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Re: i lacci degli stivali - 2

Von: Davide Pioggia (duca_d_auge@yahoo.com) [Profil]
Datum: 23.06.2008 13:45
Message-ID: <21M7k.13883$Ca.14192@twister2.libero.it>
Newsgroup: it.cultura.linguistica.italiano
GraZia ha scritto:

>>  "C'è questo ragazzo che..." come se la scena si svolgesse
>> di fronte agli occhi di entrambi, e il narratore potesse indicare
>> "questo" ragazzo con un dito.

> E' vero. Come possiamo considerarlo? Una specie di raffozativo?

Quando si dice:
«Passami quell'attrezzo...»
l'uso di 'quel' potrebbe far pensare a un dito puntato, a un contesto
deittico. Invece se uno ti dice una cosa del genere lo può fare anche
senza puntare il dito, purché poi prosegua nel modo seguente:
«Passami quell'attrezzo che è sul tavolo»
o in qualche altro modo analogo.

Così facendo il dimostrativo della principale non ha più bisogno di essere
accompagnato da una indicazione, poiché tale indicazione viene svolta
dalla relativa, la quale a sua volta sarebbe indeterminata se non facesse
riferimento all'antecendente. Dunque anziché avere una deissi si ha una
correlazione.

Avremmo anche potuto iniziare a raccontare così:
«C'è 'sto ramo del lago dl Como, che volge a mezzogiorno...».

Il fatto che queste forme siano diffusissime a livello popolare, spiega
per quale motivo le lingue tendano a produrre un uso ridondante dei
dimostrativi, congalandoli poi nell'articolo determinativo. Se noi usiamo
l'articolo determinativo è perché i nostri antenati che parlavano il latino
popolare mettevano _ille/illa/illud_ dappertutto, ponendo correlazioni,
anafore e catafore. Avremmo anche potuto rafforzare il tutto dicendo:
«C'è 'sto ramo del lago di Como, quello che volge a mezzogiorno...»

Non solo, ma se analizziamo il determinativo italiano _questo_ scopriamo
che esso deriva dalla espressione popolare _eccum istum_. Si usava dunque
il dimostrativo _istum_ rafforzato con il dimostrativo per eccellenza, che
era _eccum_. Questo _eccum_ a sua volta non era più l'_ecce_ della lingua
classica, ma si era formato a livello popolare dalla unione di _ecce_ con un
dimostrativo, tant'è che _eccum_ con il significato di _ecce hunc_ si trova
anche nella lingua colta. In _eccum istum_ c'era dunque 'ecco questo
questo'.

Ma non è finita, perché già _ecce_ presenta il suffisso _-ce_, il
quale
da solo avrebbe valore dimostrativo. Quanto alla prima parte di _ecce_,
si tratta quasi certamente della assimilazione di una radice dimostrativa
_ed-_, oppure della particella dimostrativa latina _en_, che già da sola
vale 'ecco'. Dunque già _ecce_ era stato rafforzato dall'uso,
e etimologicamente era 'ecco ecco'.

Ne viene che dal punto di vista etimologico _questo_ sta per
'ecco ecco questo questo'.

D'altra parte quel suffisso _-ce_ lo si ritrova di nuovo a rafforzare una
radice dimostrativa in _hic/haec/hoc_, che deriva da _hice/haece/hoce_,
e in tanti altri pronomi e avverbi che sarebbero già di per sé dimostrativi,
ma che la lingua popolare ha sentito il bisogno di rafforzare ogni qualvolta
la consuetudine tendeva a far scemare la "forza dimostrativa".

Come dicevo, se c'è un dimostrativo c'è sempre una deissi (cioè una
qualche
indicazione extralinguistica determinata dal contesto) oppure un rimando
anaforico o cataforico. E questo vale anche quasi sempre con gli articoli
determinativi, perché se noi iniziamo così:
«Il ramo del lago di Como che volge a mezzogiorno...»
capiamo lo stesso e la costruzione sintattica è impeccabile, anche se la
percepiamo come "troppo debole" (ma in latino con _ille_ - da cui deriva
appunto l'articolo determinativo italiano - sarebbe stata quasi "troppo
forte", e forse si sarebbe usato _is_).

Ci sono lingue, come l'inglese, nelle quali l'uso dell'articolo mantiene
sempre una qualche funzione dimostrativa, tant'è che esso si evita proprio
nelle circostanze in cui non potrebbe svolgere quella funzione. Ad esempio
noi diciamo «*L'*oro è un metallo» ma in inglese si dice «Gold is
a metal»,
senza articolo determinativo. Invece si dice «*The* gold of this watch is
of 18 karats», perché si sta parlando di *quel* particolare oro di cui
è costituito il nostro orologio. Analogamente laddove noi diciamo
«Preferisco *il* cane a*l* gatto» gli anglosassoni dicono
«I prefer a dog to a cat».

È pur vero che in inglese accanto alla forma più consueta «A dog is a
man's
best friend» si incontra anche la forma «*The* dog is a man's best
friend»;
ma proprio perché altrove l'articolo determinativo non si usa, forme
particolari come queste devono essere intese in senso dimostrativo,
riferite a "il Cane", inteso come rappresentante universale di tutta
la specie canina, una sorta di idea platonica.

Ora, se se questo vale per l'inglese qualcuno potrebbe dire che allora è
sempre vero anche per l'italiano, per cui chi dice «Preferisco il cane al
gatto» starebbe dicendo «Preferisco il Cane al Gatto», evocando *quel*
particolare Cane e *quel* particolare Gatto che stanno fra le idee eterne
e di cui partecipano tutti i singoli cani e gatti. A me questa lettura tutto
sommato può stare bene, anche perché così facendo si arriva alla
conclusione
che anche in italiano l'articolo determinativo ha conservato in ogni
circostanza la sua funzione dimostrativa, dopodiché il fatto che l'italiano
rispetto ad altre lingue faccia un uso maggiore dell'articolo determinativo
sarebbe da attribuire, per così dire, a un "eccesso di platonismo".

--
Saluti.
D.


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