando non
con il romanzo, il teatro o la messa in scena museografica nello
stile, a Gerusalemme, dello Yad Vashem, oppure, a Washington,
dell'Holocaust Memorial Museum; hanno anche colto al volo
l'occasione per preparare alla Knesset una legge che permetta allo
Stato d'Israele di esigere la consegna ai propri tribunali di ogni
revisionista, ovunque egli si trovi nel mondo! Quando non si hanno
prove, si usa il bastone!



I sionisti ed i loro amici si allarmano sempre di più, per la
diffusione mondiale del revisionismo tramite Internet. Essi
moltiplicano i tentativi, cinici o mascherati, per rinforzarne la
censura ma, almeno fino ad oggi, non sono ancora giunti ai loro
scopi. Ovunque nel mondo la repressione del revisionismo si aggrava,
ma in pura perdita, almeno per ora. La propaganda olocaustica e lo
Shoah business si fanno sempre più assordanti, ma ormai tendono ad
irritare, oppure tediano.



Il revisionismo è stato per lungo tempo un'avventura intellettuale,
vissuta da un certo numero di universitari, di ricercatori e di
personaggi diversi pronti a sacrificare la loro vita o la loro
tranquillità per la difesa della verità storica e della giustizia.
Oggi il revisionismo diventa, sul piano internazionale, un evidente
pomo della discordia; viene rivendicato dagli uni e violentemente
denunciato dagli altri ed è presente perfino in alcuni antagonismi
politici od economici. Viene chiamato a giocare un ruolo non
trascurabile nella crisi senza fine del Vicino e Medio Oriente,
nonché nella crisi energetica attuale. Per i potenti esso costituirà
una minaccia, e per gli altri una possibile via d'uscita. Ad ogni
buon conto, è decisamente finito il tempo in cui si poteva trattare
il revisionismo con disprezzo, o semplicemente ignorarlo.



-----





Un estratto della conferenza stampa tenuta a Roma dal Presidente
Ahmadinejad, il 3 giugno 2008





Durante il suo recente passaggio a Roma, il 3 giugno scorso, il
Presidente Ahmadinejad ha tenuto una conferenza stampa dinnanzi a
quattro giornalisti, fra cui Tiziana Ferrario (RAI). Io non sono
venuto a conoscenza di questo incontro che parecchi giorni dopo aver
redatto il mio articolo del 5 giugno. La registrazione non è stata
radiodiffusa e non si può ascoltarla sul sito Internet della RAI;
tuttavia se ne troverà una trascrizione (dichiarata integrale ma, di
fatto, approssimativa) alla data del 4 giugno 2008, presso:

http://www.tg1articolo.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,,1067150%
5E1078765,00.html



Quanto alla registrazione stessa (le domande vengono poste in
italiano e le risposte sono date in persiano con una traduzione
simultanea in italiano), è possibile scaricarla da: http://
www.mediafire.com/?4lzfmynghgv



Non riporto qui che un breve estratto di questa conferenza stampa. I
frammenti che, per un revisionista, mi sembrano i più meritevoli
d'attenzione sono in grassetto. Si noterà l'immagine, molto
azzeccata, de "la scatola nera dell'Olocausto", una scatola che
è vietato aprire. Per parte mia, aggiungerei che questa scatola
racchiude una nera menzogna storica con i suoi deliri, le sue
invenzioni macabre, il suo pattume e soprattutto il suo odio, nello
stile d'Ilya Ehrenbourg, d'Elie Wiesel o di Simon Wiesenthal,
ispirato dai troppo reali orrori di una guerra mondiale piena di
strepiti e furore.



[.]




La domanda è: qual è la filosofia che ha portato all'istituzione
di questo regime [sionista]? Forse le vicende della seconda guerra
mondiale potrebbero rappresentare la filosofia e il motivo della
creazione di questo regime così crudele e così rude? 60 milioni di
persone hanno perso la vita durante la seconda guerra mondiale in
Europa [sic]. Per quale motivo soltanto una parte di questi morti
vengono sempre ricordati? Per quale motivo gli Europei devono
continuare per 60 anni a pagare dei danni ad un piccolo, esiguo
gruppo? Danni politici e danni economici?



