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Ambiente ed energia:finalmente si produrra' da alghe e piante!

Von: Reno (italian_dreamer@mailcity.com) [Profil]
Datum: 11.05.2008 16:16
Message-ID: <54de06ac-78e8-405e-b885-3eb16d0fa89d@d45g2000hsc.googlegroups.com>
Newsgroup: it.cultura.newage
Come tutti sanno,stiamo per finire il petrolio che,ormai e'
dimostrato,ha avuto origine da piante ed alghe "(cit.)cresciute tra i
200 e i 400 milioni di anni fa e conservate nel suolo in mancanza di
ossigeno"... Ebbene,i nostri scienziati(quelli seri,non gli
"integralisti scientifici" che rifiutano le "novita') hanno scoperto
come succede in natura questa trasformazione,e stanno riproducendola
con successo..(Bellissimo articolo;-)

da un articolo su La Stampa del 9 Maggio 2008,a:
http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/ambiente/grubrica.asp?ID_blog
=51&ID_articolo=689&ID_sezione=76&sezione=Ambiente

Energia, si può produrre da alghe e piante!

ROMA :È possibile produrre energia utilizzando la luce solare
assorbita in eccesso da alghe e piante. Lo dimostra uno studio
pubblicato su Science che spiega il meccanismo molecolare regolatore
dell’assorbimento dell’energia solare nelle piante, grazie
all’individuazione dei geni che ne determinano il processo.

La ricerca è frutto della collaborazione che per due anni ha visto i
ricercatori del Dipartimento Scientifico e Tecnologico dell’Università
di Verona e dell’Università di Berkeley in California lavorare insieme
per potenziare, attraverso tecniche di biogenetica, l’efficienza con
cui piante ed alghe raccolgono l’energia, aprendo orizzonti
interessanti alla produzione di bio-combustibili.

I gruppi di ricerca sono stati diretti a Verona dal prof. Roberto
Bassi, docente di Fisiologia vegetale specializzato in ingegneria
proteica e dal prof. Graham Fleming a Berkeley, pioniere nella misura
di eventi ultrarapidi con il laser. Il gruppo veronese, in
particolare, ha identificato una famiglia di geni che, quando
inattivati, producono piante incapaci di trasformare in calore la luce
assorbita. Matteo Ballottari, neo-dottorato in biotecnologie
industriali e ambientali, è riuscito a produrre in provetta le
proteine codificate da questi geni e a dimostrarne l’attività con
misure effettuate a Berkeley.
Allo stato normale, infatti, queste proteine fotosintetiche sono in
grado di «misurare» la luce cui sono esposte e di attivare un
meccanismo dissipativo di difesa trasformando l’energia in eccesso in
calore.

Nei foto-bioreattori, sistemi colturali che utilizzano la radiazione
solare per la crescita di microrganismi fotosintetici, le alghe ad
esempio vengono cresciute in massa ma dissipano in calore la maggior
parte dell’energia solare assorbita. L’importanza della scoperta
consiste nell’aver identificato i geni responsabili di questo
meccanismo dissipativo di difesa, su cui intervenire con tecniche di
genetica per trasformare in energia chimica e quindi biomassa il
calore altrimenti disperso.

«Agendo sulla sensibilità dell’“interruttore” che governa questo
processo - spiega il prof. Bassi - si potrà regolare l’efficienza
della trasformazione della luce solare da parte degli organismi
fotosintetici ed adattarle alle esigenze della crescita nei
fotobioreattori per produrre biocombustibili. Già nel 2005 nel nostro
laboratorio Luca Dall’Osto, oggi ricercatore, ha dimostrato che
l’inattivazione dei meccanismi regolativi portava ad una maggiore
crescita delle piante a bassa luce». La scoperta è di grande attualità

dato che petrolio e carbone, ormai in esaurimento, derivano
rispettivamente da alghe e piante cresciute tra i 200 e i 400 milioni
di anni fa e conservate nel suolo in mancanza di ossigeno. Di recente
si sono moltiplicate le ricerche che mirano a produrre biocombustibili
da alghe e piante, ma le rese sono ancora basse proprio a causa del
meccanismo dissipativo messo in atto dagli organismi fotosintetici. Ai
fini applicativi, un ulteriore aspetto interessante consiste
nell’utilizzo del principio scoperto per la produzione di pannelli
solari più efficienti, composti da celle prodotte con coloranti di
origine biologica.

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