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IL SI DEI GESUITI ALLE COPPIE OMOSESSUALI

Von: eldomobarlion@alice.it (eldomobarlion@alice.it) [Profil]
Datum: 14.06.2008 15:42
Message-ID: <14be61db-6bd9-472d-94d9-de863d1f29be@z66g2000hsc.googlegroups.com>
Newsgroup: it.cultura.storia
SI PUÒ FARE. I GESUITI DI MILANO SOLLECITANO
IL RICONOSCIMENTO GIURIDICO DELLE COPPIE OMOSESSUALI


34466. MILANO-ADISTA. Un’apertura che farà discutere quella di
Aggiornamenti Sociali, mensile promosso dai gesuiti dei Centri Studi
Sociali di Milano e di Palermo. Sul numero di giugno, infatti, la
rivista diretta da p. Bartolomeo Sorge ha pubblicato i risultati di
una ricerca condotta dal proprio Gruppo di studio sulla bioetica in
merito alla possibilità di riconoscere giuridicamente le unioni
omosessuali. Scopo del contributo, tentare di “delineare criteri che
consentano (non solo ai credenti) di procedere alle mediazioni
politiche e legislative sempre più richieste da un contesto
pluralista”, attraverso la riflessione sulla possibilità di “istituire

una disciplina giuridica di un legame tra due persone dello stesso
sesso, non basandosi specificamente sulla sua connotazione
omosessuale, quanto piuttosto sul suo significato per la vita
sociale”.

Riconosciuto che le cause che concorrono a determinare un orientamento
omosessuale sfuggono alla volontà del soggetto, Carlo Casalone,
vicedirettore del mensile, afferma che “il compito dell’etica non sta
nell’insistere per modificare questa organizzazione psicosessuale, ma
nel favorire per quanto possibile la crescita di relazioni più
autentiche nelle condizioni date”. La richiesta di riconoscimento
giuridico da parte di coppie omosessuali è elevata: infatti, come
sottolinea Giacomo Costa, caporedattore, “in assenza di alternative,
il modello matrimoniale, pur compreso in senso limitato come
‘riconoscimento pubblico di una relazione affettiva’, rimane un punto
di riferimento giuridico, oltre che simbolico per le convivenze
omosessuali perché, alla base della rivendicazione, sta un desiderio
di riconoscimento tout court della propria dignità”. Uno degli aspetti
vissuti con maggiore difficoltà dagli omosessuali è infatti l’essere
“socialmente invisibili”: “La lotta per il riconoscimento dei diritti
civili e sociali – continua Costa – costituisce di fatto uno sforzo
per entrare con il proprio progetto di vita nel ‘ciclo di vita’ della
società nel suo insieme”.

Analizzando le argomentazioni che nella riflessione etico-teologica
conducono ad una valutazione morale negativa sulle relazioni
omosessuali, Massimo Reichlin, professore di Etica della vita
all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, conclude che “è
dubbio che tali argomenti giustifichino il rifiuto di qualunque
disciplina legislativa delle unioni omosessuali”. “Nella misura in cui
non le equipari al matrimonio - continua Reichlin -, ma riconosca
alcuni diritti, fondati sulla continuità di una convivenza e di una
relazione affettiva, pare difficile sostenere che un simile
riconoscimento costituirebbe una svalutazione dell’istituzione
matrimoniale o una modificazione radicale dell’organizzazione
sociale”. Proprio la continuità e la stabilità della relazione
costituiscono, come ricorda Angelo Mattioni, professore di Diritto
costituzionale all’Università Cattolica di Milano, “il dato cui la
Corte Costituzionale ricollega il necessario riconoscimento di un
rapporto che dà fondamento all’esercizio di diritti e all’adempimento
di doveri”. La Corte, escludendo l’estensione delle norme che
configurano la condizione giuridica della famiglia, di cui all’art. 29
della Costituzione, ad altre forme di convivenza, ha ritenuto loro
fondamento costituzionale l’art. 2 che riconosce e garantisce i
diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo che nelle formazioni
sociali in cui si svolge la sua personalità. Come rileva Mattioni,
“risultano sostanzialmente irrilevanti le caratteristiche dei membri
che fanno parte di tale formazione sociale”: infatti, riconoscendo
“nella stabilità la fonte di questi diritti e doveri, risulterebbe
contrario al principio di uguaglianza escludere da queste garanzie
certi tipi di convivenze”. “Non spetta al legislatore - evidenzia
Mario Picozzi, professore di Medicina legale all’Università degli
Studi dell’Insubria - “indagare in che modo la relazione viene vissuta
sotto altro profilo che non sia quello impegnativo dell’assunzione
pubblica della cura e della promozione dell’altro e di altri”.
“Invaderebbe campi che non le appartengono una scelta politica che
volesse stabilire a priori forme accettabili di espressione di quel
legame e in base ad esse riconoscere e garantire determinate tutele”.
“Il riconoscimento giuridico del legame tra persone delle stesso sesso
- continua Picozzi - trova la sua giustificazione in quanto tale
relazione sociale concorre alla costruzione del bene comune”.
“Prendersi cura dell’altro, stabilmente, è forma di realizzazione del
soggetto e al tempo stesso contributo alla vita sociale in termini di
solidarietà e condivisione”. In questo quadro, la scelta di
riconoscere un siffatto legame, “senza mettere in discussione il
valore della famiglia ed evitando così indebite analogie” appare,
secondo Picozzi, “giustificabile da parte di un politico cattolico”.
Essa rappresenta infatti “un’opzione confacente al bene comune, di
promozione di un legame socialmente rilevante, di un punto di
equilibrio in un contesto pluralista in cui potersi riconoscere, di
risposta praticabile a una esigenza presente nell’attuale contesto
storico”.



http://www.adistaonline.it/?op=articolo&id=42873&PHPSESSID=cb952a49c04
0edfc8a9dcbc29d2acdd1

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