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Re: Fiorelisa povelaclista ^ ^

Von: Epimeteo (epmt@tin.it) [Profil]
Datum: 04.07.2008 07:04
Message-ID: <486daf5c$0$40306$4fafbaef@reader5.news.tin.it>
Newsgroup: it.cultura.linguistica.italiano
"ADPUF" <flyhunter@mosq.it> ha scritto nel messaggio
news:486d53c5$0$40158$4fafbaef@reader1.news.tin.it...
> 08:22, mercoledì 2 luglio 2008, Epimeteo:
>> "implicazioni" (implicationes) che fanno una "piega"
>> (plicare), nel senso che "pli" diventa "pie", ma in questo
>> momento non mi viene in mente un "esempio" (exemplum) in cui
>> "-plere" diventa "-pere", come se da "complere"
derivasse un
>> ipotetico "compere" e non "compiere". Comunque ci
penserò
>> tutto il giorno, "dall'alba a compièta" (hora completa).

> Pare che noi furlani siamo ancora "latini", siamo evolvuti (?)
> poco, insomma dei Gneanderthal che conservano la L in questi
> casi.

Non lo sapevo: puoi fare qualche esempio?

> Forse anche in Sardegna è così?

Non mi pare o, almeno, non sempre, anche perché di Sardegne ce ne sono
diverse e con lingue diverse.
Insomma, tra logudurese e campidanese (e altre varianti) ci sono differenze
che per me spesso sono incomprensibili.
Per quel poco che ne so io, frequentatore del mondano mondo dell'Amaddalena
(dove più che il sardo si parla l'inglese americano), "piovere" si dice
"pròere" o forse "pròghere", mentre "pieno" si
dice "pienu" o addirittura
"prenu".
Per non sbagliare, ovviamente "acqua" si dice "abba"...

>> "Che pére!"
>> (cit. da un film di Alvaro Vitali, detto Pierino, da
>> Pietro-Petrus)

> Di chi erano le pere?

Ufficialmente e per contratto, di Edwige Fenech, ma ho il sospetto che in
certi primi piani ci rifilassero le pere di qualche controfigura ben dotata.

> (Par furlan Pieri=Pietro, piere=pietra; ecco, evolvendo abbiamo
> perso la T...)

... e cambiato a capocchia (tu mi dirai che in questo c'è una logica
stringente, magari evocando qualche "caso" latino) la vocale finale.

Ajò!
Capito mi hai?

Epimeteo
---
"... in sos muntonarzos, sos disamparados
chirchende ricattu, chirchende
in mesu a sa zente, in mesu
a s'istrada dimandende...
Sa vida s'ischidat pranghende
bois fizus 'e niunu
in sos annos irmenticados..."
(cit. pranghende, cioè piangendo, dal latino "plangere")







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