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Fw. INFORMAZIONI DIRETTE SUL TIBET

Von: Aikyo (aikyo.masamoto@togligmail.com) [Profil]
Datum: 20.04.2008 09:28
Message-ID: <ugCOj.16617$o06.1525@tornado.fastwebnet.it>
Newsgroup: it.cultura.religioni.buddhismo
Cari amici di Amitaba,

la situazione in Tibet sta volgendo verso una maggior stabilità a
causa della ferma imposizione dell'ordine da parte dell'esercito, e le
autorità hanno confermato la riapertura dell'accesso turistico entro il
prossimo mese di maggio. . Quindi quest'estate sarà possibile recarsi in
visita in Tibet, dove si potrà portare una propria testimonianza.

Tuttavia abbiamo deciso di sospendere due viaggi: quello previsto in
Amdo dal 6 al 21 di luglio (Incontro con  la tradizione Jonang) e quello nel
Tibet  Classico dal 19/2 al 2/8 (Tibet classico e tradizione Jonang) perché
riteniamo che non sia opportuno, oltre alla particolarità di viaggiare in
questi momenti con un Tulku, di incontrare alcuni Lama li residenti sotto l'occhio
scrutatore e sospettoso degli orrendi invasori cinesi. Non vogliamo essere
noi la causa di ulteriori problemi!

Per questi progetti si rimanderà quindi al 2009, buon karma
permettendo.

Siamo molto dispiaciuti per questo, in quanto queste iniziative sono
state progettate con la Jonang Foundation ed avevano anche uno scopo di
sostegno. Ne abbiamo lungamente discusso con Michael Sheehy e altri
dirigenti della fondazione, e alla fine questi motivi di prudenza, che sono
stati trasmessi ed enfatizzati proprio dai nostri amici nell'Amdo, ci
sembravano decisamente seri. In quel territorio, secondo le nostre
informazioni dirette, proprio in questi giorni sono stati arrestati altri
3000 Tibetani.



In queste settimane di lotte in Tibet sono circolate una miriade di
informazioni, a volte confuse dalla propaganda cinese e dai suoi portavoce.
Ho così pensato di incollare di seguito due testi che possono  contribuire
ad una comprensione più precisa della situazione.

Il primo è la traduzione di un discorso tenuto da S.S. il XIV Dalai
Lama del Tibet a Dharamsala, India, il 7 aprile scorso, dove troviamo
precisamente riassunta la sua posizione, con un'esposizione che sorprende
per la lucidità con cui anche in questo momento di estremo tormento il Dalai
Lama riesce a dare delle indicazioni di grande equilibrio e lungimiranza.

Il secondo è una lettera aperta redatta lunedì 14 aprile da
Mariateresa Bianca, una nostra cara amica che vive a Dharamsala che in
agosto condurrà due dei viaggi di Amitaba in Tibet. Teresa evidenzia i punti
salienti della situazione e porta le sue riflessioni sull'importanza della
cultura tibetana, citando fatti storici e di attualità, e lasciandoci anche
una tenue nota di speranza.



Con l'augurio che i nostri fratelli tibetani possano al più presto
vivere in pace e liberi dall'oppressione,

vi saluto tutti con affetto!

Alessandro





DISCORSO DI S.S. IL XIV DALAI LAMA DEL TIBET

"Troppe bugie, sul Tibet il mondo cerchi la verità"

Dharamsala (India), 7 aprile 2008


Dal 10 marzo di quest'anno stiamo assistendo a molteplici proteste e
dimostrazioni in molte zone del Tibet - e perfino di studenti in alcune
città della Cina - che rappresentano il punto di esplosione di un'angoscia
fisica e psicologica provata per lungo tempo dai tibetani, nonché
l'espressione di un profondo risentimento contro l'oppressione dei diritti
umani del popolo tibetano.

