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carne e politica internazionale

Von: nahum (andrea.nahum@gmail.com) [Profil]
Datum: 17.02.2008 10:34
Message-ID: <d2d64162-3015-4c74-b57e-aa0ef92d83a5@j28g2000hsj.googlegroups.com>
Newsgroup: it.cultura.ebraica
Si fa in fretta a dire, anzi a cantare, E venne lo shochet che uccise
il bove. Le cose non sono mai così semplici, quando si ha a che fare
con l'arte della macelleria. State a sentire questa storia.
Nell'Ottocento il rabbino capo di questa città era il rabbino
sefardita, chiamato Rishon le-Zion e a cui spettavano una serie di
compiti - diciamo che, secondo il costume ottomano, governava gli
ebrei per conto delle autorità di Istambul, riscuoteva le tasse e
rappresentava gli ebrei nei confronti delle potenze europee, che a
metà dell'Ottocento iniziavano ad essere interessate a quel che
succedeva da queste parti. Ma nell'Ottocento inizia anche una
immigrazione di ashkenaziti - un primo gruppo di litvak, lituani,
arrivò nel 1812, si trasferì qui dalla Galilea, all'epoca devastata
dalla peste. Un altro terremoto, nel 1837, portò in città famiglie
ashkenazite che vivevano a Tiberiade e Safed, città a maggioranza
ebraica. Ferrovie e navi a vapore resero poi possibile per molti ebrei
russi trasferirsi a Gerusalemme. Che verso il 1870 era ormai a
maggioranza ashkenazita, mentre il titolo di Rishon leZion continuava
ad essere conferito al Hakham (rabbino capo) sefardita.
Da queste parti d'inverno fa un freddo che non ci credete, e d'estate
si crepa di caldo, insomma la vita non è facile, ci si ammala e tu
puoi pregare finché vuoi, sempre di curarti hai bisogno. Per non
parlare del fatto che hai bisogno di trovare casa ed in questa città i
turchi vietavano agli ebrei di costruire nuove abitazioni
(meravigliosa, la convivenza con gli ottomani, eh?). Ognuna delle
comunità ashkenazite - galiziana, ucraina, rumena e naturalmente
russa- aveva così proprie istituzioni assistenziali su base, diciamo
così "etnica" e che erano incaricate della tassazione. A capo di ogni
istituzione assistenziale ashkenazita (che si chiamano kollel ed
esistono ancora) c'erano ovviamente i rabbini delle rispettive
comunità. Il Rishon leZion -in maniera pragmatica- lasciava che i
rabbini ashkenaziti esercitassero la loro giurisdizione e
riscuotessero le tasse con il sistema dei kollel, per poi versarle
nella cassa comune.
I fondi provenivano dalle tasse pagate dai singoli capifamiglia ed una
delle tasse più importanti era, indovina un po', quella sulla carne.
Per ogni capo macellato si doveva versare una tassa apposita alle
autorità ottomane e una al Rishon leZion, che curava anche la
preparazione dei macellai ebrei - che senza la sua autorizzazione non
potevano lavorare. Questo significa che la carne che si consumava a
Gerusalemme (perlomeno quella venduta dai macellai) era macellata
secondo il sistema sefardita. Gli ashkenaziti hanno però regole più
severe, soprattutto per quanto riguarda la rimozione delle vene e dei
nervi: se qualcosa va storto, la carne non la puoi consumare. E quindi
che fai? La vendi.
Insomma, gli ashkenaziti avevano tanto a schifo i macellai sefarditi e
preferivano macellarsi la carne da soli in casa. Che poi però non
andava quasi mai bene. Come risultato il mercato della carne di
Gerusalemme era il più economico della zona e pure i musulmani
venivano da fuori per comprare la carne che gli ashkenaziti si
rifiutavano di consumare. Immaginatevi la gioia dei macellai
musulmani. La faccenda non poteva più andare avanti per molto, così
nel 1866 i rabbini dei kollelim chiesero alle autorità ottomane il
permesso di preparare dei loro macellai. Che significava per il Rishon
le Zion perdere mica poco, in termini di tasse ed entrate. Il Rishon
