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Allarme idrico in Cisgiordania, a causa della siccit à e delle discriminazioni israeliane

Von: .sergio. (senzanome2222@yahoo.it) [Profil]
Datum: 02.07.2008 11:36
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Allarme idrico in Cisgiordania, a causa della siccità e delle
discriminazioni israeliane

Naoki Tomasini *
L'estate è appena iniziata e minaccia di essere rovente. Nei territori
palestinesi ci si prepara come sempre a razionare l'acqua, ma
quest'anno la crisi idrica sarà peggiore. Lo anuncia l'ultimo studio
del centro di informazione israelo palestinese B'Tselem, secondo cui,
quest'anno i palestinesi riceveranno almeno 40 mila metri cubi di
acqua in meno rispetto al 2007. Una causa del fenomeno è ceramente la
siccità, ma gravi responsabilità pesano anche sul governo israeliano,
la sua autorità territoriale e la compagnia che gestisce gli
acquedotti, colpevoli sencondo B'Tselem di discriminazioni nella
concessione di permessi e nella distribuzione dell'acqua.

Gli abitanti delle colonie all'interno dei Territori, infatti,
ricevono quantità di acqua tre volte e mezzo superiori delle quote
riservate ai palestinesi, ai quali viene sistematicamente rifiutato il
permesso di scavare nuovi pozzi. Israele, spiega il rapporto di
B'Tselem, ha il totale controllo delle risorse destinate a entrambi i
popoli, e anche il divieto di scavare nuovi pozzi è stato imposto da
un ordinanza militare. Israele preleva acqua dal corso del Giordano e
la pompa in Cisgiordania, verso i coloni e verso l'Autorità
Palestinese. I primi, che sono circa 275 mila, ricevono 44 milioni di
metri cubi di acqua, almeno 5milioni più di quanti ne ricevano i
palestinesi, che in Cisgiordania sono almeno 2milioni e 300 mila.
Secondo i dati di B'Tselem anche le risorse acquifere montane sono
monopolizzate da Israele, che consede ai palestinesi di usarne solo il
20 percento. Combinando questi dati con la scarisità di precipitazioni
degli ultimi mesi, si ricava la conclusione: quest'anno i palestinesi
riceveranno tra i 40 e i 70 milioni di metri cubi di acqua in meno
rispetto alle loro necessità. Poco importa se già adesso nei Territori
il consumo di acqua pro-capite è di soli 66 litri al giorno, due terzi
della quota minima fissata dall'Organizzazione Mondiale per la Sanità,
Oms.

Anche all'interno dei Territori ci sono differenze: se nelle città
principali la situazione rimane accettabile, nei villaggi le cifre
calano ancora. Stando al rapporto, i palestinesi dei villaggi
consumano solo un terzo dell'acqua di cui avrebbero bisogno secondo
l'Oms. Ci sono diverse centinaia di villaggi che non sono nemmeno
connessi con l'acquedotto e dipendono dalle capacità di mobilità delle
autocisterne: i palestinesi senza acquedotto sono 227mila, mentre
altri 190 mila sono quelli che vivono in villaggi con infreastrutture
idriche ridotte all'osso. In questi ultimi l'acqua arriva, ma solo per
poche ore al giorno e spesso si interrompe per lunghi periodi. Non si
tratta di problemi tecnici, semplicemente l'acqua è poca e la
compagnia che gestisce l'acquedotto, l'israeliana Mekorot, decide in
modo discriminatorio di tagliare le forniture ai villaggi palestinesi
per non far mancare acqua alle colonie e alle loro coltivazioni. La
compagnia respinge però le accuse di B'Tselem, sostenendo di avere
fornito nel 2007 “il 30 percento in più di quanto stabilito con gli
accordi di Oslo”. Le quote, sostiene la compagnia, non sono cambiate
e, accusa, nelle zone di Betlemme e Hebron i palestinesi rubano
consistenti quantità di acqua dalle tubature dirette alle colonie.
Secondo le norme internazionali, ricorda B'Tselem, Israele è una forza
di occupazione e, in quanto tale, ha il dovere di garantire il
funzionamento delle infrastrutture idriche e acqua potabile per tutti.
* - peacereporter (MS


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