Risentimento per la mancanza della libertà religiosa, per il tentativo
di distorcere in ogni occasione possibile la verità. (...) L'uso delle armi
e della violenza per reprimere e disperdere le manifestazioni pacifiche del
popolo tibetano mi rattrista profondamente. Tali interventi hanno scatenato
disordini in Tibet, hanno provocato molte vittime e moltissimi feriti,
molteplici arresti. (...) Di fronte a questo io mi sento del tutto
impotente. Prego per tutti i tibetani e i cinesi che hanno perso la vita.

Le recenti proteste in tutto il Tibet hanno non soltanto contraddetto
ma anche fatto a pezzi la propaganda della Repubblica popolare cinese,
secondo la quale ad eccezione di pochi "reazionari" la stragrande
maggioranza dei tibetani vive una vita prospera e felice. Queste proteste
hanno invece chiaramente evidenziato che i tibetani di tre province -
U-tsang, Kham e Amdo - hanno le stesse aspirazioni e speranze. Inoltre hanno
fatto comprendere al mondo intero che la questione tibetana non può più
essere trascurata. (...) Il coraggio e la determinazione dei tibetani che
hanno rischiato il tutto per tutto (...) sono molto ammirevoli e l'opinione
pubblica internazionale ha compreso e sostenuto lo spirito di questi
tibetani. (...)



Presidenti, primi ministri, ministri degli Esteri, Premi Nobel,
parlamentari e cittadini preoccupati di ogni angolo del mondo stanno
inviando un messaggio forte e chiaro alla leadership cinese affinché ponga
immediatamente fine alla violenta repressione contro il popolo tibetano.
Hanno incoraggiato il governo di Pechino a seguire una strada per
raggiungere una soluzione reciprocamente vantaggiosa. Dovremmo creare
l'occasione affinché i loro sforzi diano risultati positivi. So che siete
provocati a ogni livello possibile, ma è importante che vi atteniate alla
pratica della non-violenza.

Le autorità cinesi hanno fatto dichiarazioni menzognere contro di me e
contro l'Amministrazione Centrale Tibetana, accusandoci di aver istigato e
orchestrato gli avvenimenti in Tibet. È assolutamente falso: io ho
ripetutamente lanciato appelli affinché un ente indipendente e
internazionale si facesse carico di un'inchiesta approfondita per valutare
quanto è accaduto. (...) Se la Repubblica Popolare Cinese ha in mano prove e
testimonianze a supporto delle affermazioni fin qui fatte, dovrebbe renderle
note al mondo intero. Fare dichiarazioni non supportate da prove non è
sufficiente.

Per il futuro del Tibet, ho deciso di trovare una soluzione
nell'ambito della Repubblica Popolare Cinese: dal 1974 sono rimasto fedele
all'approccio reciprocamente vantaggioso della Via di Mezzo. Ormai il mondo
intero lo conosce: significa che tutti i tibetani devono essere governati da
un'amministrazione che goda di una significativa autonomia regionale e
nazionale, con tutto ciò che questo comporta - autodeterminazione, piena
responsabilità decisionale - tranne che per le questioni inerenti alle
relazioni estere e alla difesa nazionale. Tuttavia, sin dall'inizio ho detto
che i tibetani hanno il diritto di decidere il futuro del Tibet.

Ospitare i Giochi Olimpici quest'anno è motivo di grande orgoglio per
il miliardo e duecento milioni di cinesi. Fin dall'inizio ho appoggiato la
decisione di disputare le Olimpiadi a Pechino. La mia posizione è immutata.
Credo che i tibetani non dovrebbero ostacolare in nessun modo i Giochi: ma è
diritto legittimo di ogni tibetano lottare per la propria libertà e il
rispetto dei propri diritti. D'altro canto, sarebbe inutile e non gioverebbe
a nessuno se facessimo qualcosa che creasse odio nell'animo del popolo
cinese. Al contrario: dobbiamo favorire la fiducia e il rispetto nei nostri
cuori al fine di creare una società armoniosa, in quanto essa non può
nascere sulla violenza e l'intimidazione.

