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Che tristezza il finale

Von: augustobenemeglio (19456invalid@mynewsgate.net) [Profil]
Datum: 07.05.2008 00:02
Message-ID: <2008050622024319456@mynewsgate.net>
Newsgroup: it.cultura.libri
Di politico ,nel "Gattopardo",  contrariamente alle apparenze , direi
che non c'è praticamente nulla ( il principe di Lampedusa - parlo di
Tommasi , ma anche di Don Fabrizio , che è il suo alter ego- era un
uomo colto , che conosceva bene almeno tre lingue e tutta la
letteratura francese , che aveva riscoperto Verga Cervantes , De
Roberto e Pirandello , un uomo estremamente vitale , ma ormai al
tramonto , un impasto di curiosità e tenerezza del vivere con la
disincantata ironia venata di scetticismo dell'aristocratico.
Ma che tristezza, il finale del Gattopardo! Quel cane imbalsamato
gettato dalla finestra ...E' come il sogno della vita che si disfà,
cola i suoi colori e diventa un impasto scuro di materia vischiosa. Dà
quasi l'idea di trovarsi di fronte al ritratto di Dorian Gray...E' la
fine di un'epoca, è la fine di un'idealità, di uno stile, ma anche -
ripeto - la fine del sogno stesso della vita di Concetta e di tutta la
famiglia ( di ciò che rimane) Salina...
Visconti , nella trasposizione filmica , ha capito benissimo che
l'altezza poetica della figura creata da Lampedusa soverchiava , per
coerenza artistica ,le idee espresse dal personaggio e il suo sforzo è
stato di accentuare ( caricare?) nel principe Salina la consapevole
malinconia di stare assistendo al crollo del mondo senza ritorno, e di
essere un po' il simbolo di quell'età di trapasso tra il vecchio e il
nuovo, in cui la nausea della vita si veste di disperato orgoglio. In
questo " taglio" tipicamente viscontiano , c'è tutta la sua
predilezione per i caratteri colti nel momento della crisi, la
nostalgia aristocratica per le forti personalità, siano esse patrizie
o plebee , mentre è impietoso verso le classi di mezzo.
Se vogliamo, forse con un po' di forzatura , possiamo dire che
Lampedusa percorre un itinerario manzoniano che approda però ad un
esito antitetico. Lo fa del resto in un paesaggio barocco e spinoso ,
pieno di guglie moresche e dolmen di fichi d'india, in  una "luce
luttuosa del sole che arroventa". C’è anche  un po’ di nostalgica
tenerezza, in questo gattopardo, che forse non è mai esistito , che
forse ha solo sognato. E tuttavia rimane  la grandezza di questo
romanzo, che per me non è fuori tempo, polveroso , decadente ,
superato, ma conserva intatti i suoi valori estetici morali poetici.
E' un testamento - come disse Bo – “che vale come testimonianza di
vita ben spesa , se si spende bene il tempo a cercare di capire le
cose nella luce della poesia e in quella della morte"


--
augusto


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