La generazione che vive oggi in Italia o in Germania che ruolo ha
avuto nelle vicende della seconda guerra mondiale?



Oggi sembra che in Europa non si possa parlare più dell'olocausto. Mi
auguro che alcuni governi in Europa riescano a liberarsi dei sionisti
per permettere a far aprire la scatola nera dell'olocausto*.



Ci sono molte domande senza risposta. Allora, ammettiamo, prendiamo
il caso che sia successo qualcosa: dov'è successo? È successo in
Palestina, o in altrove? Chi ha compiuto i crimini? I palestinesi o
qualcun altro? Per quale motivo devono essere i Palestinesi a pagare
il prezzo?



È stato detto che gli ebrei erano senza patria e che si doveva dare a
loro una patria. Per quale motivo doveva essere la terra di
Palestina? Se accettiamo il ragionamento sulle radici storiche di
questa [inaudibile], allora dobbiamo sconvolgere tutte le attuali
linee di frontiere nel mondo.



Che cos'è che rende il regime sionista immune dalle questioni come
il diritto dell'uomo, la libertà e i diritti civili? Quello che
compie questo regime è un motivo di umiliazione per l'intera
umanità. Per quale motivo alcuni governi in Europa devono dare un
sostegno assoluto al regime sionista? In base a quale missione
affidatagli? Queste sono delle domande serie.



Allora forse è arrivato il tempo che in Europa i pensatori e uomini
di cultura e di pensiero riescano, cerchino di dare una risposta.
Forse sapete che in Germania, in un parco, hanno istituito un simbolo
dell'olocausto; portando ragazzi innocenti, innocenti tedeschi a
visitare questo monumento, dicendo a loro: ecco che cosa., il
crimine commesso dai vostri padri e voi dovete sentirvi mortificati e
pagare il prezzo del crimine che hanno commesso vostri padri. Ma qual
è il paese che si comporta così con i propri figli? Ma i governi non
dovrebbero forse parlare alle generazioni nuove degli onori e delle
cose belle che hanno conquistato?



E se poniamo l'ipotesi che l'olocausto ci sia stato: parliamo [là]
di una parte dei 60 milioni di persone morte durante la seconda
guerra mondiale. E dove sono gli altri morti? Ma nessuno parla forse
di loro? E nessuno parla di pagare un prezzo? E nessuna umiliazione
agli popoli europei per gli altri uccisi? E nessun governo pensa di
pagare qualcosa per il danno? Per quale motivo tutte le verità devono
essere sacrificate sull'altare del regime sionista?



Milioni di persone che [rimangono] senza patria, centinaia di
migliaia di uccisi, minaccia per tutti i paesi medio orientali, e
[questo regime] non si sente vincolato a nessuna legge. Si può
muovere avanti il mondo con questo doppio standard, forse? Io penso
di no.



Allora, pensiamo che la letteratura del dopo seconda guerra mondiale
sia arrivata alla fine. E la missione che è stata affidata al regime
sionista sia arrivata alla fine. E ci sarà allora un'implosione. E
questo lo dico con la cognizione. Perché è una cosa che sanno bene
anche loro, ci sarà una implosione. Noi parliamo, poniamo una
soluzione umana: svolgere un referendum tra tutti i Palestinesi per
decidere il proprio destino. Per quale motivo si è contro [parola
mancante]? Questo è una soluzione democratica e non capiamo perché
non [venga accettata]. È una soluzione per esseri umani.


* Qui la traduttrice simultanea, sbagliando, dice: ". scatola nera
del sionismo", mentre la trascrizione della RAI cita correttamente
il Presidente: ". scatola nera dell'olocausto" - nota del
traduttore.






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2)

Robert
FAURISSON
3 luglio 2008



Gas chambers or gas stations?

(Camere a gas o pompe di benzina?)