La nostra lotta è contro alcuni esponenti della leadership della
Repubblica Popolare Cinese e non con la popolazione cinese. Pertanto non
dovremmo mai dare adito a incomprensioni o fare qualcosa che possa nuocere
alla popolazione cinese. (...)

Se l'attuale situazione in Tibet dovesse perdurare, temo che il
governo cinese possa esercitare ancora più forza e aumentare l'oppressione
del popolo tibetano. (...) Ho ripetutamente chiesto alla leadership cinese
di fermare immediatamente l'oppressione in ogni zona del Tibet e di ritirare
i suoi soldati e le sue truppe armate. Se ciò desse risultati, consiglierei
ai tibetani di interrompere le proteste.

Voglio sollecitare i miei concittadini tibetani che vivono fuori dal
Tibet a essere quanto mai vigili. (...) Non dovremmo impegnarci in nessuna
azione che possa anche minimamente essere considerata violenta. Perfino in
presenza di provocazioni, non dobbiamo mai permettere che i nostri valori
più preziosi e profondi siano compromessi. Credo fermamente che conseguiremo
il successo seguendo la strada della non-violenza. Dobbiamo essere saggi,
comprendere da dove nascono l'affetto e il supporto dimostrati senza
precedenti per la nostra causa.

Infine, desidero ripetere ancora un'ultima volta il mio appello ai
tibetani affinché pratichino la non-violenza e non si allontanino mai da
questo cammino, per quanto grave possa essere la situazione.
(Discorso pronunciato a Dharamsala, India, il 7 aprile 2008.
Traduzione di Anna Bissanti)



LETTERA APERTA DA DHARAMSALA, INDIA

Da Mariateresa Bianca, 14 aprile '08, Dharamsala, India

All'Hotel Ahok in New Delhi, il giorno 27 marzo, 2008, ho sentito un
tonfo al cuore e un'ondata di tristezza quando Sua Santità, il XIV Dalai
Lama, rispondendo alla domanda di Piero Cerri, un vecchio studente di
buddismo tibetano, sul cosa possiamo fare per contribuire ad una soluzione
pacifica della questione tibetana, ha risposto che il Tibet, insieme alla
sua ricca eredità culturale è in via di estinzione, sta  morendo.

Non che non lo sapessimo, ma queste poche parole, pronunciate con un
lungo sospiro, mi hanno spezzato il cuore e mi hanno fatto decidere che
dobbiamo e possiamo fare qualcosa.
Per tutti quelli che sono stati toccati, in un modo o nell'altro,
direttamente o indirettamente, dal buddismo tibetano in generale e da S.S.
in particolare, questo e' il momento di darsi da fare, altrimenti potrebbe
essere troppo tardi.
Chi è stato toccato senz'altro sentirà questa chiamata, ma anche chi
non ha avuto particolari connessioni sentirà un forte senso di ingiustizia
leggendo le notizie e argomentazioni che ho raccolto qui di seguito.

La prima e più importante ragione di fare qualcosa per salvare la
ricca cultura tibetana è che in essa sono contenuti insegnamenti che hanno
la potenzialità, se messi in pratica, di contribuire in modo significativo a
risolvere molti dei problemi che l'umanità, ma anche il mondo vegetale e
animale, stanno sperimentando oggi.

La dimostrazione del tipo di trasformazione che questi insegnamenti
hanno la capacità di operare era di fronte a me quel giorno all'hotel Ashok
!!
Durante il discorso pronunciato a Washington in occasione del
conferimento della medaglia d'oro, S.S.  ringraziando tutti disse che i
valori umani che è sempre impegnato nel promuovere, gli sono stati trasmessi
prima da sua madre e poi dai suoi maestri, e sottolineò che era grazie all'ambiente
culturale in cui era cresciuto che aveva avuto la possibilità di essere
prima esposto  a quelle qualità interiori e poi di aver potuto coltivarle.
Questo dimostra come sia anche nostra la responsabilità di contribuire
alla salvezza di questa cultura che è da considerare "un patrimonio
dell'umanità"
e come tale dovrebbe essere protetta.
Proteggere questo antico gioiello che ha la capacità di rispondere a
molti dei quesiti moderni comincia dall'informarsi sui fatti; diventa nostra
responsabilità cercare le notizie veritiere.