le-Zion dell'epoca, Haim David Hazan, li prevenne: chiese ed ottenne
dal console di Prussia l'assicurazione che la Prussia avrebbe difeso
il diritto degli ebrei a scegliersi i loro macellai, senza
interferenza da parte dei turchi - senonché gli ashkenaziti questo
chiedevano, che i turchi si intromettessero. Ma gli ashkenazi mica
stanno a guardare: eccoli scrivere una lettera, in italiano, ad un
torinese cristiano che viveva Gerusalemme e a cui davano l'incarico,
come si dice oggi, di difenderli e a rappresentarli in tutte le sedi
legali. A questo punto non è più una intromissione dei turchi, e si
profila all'orizzonte uno scontro tra Prussia e Stati sabaudi.
Ai primi di marzo, nel consolato di Prussia a Gerusalemme si
incontrano, per decidere della questione, Haim David Hazzan, i rabbini-
capi dei cinque kollelim, il console inglese -che non voleva perdere
l'occasione per ficcare il naso in faccende che potevano permettere
alla sua madrepatria di intervenire a difesa di qualcuno, ma
soprattutto ad intervenire- e il console austriaco -che idem. Volano
urla, insulti, si spaccano panche e sedie. Non credo si sia servito
carne, al limite avran bevuto un té.
Tutto inutile. Ma il console prussiano, Georg Rosen, mica si
demoralizza: scrive al pashà che ci sono questi ebrei, che ci sono
questi macellai, che ci sono questi rabbini e che c'è il Rishon leZion
da convicere. Evidentemente aveva cambiato idea nel corso del meeting
precedente, era passato dalla parte degli ashkenaziti; o forse gli
piaceva il ruolo di pacificatore - qualche passaporto prussiano i
kollelim potevano comunque vantarlo. Il pasha risponde che sì, a lui
interessa capirci di più (oh, quindi gli ashkenazi riescono ad avere i
loro macellai, penserete voi) ma ha sentito dire da fonti autorevoli
che gli ashkenaziti non sono ebrei (azz... mica fesso il Rishon
leZion!) e se è vero che in città si vende carne macellata da infedeli
che appartengono a una setta che non è di quelli del popolo del Libro,
la questione rischia di essere complicata.
Ora provate a immaginarvi i tre consoli europei, finiti per qualche
strana ragione in questo buco di c... di posto, dove il telegrafo c'è
ma non funziona, che non vedono l'ora di essere trasferiti dove c'è un
po' più di vita e le mogli non sbuffano che qua c'è solo da pregare. E
tocca a loro dare lezioni di storia ebraica al pashà. E in fretta,
perché anche lui, con somma soddisfazione della moglie, sta per
trasferirsi altrove. Rosen era una strana specie di erudito, pare
coltivasse l'idea di convertire gli ebrei al cristianesimo, insomma
lui qualcosa sapeva. Il console britannico si diede ammalato. Quello
austriaco faceva ruspondere a tutti che era in attesa di istruzioni da
Vienna.
E quando arrivò da Istambul il nuovo pashà, aveva con sé una bella
lettera firmata dal sultano, che assicurava al Rishon le-Zion ogni
autorità in materia di culto, carne compresa. E se non vi va,
rivolgetevi al Ministero degli Affari Esteri dell'Impero turco. Voi
non siete miei sudditi e va a sapé se siete ebrei.
Soltanto cinque anni dopo gli ashkenaziti otterrano il permesso di
macellare la carne secondo le loro usanze. Pare si sia mossa anche la
diplomazia di lingua tedesca che stava a Beirut. Il Rishon leZion
dell'epoca, che per ironia si chiamava Abraham Eshkenasi, ci poté fare
nulla. Di lì a poco, nel 1868, venne creato un rabbinato centrale
ashkenazita, riconosciuto dalle potenze europee ma non da Istambul, e
occupato da Samuel Salant, fino alla sua morte, nel 1909.

Queste ed altre storie in Arnold Blumberg, Zion before Zionism,
1838-1880, Syracuse Univ. Press, 1985

http://www.itempieleidee.blogspot.com/.
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