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Von: DPR (jsgnaptogli@togliancoratiscali.it) [Profil]
Datum: 02.04.2008 07:18
Message-ID: <sGEIj.7834$T35.196@tornado.fastwebnet.it>
Newsgroup: it.cultura.orientale.giappone
Tokyo (AsiaNews) - Il governo giapponese ha deciso di accettare più di mille
studenti vietnamiti per aiutarli a ottenere il dottorato nelle università
giapponesi in un progetto che si realizzerà nell’arco di 23 anni. Si prevede
che le due nazioni concluderanno formalmente l’accordo verso la fine di
marzo, durante la visita qui del vice-primo ministro vietnamita Nguyen Nhan,
che è pure ministro dell’educazione.

Il costo del progetto di oltre 20 miliardi di yen viene coperto dai fondi
dell’Assistenza ufficiale per lo sviluppo (ODA: Official Assistance for the
Development). Il significato diplomatico dell’iniziativa è tale da far
ritenere di trovarci di fronte a una svolta storica nei rapporti del
Giappone con le nazioni dell’Asia orientale. Fino a non molti anni fa gli
asiatici accusavano il Giappone di essere uscito dalla famiglia delle
nazioni dell’Asia per i suoi legami preferenziali con l’Occidente. Anche gli
aiuti finanziari giapponesi che hanno permesso a parecchie nazioni dell’Asia,
Cina e Corea del sud comprese, di iniziare efficacemente la ripresa
economica, venivano visti come la “diplomazia degli assegni” perseguita per
interessi o per complesso di colpa.

Il progetto del “dottorato agli studenti vietnamiti”, invece, è stato
studiato e discusso assieme dai due governi. Il sostegno finanziario da
parte del Giappone ne è solo un elemento. In altre parole, i due governi
agiscono come partner strategici (strategic partners). L’espressione è tolta
dal linguaggio commerciale e, applicata alla diplomazia, indica che due
governi, pur avendo sistema politici diversi, agiscono come alleati in un
settore concordato.

Nel nostro caso è come se fosse crollato un muro ideologico e politico: le
due nazioni dopo decenni di inimicizia camminano assieme con mutui vantaggi
che vanno ben al di là degli interessi economici. Da alcuni decenni il
Giappone con vistosi aiuti finanziari e assistenza tecnica tenta di
eliminare il fossato di incomunicabilità tra le due nazioni, che la guerra
del Vietnam aveva allargato dati i rapporti stretti del Giappone con gli
Stati Uniti. Ma il rigido sistema comunista allora vigente nel Vietnam ha
bloccato un’efficiente restaurazione economica del Paese. La situazione è
mutata dal 1986 quando il governo vietnamita con la cosiddetta riforma Doi
Moi (“rinnovamento”), ha permesso e poi incoraggiato la nascita e lo
sviluppo di imprese a mercato libero. Tuttavia la fuga delle intelligenze
durante e dopo la guerra ha privato il Paese del materiale umano necessario
per la realizzazione della riforma.

Paradossalmente anche in Giappone si sta verificando un fenomeno simile:
nelle università scarseggiano i candidati al dottorato, sia come effetto
della denatalità, sia perché le imprese sono restie ad accettare le “grandi
intelligenze” temendo che disturbino l’armonia del gruppo. (questo passaggio
non e' molto positivo pero ^____^)

E così molti studenti di talento si stabiliscono all’estero prima o dopo la
laurea. (Fuga di cervelli? Anche in Giappone?)

È in questo contesto che è nato il progetto dell’offerta di borse di studio
agli studenti vietnamiti.

Da parte del Giappone ne è protagonista il primo ministro Yasuo Fukuda: l’amicizia
con le nazioni asiatiche è principio prioritario del suo programma
diplomatico.

Il governo giapponese ha già sostenuto economicamente 3000 studenti
provenienti dal sud-est dell’Asia, ma è la prima volta che viene programmato
un progetto per candidati al dottorato concordato con un governo. Il
Vietnam, che nel 2007 ha raggiunto un livello di crescita economica dell’
8,5%, non può sviluppare ulteriormente la sua economica proprio per
insufficienza di personale altamente qualificato. Per questo Nhan ha
formulato un programma che permetta a 20mila giovani vietnamiti di ottenere
il dottorato entro il 2020. Egli spera che la metà dei candidati selezionati
possano studiare in Giappone, negli Stati Uniti e in Europa.

La speranza del vice-ministro vietnamita ha trovato sostegno immediato nel
governo giapponese. Kazuto Tsukamoto, analista del quotidiano Asahi, scrive:
“Il Giappone spera così di approfondire le relazioni bilaterali offrendo la
possibilità di elevata istruzione a giovani vietnamiti di talento, che a
loro volta contribuiranno alla sviluppo della società giapponese”.

Da parte sua, il Vietnam si aspetta che questi studenti si specializzino in
materie utili per lo sviluppo del paese quali l’informatica, l’ingegneria
meccanica, l’agricoltura e la medicina.


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