Dal punto di vista della storia moderna, il Tibet è stato vittima di
una delle più pesanti manovre colonialiste degli ultimi 50-60 anni.
Un immenso territorio (non solo quello che va sotto il nome di TAR:
Tibetan Autonomous Region, ma tutte quelle aree a cultura tradizionalmente
tibetana annesse direttamente alla Repubblica Popolare Cinese e che sono
grandi due volte il TAR ed inglobate oggi nel Qinhai, Sichuan, Gansu e
Yunnan), con i suoi abitanti, risorse naturali, specie vegetali e animali
rarissimi hanno cambiato proprietà passando dalle mani dei suoi legittimi e
originali proprietari a quelle di una delle più potenti e popolate nazioni
della terra.
Non che questo non fosse già avvenuto nel passato in scala altrettanto
grande, ma il Tibet è stato uno degli esempi più recenti di una politica
colonialistica obsoleta e datata che impone di appropriarsi della terra del
proprio vicino di casa per raggiungere l'obiettivo della propria sicurezza
nazionale.
Con la conseguenza però che percentuali sempre più alte del bilancio
nazionale devono essere spese per continuare a garantirsi il possesso di
questi territori.
Comunque sotto gli occhi di India, Inghilterra, America e Russia che
facevano finta di non vedere,  avendo altri punti sulla loro agenda con la
Cina, l'invasione, violazione e annessione del Tibet avvenne tra il '49 e il
'59.
Quella volta il mondo girò le spalle al Tibet, ma oggi, grazie a una
nuova consapevolezza dell'umanità nel suo conplesso, possiamo evitare di
ripetere lo stesso errore poiché ci rendiamo conto che la perdita di questa
cultura è una nostra perdita e il genocidio di questo popolo è come
l'uccisone
di una parte di noi ed entrambe sono cose inaccettabili !

Il genocidio del popolo tibetano sta avvenendo con grande rapidità
attraverso il trasferimento di popolazione cinese e il conseguente tentativo
di assimilare i tibetani ai cinesi.
Le cifre sono allarmanti: nella capitale, Lhasa, i tibetani
rappresentano già oggi solo una minoranza della popolazione, circa un terzo
e la tendenza in corso porta solo a peggiorare la situazione. Secondo fonti
attendibili, dopo i giochi olimpici, un nuovo milione di cinesi  verranno a
stabilirsi nel TAR.
Anche dal punto di vista ambientale c'è motivo di essere molto
preoccupati dell'irresponsabile politica cinese sul territorio tibetano
considerando i danni, che da essa derivano e che tutti noi dobbiamo subire.
Con la stessa velocità con cui procede l'economia cinese, procede
anche la deforestazione che sta creando un effetto di desertificazione sull'altopiano
tibetano con risultati osservabili anche da immagini satellitari, dove si
nota una colonna di aria calda che si innalza dalle regioni orientali
tibetane e che va a disturbare le forti correnti d'aria stratosferiche, o
come pure il riscontrato scioglimento di molti ghiacciai.
L'attivita' di deforestazione ha ridotto l'area coperta da foreste del
30 o 40%, a seconda delle regioni, tra il 1950 e il 1985. Inoltre strade
continuano ad essere costruite per raggiungere le regioni più isolate da
disboscare con ulteriore distruzione dell'habitat naturale.
Per non parlare della situazione dell'acqua con il terrificante doppio
progetto di deviare le acque e costruire la più grande stazione
idroelettrica nel mondo sul fiume Yarlung Tsampo (Brahamaputra) che avrebbe
conseguenze catastrofiche per tutti i paesi orientali bagnati attualmente
dalle sue acque che resterebbero a bocca asciutta o sarebbero ridotti a
ricomprare dai cinesi  l'acqua se questo progetto dovesse essere intrapreso
nel 2009.
Il progetto include l'uso di materiale nucleare nelle esplosioni (PNE:
Peaceful Nuclear Explosion) necessarie per costruire un tunnel di 10 miglia
attraverso il monte Namcha Barwa come pure l'inondazione e conseguente
scomparsa dello straordinario e non ancora completamente classificato
habitat del canyon "della Grande Curva" che solo recentemente è stato
esplorato a fondo e dichiarato il più lungo e profondo canyon nel mondo.
Quest'area si chiama in tibetano Pema Ko ed è stata considerata sacra
da generazioni di tibetani.
La problematica insita nell'irresponsabile uso dell'acqua da parte
delle autorità cinesi non può essere sottovalutato considerando il fatto che
dall'altopiano tibetano sgorgano tre dei dieci maggiori fiumi del mondo: il
Brahmaputra (o Yarlung Tsampo in Tibet), lo Yangtze e il Mekong; come pure
molti altri grandi fiumi: il Fiume Giallo, il Salween, l'Arun, il Karnali,
il Sultej e  l'Indo.
Il 90% delle loro acque scorre a valle in Cina, India, Bangladesh,
Nepal, Pakistan, Tainlandia, Myamar, Laos, Cambogia e Vietnam.
Per concludere, è realistico considerare che il problema ambientale
tibetano tocca non solo i sei milioni di tibetani, ma i molti altri milioni
di abitanti dei paesi confinanti e indirettamente tutti noi, visto che sono
state provate le conseguenze a livello mondiale di danni effettuati a
livello locale.