Il modo migliore per attenuare la crisi petrolifera sarebbe di
intendersi con l'Iran, che possiede enorme riserve, non ancora
sfruttate, di petrolio e gas. E il modo più sicuro per aggravare
questa crisi sarebbe quello di attaccare militarmente questo paese,
che non mancherebbe allora di bloccare lo stretto di Ormuz, impedendo
così a ogni petroliera di circolare nella regione.


Ma l'America e i suoi amici hanno deciso di boicottare l'Iran del
presidente Ahmadinejad. Di conseguenza, noi dobbiamo pagare la
benzina a caro prezzo, questa benzina che in anglo-americano si
chiama "gasoline" oppure "gas".



Agli occhi dei dirigenti americani e dei loro amici, il crimine
maggiore del presidente iraniano, descritto come un nuovo Hitler, è
d'aver detto e ripetuto che "l'Olocausto" degli ebrei è un
"mito".



Tale crimine, Ahmadinejad l'ha recentemente aggravato durante una
conferenza stampa che ha tenuto a Roma il 3 giugno 2008. Alludendo ai
cercatori revisionisti, egli ha formulato l'auspicio che gli
intellettuali europei possano infine, senza più rischiare il carcere,
aprire liberamente quella che, così giustamente, chiama "la scatola
nera dell'Olocausto". Per l'America e i suoi amici, il
presidente iraniano, comportandosi in tal modo, si conferma
decisamente come un pericoloso revisionista; e a questo titolo, mette
più che mai in pericolo la religione, l'industria e il commercio
de "l'Olocausto", questo "Olocausto" che è anche l'arma
politica numero 1 dello Stato d'Israele, così caro ai cuori dei
dirigenti occidentali.



Ai cittadini europei rimarrà la scelta fra la pompa di benzina (una
cosa concreta) e la camera a gas (delle vuote parole,
un'intossicazione). Ahmadinejad è pronto a venderci petrolio e gas;
propone anche agli Europei che le transazioni si facciano in euro e
non più in dollari. L'America, dal canto suo, insiste affinché
l'intossicazione olocaustica continui ad avere corso forzato nel
mondo intero. Essa ha estradato in Germania i revisionisti Ernst
Zündel e Germar Rudolf, che marciscono attualmente nella
"Guantánamo" di Mannheim. Da parte loro, i dirigenti europei, in
un solo afflato, chiedono la mobilitazione generale tanto contro
l'Iran che contro il revisionismo: "Holocaust
first!" ("Olocausto innanzi tutto!"). I nuovi crociati vogliono
fare de "l'Olocausto" una nuova religione universale. Il loro
emblema non è più una croce con un suppliziato nudo ma un misterioso
mattatoio con una folla di suppliziati nudi.



Anche i cittadini americani dovranno scegliere: "Gas Chambers or Gas
stations? Make up your mind!" ("Camere a gas o pompe di benzina?
Decidete voi!").

Il revisionismo storico è essenzialmente un'avventura
intellettuale. Ma capita che, con queste ricadute geostrategiche
inattese, stia assumendo delle dimensioni politiche perfino sul piano
internazionale.

Per maggiori dettagli sull'argomento, cfr. R. Faurisson, "Ricadute
geostrategiche del revisionismo: la lezione iraniana" (5 giunio
2008, 4 pagine).

In Le Monde, in data del 3 luglio, Corine Lesnes ha pubblicato una
"Lettera dagli Stati-Uniti" dove afferma: "Per due terzi degli
Americani, il prezzo dei carburanti è diventato il principale motivo
di preoccupazione, ben più dell'Iraq o del sistema sanitario. Gli
automobilisti di tutte le classe sono coinvolti. Non si vede più un
telegiornale che non abbia un reportage in una stazione di
servizio" (p. 30). La giornalista cita alcune sorprendenti modifiche
già accadute nella vita americana a causa della crisi dei carburanti.
Secondo lei, l'America consumerebbe il quarto del petrolio mondiale.





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