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Nessun contrasto tra fede e laicità

Von: Lori (lori@zirakzigil.org) [Profil]
Datum: 13.09.2008 10:10
Message-ID: <gafsi3$6ac$2@registered.motzarella.org>
Newsgroup: it.cultura.religioni.cristiani
Il Papa nella conferenza stampa fatta nell'aereo che lo ha portato in
Francia ha ribadito forte e chiaro che non vi è assolutamente nessun
contrasto tra fede  e laicità, ovviamente tra la vera fede e la vera
laicità, e all'Eliseo ha invitato a costruire un dialogo più aperto e
positivo tra tutti, quindi anche tra Chiesa e Stato

Leggiamo insieme quanto ho prelevato qua e là dall'"Osservatore Romano".
in modo che insieme possiamo ragionare con la nostra sana ragione.
A me e a voi buona lettura e profiqua riflessione!
-------
\\ * ritorno ....con gioia, lieto dell'occasione che mi è così offerta
di rendere omaggio all'imponente patrimonio di cultura e di fede che ha
plasmato il vostro Paese in modo splendido durante secoli e che ha
offerto al mondo grandi figure di servitori della Nazione e della
Chiesa, il cui insegnamento ed esempio hanno naturalmente oltrepassato i
confini geografici e nazionali per contrassegnare il divenire del mondo.

* In occasione della Sua visita a Roma, Signor Presidente, Ella ha
ricordato che le radici della Francia - come quelle dell'Europa - sono
cristiane. Basta la storia a dimostrarlo: fin dalle origini il Suo Paese
ha ricevuto il messaggio del Vangelo. Se i documenti fanno a volte
difetto, resta comunque il fatto che l'esistenza di comunità cristiane
nella Gallia è attestata in data molto antica:  non si può ricordare
senza emozione che la città di Lione aveva un Vescovo già nella metà
del
II secolo e che sant'Ireneo, l'autore dell'Adversus haereses, vi rese
una testimonianza eloquente del vigore del pensiero cristiano. Ora,
sant'Ireneo era venuto da Smirne per predicare la fede nel Cristo
risorto. Lione aveva dunque un Vescovo la cui lingua materna era il
greco:  vi può essere un segno più bello della natura e della
destinazione universale del messaggio cristiano? La Chiesa, impiantata
in epoca antica nel Suo Paese, vi ha svolto un ruolo civilizzatore al
quale mi piace rendere omaggio in questo luogo. Ella stessa vi ha fatto
allusione nel Suo disco(©L'Osservatore Romano - 13 settembre 2008)
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rso al Palazzo del Laterano nel dicembre scorso e di nuovo oggi.
Trasmissione della cultura antica attraverso monaci, professori e
copisti, formazione dei cuori e degli spiriti all'amore del povero,
aiuto ai più sprovveduti mediante la fondazione di numerose
Congregazioni religiose, il contributo dei cristiani al consolidarsi
delle istituzioni della Gallia, poi della Francia, è troppo conosciuto
perché mi ci dilunghi. Le migliaia di cappelle, di chiese, di abbazie, e
di cattedrali che adornano il cuore delle città o la solitudine delle
campagne dicono abbastanza su come gli antichi padri nella fede hanno
voluto onorare Colui che aveva loro donato la vita e che ci conserva
nell'esistenza.

*    Numerose persone, anche qui in Francia, si sono soffermate a
riflettere sui rapporti tra Chiesa e Stato. In verità, sul problema
delle relazioni tra sfera politica e sfera religiosa Cristo stesso aveva
già offerto il criterio di fondo in base al quale trovare una giusta
soluzione. Lo fece quando, rispondendo ad una domanda che gli era stata
posta, affermò:  "Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio
ciò che è
di Dio" (Mc 12, 17). La Chiesa in Francia gode attualmente di un regime
di libertà. La diffidenza del passato si è trasformata poco a poco in un
dialogo sereno e positivo, che si consolida sempre di più. Un nuovo
strumento di dialogo esiste dal 2002 ed io ho grande fiducia nel suo
lavoro, perché la buona volontà è reciproca. Sappiamo che restano
ancora
aperti certi territori di dialogo che dovremo percorrere e bonificare
poco a poco con determinazione e pazienza. Lei ha del resto utilizzato,
Signor Presidente, l'espressione di "laicità positiva" per qualificare
questa comprensione più aperta. In questo momento storico in cui le
culture si incrociano tra loro sempre di più, sono profondamente
convinto che una nuova riflessione sul vero significato e
sull'importanza della laicità è divenuta necessaria. È fondamentale
infatti, da una parte, insistere sulla distinzione tra l'ambito politico
e quello religioso al fine di tutelare sia la libertà religiosa dei
cittadini che la responsabilità dello Stato verso di essi e, dall'altra
parte, prendere una più chiara coscienza della funzione insostituibile
della religione per la formazione delle coscienze e del contributo che
essa può apportare, insieme ad altre istanze, alla creazione di un
consenso etico di fondo nella società.

