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Salute:Depressione,meglio l'Amore che le pillole...

Von: Reno (italian_dreamer@mailcity.com) [Profil]
Datum: 11.05.2008 16:58
Message-ID: <c0a7e2d7-5ff6-43e0-b684-e166d2a3d53a@a70g2000hsh.googlegroups.com>
Newsgroup: it.cultura.newage
da un articolo di ROSALBA MICELI del 2/5/2008 su LA Stampa,a:
http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/hrubrica.asp?ID_b
log=48

Biologia delle relazioni interpersonali:

Il nostro cervello e la nostra mente sono plasmati continuamente dalle
interazioni quotidiane, ancor di più dalle relazioni che producono
apprendimenti significativi. Se il processo di comunicazione è
descrivibile in chiave psicologica e umanistica, altrettanto
importante appare la dimensione biologica. Abbiamo bisogno di vedere
per credere, e le implicazioni biologiche di una relazione affettiva
con una funzione stabilizzante sul tono dell’umore o di regolazione
emotiva, come può realizzarsi in una psicoterapia, a livello di
circuiti e centri cerebrali, cominciano ad essere svelate e confermate
dalle immagini ottenute con le nuove tecniche di visualizzazione
cerebrale.

E’ possibile dunque studiare la biologia della relazione e della
psicoterapia, superando la visione storicamente dicotomica del
rapporto mente-corpo e mente-cervello? “Molti sono rimasti sorpresi e
colpiti a riguardo - afferma Massimo Biondi, direttore del
Dipartimento di Scienze psichiatriche e Medicina psicologica
dell’Università “La Sapienza” di Roma - in realtà questa non è u
na
novità dal punto di vista concettuale, senz’altro lo è dal punto di
vista della concreta visualizzazione degli effetti che una
psicoterapia ha di fatto sul cervello. Vi è una serie crescente di
evidenze che potrebbe suggerire come esista un comune principio
organizzatore delle diverse terapie, farmacologiche e psicoterapiche,
e una matrice finale comune di esse, sebbene attuate secondo metodi
differenti”.

Dello stesso avviso Boris Cyrulnik, neuropsichiatra, direttore delle
ricerche in etologia clinica all’Università di Toulon-Var, famoso in
tutto il mondo per l’abilità di raccontare attraverso le storie ed i
libri le sue teorie, in particolare la teoria della resilienza (le
condizioni biologiche, affettive e culturali che modificano la
recettività di un organismo, rendendolo capace di affrontare e
superare situazioni fortemente problematiche): “Chi era riuscito a
dominare le proprie emozioni con l’aiuto di uno psicoterapeuta o di un
farmaco, ha imparato a dominare il proprio dolore, a poco a poco,
parola dopo parola, affetto dopo affetto, molecola dopo molecola, e
ciò ha diminuito il tasso di cortisolo evitando l’atrofia delle
cellule ippocampiche. Agendo su qualsiasi punto del sistema
relazionale, sulla cellula nervosa, sul modo di vedere le cose o
sull’ambiente circostante, è possibile stimolare nuovamente la
secrezione di BDNF (Brain Derived Neurotrophic Factor) che alimenta il
cervello”. (Di carne e d’anima, Frassinelli).

Abituati a rappresentarci biologicamente i fenomeni mentali in termini
di neuroni, sinapsi e molecole, può sembrare un paradosso avanzare
l’ipotesi, sostenuta da Biondi in più occasioni, che “la terapia più

biologica a livello fine neuronale, di plasticità molecolare, di
rimodulazione di circuiti e reti neurali, non sia in realtà quella
farmacologica, bensì la psicoterapia”. Siamo ancora in una fase
sperimentale, condotta principalmente nel campo dei disturbi ansiosi e
delle sindromi depressive.

A prescindere dalla relazione terapeutica, qualcosa di strutturalmente
profondo può avvenire durante il periodo sensibile creato da un
innamoramento. “Anche a livello biologico, la relazione amorosa offre
una possibilità di metamorfosi o cambiamento di direzione - scrive
Cyrulnik - l’intensità emozionale e le secrezioni ormonali hanno un
effetto sul cervello che corrisponde ad una nuova sinaptizzazione,
ovvero all’attivazione di vie neurologiche dapprima non coinvolte nel
circuito sinaptico. Tutto è predisposto per agevolare una nuova
impronta, una seconda possibilità, ossia quella di modificare le
rappresentazioni negative di sé acquisite nel corso dell’infanzia per
intraprendere un nuovo stile di socializzazione e ciò spiega la
possibilità di resilienza offerta dall’amore”. (Parlare d’amore
sull’orlo dell’abisso, Frassinelli).

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