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Von: Ipazia (simona.ferlini@gmail.com) [Profil]
Datum: 20.11.2009 11:53
Message-ID: <fb1c3c7c-e08c-4d37-a541-77ec1a18f8b3@l13g2000yqb.googlegroups.com>
Newsgroup: it.cultura.religioni.buddhismo
Mastro Spinoza diceva "gli uomini difendono con le passioni quello che
hanno compreso con le passioni, con la ragione quello che hanno
compreso con la ragione" (TTP).

Sicché, quando mi accaloro lo prendo sempre per un segnale: sto
difendendo le mie opinioni con la passione, vuol dire che non le ho
comprese bene, e tanto meno le ho comprese con tanta più passione le
difendo, e viceversa, perché tanto più le ho comprese con la passione
tanto più mi ci sono identificata - non sto difendendo le mie opinioni
ma me stessa identificata con quelle opinioni. Se faccio così, il mio
interlocutore, anche nel caso che non si fosse identificato con le
proprie opinioni, comincerà a farlo, e non si smuoverà di un
millimetro: non sarà più in discussione quello che pensiamo, ma quello
che siamo. Un disastro.

In questi casi mi fermo, arretro, piuttosto non rispondo, cerco di
capire meglio cosa pensavo e osservo dove, come e perché mi ci sono
identificata, e poi riprendo a parlare solo se il mio rigoroso
controllo qualità interiore attesta che ho davvero qualcosa che vale
la pena condividere, confrontare e mettere in discussione, e non sto
semplicemente cercando di difendere me stessa.

Scusate l'impertinenza (qualcuno un giorno mi ha fatto sentire
autorizzata a queste incursioni spinoziste in un gruppo buddhista, e
ne approfitto), ma è un principio che a me torna molto utile, molto
più dell'imperativo morale "non ti arrabbiare", che per me lascia il
tempo che trova (anzi, peggiora le cose, perché mi arrabbio anche del
fatto che non dovrei arrabbiarmi, non ci riesco, ed è sicuramente
colpa di quell'altro che mi fa arrabbiare ... altro disastro!).

Ipazia

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