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La vedova Almirante contro gli ebrei

Von: .sergio. (senzanome2222@yahoo.it) [Profil]
Datum: 08.07.2008 12:55
Message-ID: <c69c7dec-0166-4a4f-b80d-216df3efc211@59g2000hsb.googlegroups.com>
Newsgroup: it.cultura.storia it.politica.internazionale
Altro che via Almirante. Roma, Cortile di “Casa d’Italia”. Così i
militanti della Fiamma Tricolore hanno ribattezzato il palazzone Siae
da loro occupato esattamente un anno fa (oggi i festeggiamenti) e ora
popolato da famiglie e “camerati”. Per far parlare questo posto,
nascosto tra le palazzine borghesi di via Valadier, ci vorrebbe la
cinepresa usata da Scola in “Una giornata particolare”: scivolerebbe
da sé lungo le geometrie imbandierate finestra per finestra fino
all’ultimo piano e poi, stacco, sulla targa che ricorda Mikis Mantakas
e i “camerati” che dopo la sua morte «hanno tenuto accesa la fiamma
».
«Cose belle così... nel centro di Roma...», si commuove per
l’incredibile deja vu donna Assunta Almirante, mentre, dal palco
montato in fondo al cortile, posa lo sguardo sui giovani in maglietta
nera, sui loro figli che giocano, sui tricolore a cui l’immobile
calura estiva imprime una certa fissità. «Almirante è con noi
stasera», le suggerisce qualcuno. Ad accompagnarla gli amici di
sempre: il direttore del Tg2 Mauro Mazza, già “ragazzo di via
Milano” (la sede del Secolo d’Italia) e l’ex direttore di Rai
International, Massimo Magliaro, una vita per l’Msi, che si sperticano
in lodi per il leader dell’occupazione, Giuliano Castellino, ex testa
rasata e ora segretario romano della Fiamma. Vecchi missini e giovani
neofascisti riuniti nell’omaggio all’uomo a cui anche Gianni Alemanno,
diventato sindaco, vorrebbe ora intitolare una via. Il pretesto è la
presentazione di un libretto, edito nel ’95 da Ciarrapico:
«Autobiografia di un fucilatore». Riferimento sprezzante dell’autore,
Almirante, all’accusa di aver disposto la fucilazione dei partigiani
che non si fossero consegnati. Il direttore del Tg2 lo trova
«potentemente umoristico». D’altra parte: «Quando sento parlare di
lui, come Baudelaire, mangio ricordi», sospira Mazza. E giù a
raccontare di «quando a Via Milano si viveva tappati» e «lui arrivava
a bordo della sua 126 bianca dopo aver mangiato un pasto frugale».
«Avremo mai una via Giorgio Almirante?», si domanda citando come
argomento a favore l’esistenza di via Palmiro Togliatti: «Colui che
pubblicò dopo l’assassinio di Gentile un articolo che sembrava Lotta
continua».
La toponomastica infuoca i ricordi. «Una volta Almirante disse che non
aveva defascistizzato nulla e che quella parola la portava sulla
fronte», racconta Magliaro, non si capisce se per trovare argomenti a
favore o contro. «Fascismo e antifascismo? Ci fu uno scontro tra
eserciti stranieri e qualcuno ne approfittò per fondare una Repubblica
sull’antifascismo», spiega Castellino, illuminato da «tre giorni di
lettura» di Almirante. E tra una rievocazione e l’altra il direttore
del tg 2 arriva a ravvisare anche nella Robin Hood tax il segno della
destra almirantiana.
«Ma sapete che c’è: a me di via Almirante non mi importa nulla»,
interviene per ultima donna Assunta, con l’aria di chi si sente a
casa. «E però se la ragione per non farla è un articolo scritto su
“La
difesa della razza” da un ragazzo di vent’anni che cercava di fare il
giornalista allora sono impazziti tutti», prosegue poi il suo
ragionamento. Sul tema si era già pronunciata, ma la serata e il
pubblico la ispirano ulteriormente. «Loro vietano? Ma che siamo
dipendenti loro?», dice riaprendo lo scontro con la comunità ebraica:
«Rispettiamo quello che hanno patito, chiediamo scusa - premette,
persino -, ma per quello che altri hanno fatto», si auto-corregge
scaricando il fascismo e suo marito da ogni responsabilità e
aggiungendo: «Con quelli però fanno gli affari e solo con Almirante
fanno i puri? Ma a me i loro soldi non importano - si inalbera infine
compiaciuta -, un piccolo gruppo non può fare lezioni a un grande
popolo come quello italiano», chiude rinverdendo le idee espresse in
gioventù dal marito mentre il direttore del tg 2 e Casa d’Italia
applaudono. C’è anche il futurista della Fontana di Trevi, Graziano
Cecchini, lo storaciano Schiuma, il rautiano Romagnoli. All’uscita un
ragazzo distribuisce cartoline da spedire ad Alemanno con la foto di
Casa d’Italia. C’è un messaggio per lui: «Difendila, sostienila,
regolarizzala».

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