decadentismo vs. postmodernismo
Von: Angelo (angelo.martini@katamail.com) [Profil]
Datum: 29.01.2008 10:29
Message-ID: <GlCnj.4476$Xg7.2046@tornado.fastwebnet.it>
Newsgroup: it.cultura.letteratura.italiana
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Salve a tutti! Spero di fare una domanda pertinente. Avrei bsogno di un chiarimento. Leggo queste due definizioni: *Con il termine Decadentismo si definiscono tutti quei movimenti artistici e letterari sviluppatisi in Europa a partire dalla seconda metà dell'Ottocento fino agli inizi del XX secolo che si contrappongono dialetticamente alla razionalità del positivismo scientifico. Come correnti legate al Decadentismo si affermano: l'estetismo, il "superomismo, il "simbolismo". *Postmodernismo è un termine la cui origine risale agli anni trenta. Accademici e storici per lo più descrivono il postmodernismo come una corrente di pensiero caratterizzantesi per la contrapposizione con il modernismo. Il pensiero modernista riconosce un'importanza suprema ad ideali come la razionalità, l'obiettività, ed il progresso, e ad altre idee di derivazione illuministica, idee caratterizzanti le correnti del positivismo e del realismo ottocentesco. A me pare di scorgere, oltre ad una continuità temporale, una certo comune denominatore anti-positivistico nelle due correnti di pensiero. Peraltro, altrove, leggo, in riferimento al postmodernismo, qunto segue: "Questo progetto di emancipare il mondo e la vita a partire dall'idea spinge l'uomo "moderno" a volere una realtà totalmente illuminata dal concetto, in cui si esprima compiutamente la potenza della ragione. La modernità, tempo del sogno emancipatorio, diventa perciò anche e inseparabilmente il tempo delle visioni totali del mondo, delle ideologie. L'ideologia presume di avere la chiave della scienza, e quindi di poter spiegare tutto, dando senso a tutto, illuminando il mondo e la vita. Proprio però perché spinge la luce della ragione ad abbracciare l'intera realtà, fino a stabilire l'equazione compiuta fra l'ideale e il reale, l'ideologia diventa necessariamente violenta. Ed è precisamente l'esperienza storica dei totalitarismi ideologici a produrre la crisi della ragione moderna. Il pensiero totalmente illuminato si risolve in causa di trionfale sventura: lungi dal produrre emancipazione, genera dolore, alienazione e morte. L'ebbrezza del senso cede il posto alla sua inesorabile crisi. Si profila così l'estremo volto della crisi epocale del secolo che volge alla fine (1900): il volto della décadence. Così la descrive un autore «Non essendovi nulla di durevole, vien meno il fondamento della vita storica, cioè la fiducia, in tutte le sue forme. E poiché non si ha fiducia nella verità, la si sostituisce con i sofismi della propaganda. Mancando la fiducia nella giustizia, si dichiara giusto ciò che conviene... Tale è la situazione del nostro tempo, che è un tempo di vera e propria decadenza»[1]. La decadenza non è l'abbandono dei valori, la rinuncia a vivere qualcosa per cui comunque si pensa che valga la pena di vivere. Ben più sottilmente, essa priva l'uomo della passione per la verità, gli toglie il gusto di combattere per una ragione più alta, lo spoglia di quelle motivazioni forti che l'ideologia ancora sembrava offrirgli. La decadenza vorrebbe persuadere ad un ottimismo ingenuo, universale, che non ha bisogno di tenere ferma la negatività dell'avversario, perché tende solo a piegarlo al proprio calcolo e al proprio interesse, senza curarsi della verità. La décadence svuota di forza il valore, perché non ha interesse a misurarsi con esso: essa tende a portare gli uomini a non pensare più, a fuggire la fatica e la passione del vero, per abbandonarsi all'immediatamente fruibile, calcolabile col solo interesse della consumazione immediata" Vi chiedo: ma la decadenza di cui si parla in quest'ultimo scritto, che relazione ha con il decadentismo di metà ottocento? Quale relazione tra decadentismo e postmodernismo? Quali differenze tra la "decadenza" del primo e quella del secondo? Grazie a tutti.[ Auf dieses Posting antworten ]
