Re: Destino
Von: Marco V. (marvas732002@yahoo.it) [Profil]
Datum: 28.01.2008 12:29
Message-ID: <479dbc83$0$4791$4fafbaef@reader4.news.tin.it>
Newsgroup: it.cultura.filosofia.moderato
Datum: 28.01.2008 12:29
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"samy_go" <samy_go@libero.it> ha scritto nel messaggio news:C3C2CCE5.12FF6%samy_go@libero.it... > Urge una delucidazione: > Che cosa è mai il destino? Proviamo ad ascoltare Emanuele Severino che, in quanto autore di "Destino della necessità", di destino se ne intende. <<Il verbo latino _destino_ è costruito sulla radice _sta_, che esprime appunto il senso fondamentale dello "stare". E nel significato del _destinare_ la particella _de_ non introduce l'idea della separazione (come ad esempio in _decidere_), o della mancanza (come ad esempio in _deesse_), ma ha il compito di rafforzare e di portare al massimo il senso indicato dal tema _sta_ [...]>>. [da "Destino della necessità", ed. Adelphi, pag. 131] Potremmo allora dire, per cominciare ad esporre il concetto di "destino" alle categorie filosofiche e alla loro critica, che il destino è la necessità che le cose che accadono accadano nel modo in cui accadono. L'affermazione di questa necessità, esclude i vari "avrebbe potuto non..." - esclude cioè quella cosa che viene solitamente chiamata "contingenza". >esiste davvero? Bella domanda. Innanzitutto dovremmo chiederci quale sarebbe il fondamento della affermazione della esistenza del destino. Noi vediamo "cose". Il destino riguarda le cose che accadono: si dice infatti "era destino che questa cosa accadesse" etc. E allora va detto che certamente il destino, se esiste, non...sta innanzi ai nostri occhi, così come vi stanno le cose di cui affermiamo l'esistenza (questo monitor, questo libro, questa tastiera etc.). Non c'è niente, di ciò che può accadere nel mondo, che possa implicare necessariamente l'esistenza [o la non esistenza] del destino. > Se per ognuno di noi e segnato un destino allora perchè avere degli scopi > nella vita? Una domanda analoga se la pone Aristotele nel "De interpretatione". L'affermazione della esistenza del destino equivale alla affermazione che <tutte le cose sono e divengono per necessità>>. Ora, per Aristotele, se così fosse, se cioè tutto fosse e divenisse <<per necessità>> [_ex anagkes_], allora <<non bisognerebbe né deliberare né darsi da fare perché in futuro ci sia questa cosa qui se avremo compiuto questa qui, e non ci sia se non avremo compiuto questa qui>>. ["Della interpretazione", cap. 9, trad. it. M. Zanatta, ed. BUR 2007] Il deliberare ed il darsi da fare hanno appunto a che fare con l'avere degli scopi. Per Aristotele è evidente che (1) ci sono cose il cui accadimento dipende dalle decisioni prese dagli uomini, e che (2) tali decisioni sono libere (perché libera è la volontà deliberante), nel senso che avrebbero potuto non essere prese. Per Aristotele, in sostanza, l'errore che fa sì che la necessità che di due affermazioni reciprocamente contraddittorie ("domani accadrà una battaglia natale"; "domani non accadrà una battaglia navale") l'una sia vera e l'altra falsa conduca al "fatalismo" sta in questo: i principi della logica ci impongono di dire non che "è necessario che domani accadrà una battaglia navale oppure è necessario che domani non accadrà una battaglia navale" (questo sarebbe il "fatalismo"), ma che "è necessario che domani accadrà o non accadrà una battaglia navale"). Tradotto in termini formali, dove A è l'accadimento in questione e N l'operatore modale "è necessario che": non si deve dire 'N(A) oppure N(non-A)', ma: 'N(A oppure non-A)'. In questo modo ad essere sottosto alla necessità non è o l'accadimento determinato A oppure la sua negazione, ma è l'alternativa tra essi. E dunque il futuro è determinato sì, ma determinato dall'alternativa tra un accadimento determinato A e la sua negazione non-A. Questa determinatezza del futuro non è che la sua libertà. Così Aristotele riesce a respingere il fatalismo. Ma rispetto a questa argomentazione aristotelica, un assertore della esistenza del destino può tranquillamente cominciare a contestare che le deliberazioni della volontà, cioè le decisioni, siano libere. > Inoltre, il destino si puo cambiare?o nulla possiamo contro di esso? Se il destino esiste, allora se qualcosa fosse fatto contro di esso, sarebbe stato destino che questa cosa che nega il destino fosse fatta. La negazione del destino si autonega. L'espressione "cambiare il destino" si riferisce, in genere, alla possibilità di modificare l'elemento iniziale di una catena causale. Se abbiamo una catena causale A1=>A2=>...An-1=>An, allora possiamo dire che *se* accade A1, allora "è destino" che accada An; e che non è affatto detto che A1 "sia destino" che accada, proprio perché A1 è l'inizio di una catena causale, il quale non è preceduto da un altro termine. Ma in quest'uso linguistico, si presuppone in sostanza che l'accadimento di A1 sottostia alla, o dipenda dalla, libera determinazione della volontà - dove la libertà della volontà può essere intesa proprio come la facoltà di dare spontaneamente inizio, tramite un'azione, a catene causali. Saluti, Marco[ Auf dieses Posting antworten ]
