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Io araba vi dico: le donne non lottano più...da un articolo sul"giornale" ;-) *

Von: Reno (italian_dreamer@mailcity.com) [Profil]
Datum: 26.10.2009 18:13
Message-ID: <dbb9e374-427c-4d7a-983f-43c6995173e5@s21g2000prm.googlegroups.com>
Newsgroup: it.cultura.newage it.cultura.religioni
Interessante intervista ad una donna araba emancipata,la poetessa e
giornalista libanese Joumana Haddad,che ammette lo stato di
subalternita'  delle donne arabe in burka,ma ritiene anche non
liberissime come vorrebbero far credere le "moderne" donne
occidentali...

articolo in particolare x Karman che legge solo "il giornale"...

articolo completo di Tommy Cappellini su IlGiornale,a:
http://www.ilgiornale.it/cultura/io_araba_vi_dico_donne_non_lottano_piu/26-
10-2009/articolo-id=393996-page=0-comments=1

Milano - Si è infervorata, la poetessa e giornalista libanese Joumana
Haddad, in Italia per la presentazione del suo Il ritorno di Lilith
(domani con Gad Lerner alle 18 alla Feltrinelli di via Manzoni),
quando ieri mattina, in una primaverile e domenicale via Solferino, le
ho detto: «Viviamo in un’epoca di enorme libertà, dove uomini e donne
possono condurre la vita che vogliono senza doverne rispondere a
nessuno. Non è che tutto questo tuo parlare di libertà e diritti
femminili traditi serve a eludere la discussione sul vero problema?».

Sgranando i suoi inconfondibili occhi mediorientali, Joumana Haddad -
responsabile delle pagine culturali del quotidiano An-Nahar,
caporedattrice della ormai leggendaria Jasad, rivista in lingua araba
dedicata al corpo e all’erotismo, nonché amministratrice del Premio
internazionale per il romanzo arabo - mi ha chiesto: «E quale sarebbe
il vero problema?».

Come vivere e amarsi in un mondo senza divieti?
«Purtroppo la libertà di cui parli è illusoria, per le occidentali
come per le arabe. In Occidente le donne vivono nell’illusione
confortante che le generazioni precedenti alla loro hanno già ottenuto
ogni libertà necessaria. Pensano che oggi la strada sia lì, spianata,
pronta per camminarci sopra. Questo le spinge a una visione molle del
mondo. Sono diventate pigre, incapaci di lotta collettiva e con
un’autostima bassa. Non capisco la loro autoindulgenza e mancanza di
ambizione. Ci sono delle eccezioni, ma non bastano».

E le donne arabe?
«Crescono in un’illusione diversa, ma simile: credono di non avere la
benché minima possibilità di scelta, che tutta la loro vita sia già
stata scritta, fin dalla nascita. E anche in questo caso sviluppano
una visione molle del mondo. Sto un po’ esagerando, gli stereotipi
sono sempre esagerati, ma in entrambi i casi le due illusioni limitano
la consapevolezza e quindi la libertà femminile. Alle arabe viene
detto: questi sono i nostri valori, devi comportarti così, vestirti
così. Alle occidentali viene detto: come sei bella, cerca di non avere
neanche una ruga. Be’, sono entrambe sfortunate».

Una sfortuna con cui molte, qui, vanno d’accordo...
«Anche in Libano, che grazie alle numerose influenze culturali è un
po’ un’eccezione tra i Paesi arabi. Lì come qui posso vedere donne ch
e
vanno ogni giorno in discoteca, fanno il lavoro che vogliono, si
vestono come gli pare, scrivono di tutto. Li chiamo regalini
“esplosivi”, che distraggono le donne dalla loro vera libertà».

Ma che non sia semplicemente questa, la libertà che infine vogliono?
«Quando una donna mi dice che è felice di portare il burqa oppure
felice di umiliare il proprio corpo sui mass media, non ci credo,
penso che non sia cosciente di se stessa. Perché questi due casi - il
burqa e il tritacarne mediatico - che sono il più diffuso modello
visibile dell’essere donna nei due rispettivi mondi, alla fine sono
dei modelli negativi. Il trattamento caricaturale che la femminilità
subisce sui media occidentali, per esempio, la sta trasformando in un
anti-femminilità. È un vero e proprio lavaggio del cervello, simile a
quello arabo. La libertà di cui parlo e scrivo è diversa».

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