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geinomenoisin : traduzione del fr.80 di Alceo

Von: Marco V. (marvas732002@yahoo.it) [Profil]
Datum: 17.01.2007 13:01
Message-ID: <eol36l$q4$1@news.newsland.it>
Newsgroup: it.cultura.classica
Come molti di voi sapranno, è uscita ["I Presocratici", Bompiani 2006] da
poco la traduzione integrale in italiano, a cura di Giovanni Reale, del
celebre "I Presocratici" di Diels-Kranz. Sembra un eccellente lavoro sotto
molti punti di vista - peccato solo, per inciso, per alcuni refusi di
stampa presenti nel "saggio introduttivo" ad opera di Reale; refusi che
segnalano, casomai ce ne fosse bisogno, che i correttori di bozze non
lavorano più bene come una volta.

Ce ne dà un'ottima recensione Enrico Berti, sull'ultimo "Domenicale" de
"Il Sole-24 Ore" (14.01.2007). Qui ce ne interessa la conclusione:

<<Sarà interessante rilevare tutte le differenze tra le traduzioni
proposte da Reale e quelle proposte quasi quarant'anni fa da Giannantoni,
perché ce ne devono essere parecchie. Ad apertura di libro me ne è subito
saltata agli occhi una, quella concernente la testimonianza A s di Orgeo,
un paio di versi di Alceo secondo i quali Orfeo fece violenza al destino,
mostrando una fuga dalla morte "agli uomini che non sono più"
(Giannantoni) o "agli uomini che erano in fine di vita" (Reale). Il testo,
per altro per metà congetturato da Diels, reca _geinomenoisin_. Qual è la
traduzione giusta?>>.

Ora, il testo in questione (lo prelevo dall'opera curata da Reale) è il
seguente:
_to gar emmormenon Or<pheus ebiasdeto parph>ais andresi tois
geino<menoisin thanaton phygen>_.

Le parentesi acute racchiudono le parti del testo congetturate. Dunque
Reale (con la collaborazione di Ilaria Ramelli) ha tradotto (sia T2 questa
traduzione) la seconda parte (quella successiva a _ebiasdeto_) di questa
testimonianza così:
<<facendo apparire agli uomini che erano in fine di vita una via di scampo
alla morte>>.
Giannantoni traduce (sia T1 questa traduzione) invece, come ci dice Berti,
così:
<<[...] agli uomini che non sono più [...]>>.

Ora, quel _geinomenoisin_ è il participio aoristo secondo (nella forma
dativa) del verbo _gignomai_ - il verbo più...ontologico della lingua
greca dopo _eimi_. I significati fondamentali di _gignonomai_ sono:
_nascere_, _divenire_, _accadere_, _essere_. Quello che vorrei capire - e
lo domando ai grecisti del ng - è:

1. la traduzione T2 presuppone che quel _thanaton_ sia retto da
_geinomenosin_, e che dunque in quel verso sia presente il costrutto
"accadere qualcosa a qualcuno", dove il qualcosa che accade è, in questo
caso, la "morte"? (in questo caso, la traduzione letterale sarebbe:
<<facendo apparire agli uomini ai quali accadeva la morte una fuga>>). Se
la traduzione T2 non presuppone questo costrutto, come hanno fatto i
traduttori (cioè Reale e la Ramelli) a far saltare fuori quel <<agli
uomini che erano in fin di vita>> da _andresi tois geinomenoisin_? Come
hanno fatto, cioè, a far saltare fuori <<che erano in fin di vita>> da
_geinomenoisin_?

2. nella traduzione T1 quel <<agli uomini che non sono più>> traduce
solamente _andresi tois geinomenoisin_? (in questo caso _geinomenos_
varrebbe come _non essente più_, nel senso di _già stato_, _già
accaduto
(e dunque non essente più_). Oppure anche T1 presuppone il costrutto
"accadere qualcosa a qualcuno"? (in questo caso quel _thanaton_ sarebbe
retto da _geinomenoisin_, e la traduzione letterale suonerebbe così:
<<facendo apparire agli uomini ai quali era accaduta la morte una fuga>>).

Ovviamente, la dipendenza o meno di T1 e/o T2 dalla assunzione della
presenza, nel testo, del costrutto "accadere qualcosa a qualcuno", dipende
anche da altre valutazioni grammaticali, che per adesso tralascio (anzi,
che assegno come compito ai grecisti del ng:-)). Quello stesso doppio
accusativo _thanaton phygen_ dovrebbe essere preso in considerazione.
Quello che vorrei capire, attraverso la risposta alle domande 1. e 2., è
se un criterio meramente grammaticale può guidarci verso la traduzione
corretta di quella testimonianza di Alceo su Orfeo.
Successivamente, potrebbe essere interessante - da un punto di vista
filosofico, e ricordando che l'orfismo è collocato da molti autori alla
radice delle credenze sull'al-di-là e sulla relazione anima-corpo che
l'Occidente si è via via formato (nei testi di matrice orfica compaiono
insistentemente quelle paroline terribili che sono _psyché_ e _soma_)  -
domandarsi quale variazione di significato ci sia nella "violenza al
destino" tra il mostrare una "fuga dalla morte" agli "uomini che non
sono
più" ed il mostrarla agli "uomini che sono in fine di vita".

Ma adesso lascio, speranzoso:-), la parola ai grecisti del ng. (della
lingua greca ho solo reminescenze liceali, più o meno saltuariamente
rinfrescate dalle letture filosofiche).

Un saluto,

Marco


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