Ancora una volta non posso evitare di considerare l'enorme apporto all'umanità
costituito dal principio
così spesso citato da S.S., e cioè quello dell'interdipendenza. Non
solo dal punto di vista filosofico, come colonna centrale degli insegnamenti
buddisti, ma anche per quanto riguarda i tentativi di risolvere
problematiche politiche, sociali e ambientali questo principio dell'interdipendenza,
patrimonio della cultura tibetana, è altamente significativo e utile.
Solo tenendo conto di questo potremo capire come noi tutti dipendiamo
gli uni dagli altri e come sia irrealistico pensare di risolvere i problemi
solo a livello locale, riusciremo così ad apprezzare la visione "della Via
di Mezzo" proposta da S.S. e dal suo governo in esilio per risolvere la
questione tibetana..

Qualcuno pensa che i danni alla cultura e all'ambiente in Tibet siano
irreversibili, ma in molti crediamo che non sia ancora tempo di gettare la
spugna e che questa non debba rimanere una di quelle cause perse e
dimenticate; se una soluzione pacifica verrà trovata velocemente, ci sono
ancora margini di possibile guarigione anche se le ferite inferte sono state
davvero profonde.

Dicevo velocemente perchè le nuove generazioni educate secondo i
principi materialistici della società cinese stanno mostrando di cominciare
a perdere quelle qualità interiori che hanno reso S.S. e il buddismo
tibetano in generale così famosi.
Durante le rivolte spontanee cominciate il 10 marzo e non ancora
finite, sia nel Tar che in Amdo e Kham e persino in certe città cinesi, ci
sono stati incidenti di violenza.
Violenza brutale dell'esercito cinese con perdita di molte vite umane,
le cifre esatte non sono ancora state accertate; violenze operate da
"provocatori travestiti da tibetani" e infine violenze da parte di alcuni
tibetani come espressione di una frustrazione comune derivata da anni di
umiliazioni, emarginazioni e abusi.
Tutto questo è avvenuto contemporaneamente ad una mancaza degli
insegnamenti dei tradizionali valori culturali e spirituali tibetani, perchè
etichettati come "retrogradi" e "reazionari".
Benché questi incidenti siano limitati a pochi individui, come diceva
Richard  Gere durante un'intervista, è uno degli aspetti più tristi degli
ultimi avvenimenti perchè dimostra di quanto i cinesi siano stati capaci.
In quei casi, quei tibetani hanno perso la speranza di una soluzione
pacifica e il loro ricorrere alla violenza come rimedio ai soprusi subiti
significa soccombere a quella visione ristretta di cui i cinesi si sono
fatti portatori. Come diceva S.S., i politici cinesi dovrebbero studiare un
po' di psicologia umana e rendersi conto che con il loro comportamento
possono solo aspettarsi reazioni simili.
Se questi episodi di violenza, nella forma di danni agli edifici,
negozi e automobili della polizia, sono paragonati alle reazioni di
moltissimi monaci e monache che hanno dovuto subire imprigionamento e
torture anche per più di 20 anni, ci si rende conto del grande pericolo che
anche i cinesi stanno correndo. In quei casi è stato riscontrato con molto