*    Il Papa, testimone di un Dio che ama e che salva, si sforza di
essere un seminatore di carità e di speranza. Ogni umana società ha
bisogno di speranza e questa necessità è ancora più forte nel mondo
d'oggi che offre poche aspirazioni spirituali e poche certezze
materiali. I giovani sono la mia preoccupazione più grande. Alcuni di
loro faticano a trovare un orientamento che loro convenga o soffrono di
una perdita di riferimenti nella loro famiglia. Altri ancora
sperimentano i limiti di un comunitarismo religioso condizionante. Messi
a volte ai margini e spesso abbandonati a se stessi, sono fragili e
devono affrontare da soli una realtà che li supera. È dunque necessario
offrire loro un solido quadro educativo e incoraggiarli a rispettare e
ad aiutare gli altri, così che arrivino serenamente all'età matura. La
Chiesa, in questo campo, può recare il suo contributo specifico.

* Anche la situazione sociale del mondo occidentale, segnata purtroppo
da una tacita progressione della distanza tra ricchi e poveri, mi
preoccupa. Sono certo che è possibile trovare soluzioni giuste che,
andando oltre l'aiuto immediato necessario, giungano al cuore dei
problemi nell'intento di proteggere i deboli e di promuovere la loro
dignità. Attraverso le sue numerose istituzioni e iniziative la Chiesa,
come del resto numerose associazioni nel Suo Paese, cerca spesso di
provvedere alle necessità immediate, ma è allo Stato che spetta di
legiferare per sradicare le ingiustizie. In una cornice molto più larga,
Signor Presidente, mi dà pensiero anche lo stato del nostro pianeta. Con
grande generosità Dio ci ha affidato il mondo da Lui creato. È urgente
imparare a rispettarlo e a proteggerlo meglio. Mi sembra che sia venuto
il momento di fare delle proposte più costruttive per garantire il
benessere delle generazioni future.

*    L'esercizio della Presidenza dell'Unione europea costituisce per il
Suo Paese l'occasione di testimoniare l'attaccamento della Francia,
secondo la sua nobile tradizione, ai diritti dell'uomo e alla loro
promozione per il bene dell'individuo e della società. Quando il
cittadino europeo vedrà e sperimenterà personalmente che i diritti
inalienabili della persona umana, dal concepimento fino alla morte
naturale, come anche quelli relativi all'educazione libera, alla vita
familiare, al lavoro, senza dimenticare naturalmente i diritti
religiosi, quando dunque il cittadino europeo si renderà conto che
questi diritti, che costituiscono un tutto indissociabile, sono promossi
e rispettati, allora comprenderà pienamente la grandezza dell'edificio
dell'Unione e ne diverrà un attivo artefice. Il compito che Le incombe,
Signor Presidente, non è facile. I tempi sono incerti ed è una impresa
ardua trovare la strada buona in mezzo ai meandri del quotidiano sociale
ed economico, nazionale e internazionale. In particolare, di fronte al
pericolo del riemergere di vecchie diffidenze, tensioni e
contrapposizioni tra Nazioni, di cui oggi siamo preoccupati testimoni,
la Francia, storicamente sensibile alla riconciliazione tra i popoli, è
chiamata ad aiutare l'Europa a costruire la pace dentro i suoi confini e
nel mondo intero. È importante, a tale riguardo, promuovere un'unità che
non può e non vuole divenire uniformità, ma che è capace di garantire
il
rispetto delle differenze nazionali e delle diverse tradizioni
culturali, che costituiscono una ricchezza nella sinfonia europea,
rammentando, d'altra parte, che "la stessa identità nazionale non si
realizza se non nell'apertura verso gli altri popoli e attraverso la
solidarietà con essi" (Esort. Ap. Ecclesia in Europa, n. 112). Esprimo
la mia fiducia che il Suo Paese contribuirà sempre di più a far
progredire questo secolo verso la serenità, l'armonia e la pace.\\

Con affetto in Gesù e nella sua e nostra Madre

(©L'Osservatore Romano - 13 settembre 2008)
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