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Giù le mani da via Tasso

Von: Pomero (terzolle@tin.it) [Profil]
Datum: 03.07.2008 14:12
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Newsgroup: it.cultura.storia
Giù le mani da via Tasso

Matilde Giovenale ,
Giù le mani da via Tasso     La crociata di Brunetta contro gli sprechi
rischia di cancellare lo storico museo della Resistenza. Nel decreto legge
112 approvato il 25 giugno, precisamente all'articolo 26, si afferma infatti
la volontà di sopprimere gli enti pubblici non economici con una dotazione
organica inferiore alle 50 unità. Il centrosinistra si oppone e l'esecutivo
tenta di tranquillizzare sul futuro dell'istituto

[img]http://www.aprileonline.info/userFiles/image/via_tasso.jpg[/img]

E' stridente il contrasto tra l'esterno dell'edificio, così sobrio, quasi
anonimo, e ciò che esso accoglie al suo interno; tra una facciata normale,
banale, da palazzo qualunque di una qualunque strada romana, e quello che
dietro di essa si è consumato, oggi custodito come memoria storica. Via
Tasso 145 è un indirizzo che richiama alla mente altri numeri e altre
strade, ben più tragici. Per esempio 1943-1944, ovvero i nove mesi di "Roma
città aperta", oppure via delle Fosse Ardeatine o Forte Bravetta. E' proprio
qui, da questo edificio trasformato in fortino della Gestapo di Herbert
Kappler, durante la fase dell'occupazione nazista, che partirono tra i tanti
anche Don Pietro Pappagallo e Carlo Zaccagnini per essere trucidati nel
massacro del 24 marzo. E' qui che furono rinchiusi Bruno Buozzi e Giuliano
Vassali. E' qui che si consumarono torture e prigionia di partigiani, ebrei,
dissidenti, militari, uomini e donne civili, allo scopo di far tradire loro
il patto di fedeltà giurato contro il nemico nazista, di rivelare un
indirizzo, un nascondiglio, un nome che mettesse la Gestapo sulle tracce di
coloro resistevano alla presenza tedesca. Tutto questo, trasformato in museo
dove ogni anno si recano in visita 15mila persone, in maggioranza studenti,
rischia di essere cancellato, azzerato, reso superfluo dal governo.

Nel decreto legge 112 approvato il 25 giugno, precisamente all'articolo 26,
si afferma infatti la volontà di sopprimere gli enti pubblici non economici
con una dotazione organica inferiore alle 50 unità. Una decisione che
rientra nella crociata lanciata dal ministro della P.A. Renato Brunetta
contro gli sprechi che caratterizzano il settore, ormai vera ossessione del
persecutore dei fannulloni. Ma la possibilità che via Tasso rientrasse in
questo giro di vite ha provocato un fuoco di fila dell'opposizione: dal Pd
alla Sinistra, passando per le istituzioni locali, attuali ed ex, è stato un
coro unitario di "giù le mani da via Tasso", puntando l'indice contro il
governo. Tanto che lo stesso leader democratico Walter Veltroni ha
presentato un'interrogazione parlamentare chiedendo all'esecutivo di
rivedere le misure previste. "Un affronto inaccettabile ed inqualificabile",
così Veltroni ha definito l'intenzione del governo di sciogliere l'ente,
soprattutto perché colpirebbe "la nostra memoria collettiva e di tutti
quegli italiani che hanno pagato con la loro vita il prezzo della nostra
libertà". L'ex presidente della Provincia Enrico Gasbarra, invece, ha scelto
di prendere carta e penna e di chiedere un'inversione di rotta ai ministri
Brunetta, Bondi e Calderoli, ricordando come questo patrimonio viva "grazie
alla passione e all'impegno del suo presidente e dei numerosi volontari, in
gran parte insegnanti in pensione, che svolgono per tutto l'anno attività
didattica e storica all'interno dell'ex carcere nazista". Stesse
considerazioni sono state espresse dall'attuale inquilino di Palazzo
Valentini, Nicola Zingaretti, che si è recato al museo: "era doveroso essere
presente e portare una totale solidarietà politica e istituzionale", ha
detto Zingaretti incontrando il direttore della struttura e impegnandosi a
coprirne le necessità economiche rilanciandone le attività.  In campo
è
sceso anche l'ex sindaco Francesco Rutelli, il quale da ministro della
Cultura lo scorso 31 gennaio ha consegnato ai responsabili del museo le
chiavi dell'appartamento che ne ospita le sale. Per lui il provvedimento
dell'esecutivo non può che essere stigmatizzato come "un orrore
burocratico". Levata di scudi naturalmente anche dall'Anpi, in primis
Armando Cossutta: "una notizia assurda", ha detto il membro del comitato
nazionale dell'Associazione, chiedendo anche come si possa definire "ente
inutile" il patrimonio di via Tasso che, ha sottolineato, "certo non rende
profitti di sorta, ma coltiva la memoria, educa le coscienze, le fa vigili e
consapevoli, inumidisce gli occhi di chi lo va a visitare accendendo il loro
animo, la loro intelligenza".

Partito il fuoco di fila del centrosinsitra, è arrivata inevitabile la
specificazione del governo alle 15: "la misura riguarda esclusivamente gli
enti pubblici che svolgono attività strumentali per un ministero, e quindi
non riguarda per tanto i musei, tanto meno il museo storico della
Liberazione di Roma in via Tasso", hanno chiarito dal dicastero di Brunetta.
Il collega per la Semplificazione Roberto Calderoli ha invece precisato che
la norma "non determina la soppressione automatica e immediata degli enti
pubblici non economici con meno di 50 unità di personale ma rinvia tale
effetto a una data successiva". "Entro tale periodo di tempo" i ministri
Brunetta e Calderoli "individueranno una lista di enti comunque da
confermare e a tal fine hanno già avviato un'istruttoria con tutti i
ministri di settore per verificare i motivi e le ragioni che giustifichino
l'eventuale mantenimento in vita di singoli enti". "Pertanto -conclude la
nota- ogni illazione giornalistica su presunte volontà del governo di
sopprimere alcuni enti sono del tutto infondate" perchè "la decisione
politica sulla loro eventuale soppressione verrà infatti assunta solo al
termine di tale istruttoria". Il coinvolgimento dello storico monumento alla
Resistenza nella lotta agli sprechi è apparso comunque discutibile perfino a
Gianni Alemanno: "penso che si stato un equivoco", "parlerò con il
ministro
Brunetta", "il comune è contrario a questo taglio", ha dichiarato il
sindaco, che si è impegnato anche a visitare il museo il prossimo 22 luglio.

La risposta non appare completamente tranquillizante perchè, come ha
ricordato il direttore di via Tasso, Antonio Parisella, pur valutando
"positivamente e con attenzione il comunicato del Ministero", comunque non
è
avvenuto nessun fraintendimento rispetto alla norma: "non ci siamo
sbagliati: in realtà un'attenta lettura dell'articolo 26 del decreto legge
confermerebbe il rischio concreto di scioglimento". Per tanto la
preoccupazione che ha dominato fino alle 15 di oggi non sembra scalfita di
molto dalle specificazioni dell'esecutivo: del resto, in quel "al termine di
tale istruttoria" si cela una posizione ambivalente che non fa abbassare la
guardia ai "resistenti" di via Tasso.

http://www.aprileonline.info



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