stupore che non dimostravano segni di traumi psicologici ma anzi avevano
saputo trasformare quei periodi di enormi difficoltà in una palestra
spirituale dove incrementare le loro qualità interiori. Questi individui
cresciuti all'ombra della millenaria cultura tibetana consideravano la
perdita di compassione per i cinesi o il desiderio di arrabbiarsi con loro
come il pericolo più serio che avevano dovuto affrontare durante la loro
lunga prigionia.

Immaginiamo invece per un momento, come ci consiglia di fare il Prof.
Robert Thurman (professore di Studi Buddisti Indo-Tibetani al Departimento
di Religione alla Columbia University di N.Y. e padre dell'attrice Uma
Thurman) tutto un'altro scenario, uno scenario che, come dice Richard Gere,
non è poi così lontano visto che richiede essenzialmente solo un cambiamento
nel modo di pensare.
Immaginiamo il presidente cinese  Hu Jintao vincere, non l'alloro
olimpico, ma il Premio Nobel per la pace per aver deciso di sedersi al
tavolo delle trattative ad ascoltare finalmente ciò che S.S. sta dicendo sin
dagli anni settanta. Per aver preso con coraggio questa opportunità che "fa
tremare la terra". Per aver capito che è nell'interesse stesso della
stabilità, unità e prosperità della Repubblica Popolare Cinese di
garantire
una autentica autonomia amministrativa ai tibetani delle tre regioni (U e
Tsang, Amdo, Kham) con la conseguente libertà per loro di usare la loro
lingua, professare la loro religione, conservare il loro distinto modo di
vita, trasmettere i tradizionali valori della loro cultura alle nuove
generazioni e prendersi cura dell'ambiente secondo i criteri già ampiamente
descritti nei loro testi.
Il presidente cinese otterrebbe il massimo riconoscimento
internazionale e sarebbe ricordato per questo. Inoltre il governo cinese
potrebbe trovare nuove soluzioni, non esplorate finora a causa della loro
attuale cecità, ai non pochi problemi sociali interni causati da
un'industrializzazione
esasperata, da un deterioramento ambientale senza precedenti, da una
mancanza di valori morali e concomitante e allarmante aumento della
criminalità. Ascoltare S.S. può cambiare completamente la qualità
della vita
di più di un miliardo di cinesi, aiutandoli a recuperare la loro stessa
antica spiritualità e a liberarsi da un modello sociale eccessivamente
imperniato su valori materialistici e militaristici.

Insomma immaginiamo che la ragione vinca l'obsoleta e atavica credenza
che si possano ancora, nel
21 esimo secolo, vincere guerre con la forza e la brutalità;
immaginiamo una vittoria sulla mancanza di speranza che è, ancora citando il
Prof. Thurman, il più grande ostacolo per l'umanità.

In quest'era dell'informazione, la lotta per la liberazione deve
includere necessariamente la divulgazione e condivisione di informazioni e
perciò mi sono permessa di prendere qualche minuto del vostro tempo prezioso
chiedendovi di leggere questa lettera aperta e richiedendovi di divulgarla
se ve ne sembra il caso.

Bianca Mariateresa




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