Racconto: La verità
Von: mauchat1 (ma...@inwind.it) [Profil]
Datum: 18.07.2008 11:16
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L'aula magna quella mattina era gremita all'inverosimile. Indiscrezioni trapelate da alcuni giorni avevano creato un'attesa febbrile attorno alla conferenza che di lì a poco il professor Clever Ant, il più stimato archeologo del momento, avrebbe tenuto davanti al Comitato Centrale riunito in assemblea consiliare. Da più parti, infatti, si annunciavano rivelazioni clamorose circa l'esistenza della mitica razza intelligente che, migliaia d’anni prima, avrebbe abitato il pianeta, scomparendo poi misteriosamente. Osteggiata da buona parte degli studiosi, irrisa come mera leggenda dalla scienza ufficiale, la tesi caldeggiata dal professor Ant era stata relegata tra le favole, anche perché nessuno, nemmeno lui, era stato in grado, almeno fino a quel momento, di produrre prove inconfutabili delle sue caparbie teorie. Ora, però, si era sparsa la voce che Ant, nel corso della sua ultima spedizione, avesse rinvenuto nel cuore di una foresta inesplorata i resti di una delle grandi città di quella razza scomparsa, riportandone un reperto che avrebbe dimostrato una volta per tutte la veridicità delle sue asserzioni. Non appena il professore fece il suo ingresso nella sala, seguito da un nugolo di assistenti che con religiosa attenzione portavano sulle spalle un grande oggetto coperto da un panno, il brusio generale divenne immediatamente un silenzio sospeso e carico di aspettative. Con studiata lentezza, Ant raggiunse il podio al centro della sala, restò un lungo istante a fissare in silenzio i suoi interlocutori, quasi per accrescerne la curiosità e l'attesa, e solo quando percepì che la platea era tutta per lui cominciò a parlare. Da tempo, ormai, lui e i suoi collaboratori erano sulle tracce della civiltà evoluta, che per due milioni di anni aveva dominato l'intero pianeta e di cui qualcuno si ostinava a negare ancora l'esistenza. Fino ad allora le ricerche si erano dimostrate inconcludenti perché i suoi predecessori avevano commesso un fondamentale errore di prospettiva: avevano cercato una specie delle loro stesse dimensioni. Invece, si trattava di esseri di mole smisurata, grandi almeno "centomila volte" più degli attuali abitanti della Terra. Un mormorio scettico e incredulo aleggiò nella sala, ma Ant attese paziente che si smorzasse, poi riprese e lo fece con una frase ad effetto: chi, fra quanti si trovavano nella sala in quel momento, poteva negare di avere impresso nel proprio codice genetico, contro ogni razionalità, il ricordo atavico e terrificante di quelle ombre ciclopiche, che un tempo si aggiravano nel pianeta e che, abbattendosi indiscriminatamente su di loro, seminavano panico e morte? Chi, ancora oggi, pur a distanza di migliaia d'anni dalla loro estinzione, si sentiva davvero immune dalla sensazione di precarietà della vita in cui quegli esseri smisurati avevano tenuto i loro lontani progenitori? Stavolta il brusio che seguì alle sue parole infuocate fu di sconcertato consenso. Ant capì di averli tutti in pugno e riprese incalzante: quel terrore ancestrale per ogni cosa che fosse immensa e quel senso di destino incombente ed imperscrutabile, comune a tutte le specie e così ricorrente in ogni parte del pianeta, non era forse la prova migliore dell'esistenza dei giganti? Quelle che per milioni di anni tutti loro, persino i più avveduti scienziati, avevano creduto solo montagne, vallate e deserti, erano in realtà le ciclopiche costruzioni di quelle genti: erano le loro case, le loro strade, le loro città. Sì, quella razza era esistita davvero e lui adesso ne aveva finalmente le prove, aggiunse indicando alla platea il grosso involto che i suoi collaboratori avevano portato nella sala. Ant vide soddisfatto che mille occhi in platea si erano posati trepidanti sull'oggetto misterioso e allora, dopo una pausa sapiente, con un gesto teatrale tirò via lui stesso il telo che lo celava agli sguardi guizzanti di curiosità. Sotto, c'era un grande rettangolo nero, sottile, simile ad una gigantesca lastra di antracite, ma di un materiale sconosciuto, leggero. In alto, l'oggetto presentava una teoria di riquadri a specchio, sotto ai quali si allungava un rettangolo grigio, come uno schermo opaco, mentre la facciata era tempestata di cerchi in rilievo, disposti ordinatamente su varie file sovrapposte e sui quali erano stampigliati simboli sconosciuti. La sala piombò in un esterrefatto silenzio ed Ant ne approfittò per fare un cenno all'assistente, che subito si precipitò a spalancare un'apertura, permettendo ad un raggio di sole di irrompere aspro nel buio della sala. Senza una parola, il professore si arrampicò agilmente sul reperto e pigiò senza sforzo su uno dei cerchi aggettanti, quello contraddistinto dal colore rosso. Come per incanto l’oggetto sembrò prendere vita, materializzando sullo schermo un evanescente segno ovale. Mentre i presenti si abbandonavano ad esclamazioni di stupore, Ant pigiò uno dopo l’altro sugli altri cerchi e i simboli che vi erano impressi, in una stupefacente sequenza, si riprodussero diafani sulla grigia superficie. Con ogni probabilità, concluse soddisfatto il professore, quello strano arnese funzionava con la luce del sole e serviva ai giganti... per fare i calcoli! Un applauso scrosciò lungo e fragoroso nella sala. Ant indugiò ad osservare le espressioni incredule e sconcertate dei suoi oppositori ed assaporò integralmente il gusto della vittoria. Adesso ne era certo: la Regina, che già da semplice operaio lo aveva promosso soldato, lo avrebbe sicuramente chiamato a far parte dei riproduttori, l'onore più grande per chi come lui aveva dedicato la vita intera alla ricerca. Certo, sapeva bene che dopo l'accoppiamento con la Regina lui sarebbe morto, ma non gliene importava nulla. In fondo, dopo la scomparsa dei giganti e la loro affermazione come razza dominante sull'intero pianeta, non restavano poi molte occasioni per guadagnarsi la stima dei propri simili e dare un senso alla morte. Ant si sfregò a lungo le antenne: non c'erano dubbi, ora poteva dirsi davvero una formica felice... -------------------------------- Inviato via http://arianna.libero.it/usenet/[ Auf dieses Posting antworten ]
