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I barbari sono tornati-Cristo e il lardo di Colonnata-Sgarbi sputtana l'atea ideologica

Von: donquixote (donquixote@tiscalinet.it) [Profil]
Datum: 16.11.2009 00:37
Message-ID: <4b0090b7$0$1116$4fafbaef@reader1.news.tin.it>
Newsgroup: it.cultura.cattolica
Uomovivo
Lo sapevate?
When the Nazi party began removing crucifixes from Bavarian schools
beginning in 1937, there was a strong reaction by Catholic Bavarians.
It culminated in the summer of 1941 with large protests.
In one particular town, a crowd of more than 500 confronted
the mayor after Mass, obtained the keys to the school, and restored
the crucifixes to their place of prominence.
Professor Ian Kershaw says in his bookPopular Opinion and Political
Dissent in the Third Reich: Bavaria 1933-1945 that the extent of
civil disobedience during this time was greater than at any previous
time during the Third Reich in Bavaria.


Uomovivo
Card. Caffarra: "Togliete anche il crocifisso, e l'uomo disprezzerà
se stesso" e cita Chesterton
«Togliete anche il crocifisso dai muri, togliete anche questo ricordo
e l'uomo non potrà che avere un profondo disprezzo di se stesso.
Non lasciamoci ingannare dalla retorica della giustizia, dei diritti,
e da simili cose. Sono orpelli».
Lo sottolinea «con molta tristezza» il card. Carlo Caffarra

http://cislunibo.files.wordpress.com/2009/05/caffarra_5.jpg

in un editoriale che compare su Bologna Sette, supplemento
domenicale al quotidiano cattolico Avvenire, curato dall'Arcidiocesi.
«Non è la prima volta - aggiunge Caffarra - che la Chiesa deve affrontare
momenti difficili, anche se credo che in una situazione di tale radicato
vuoto non si sia mai trovata». Ma la Chiesa «non ha paura di sfidare
questo mondo, perchè possiede l'unico messaggio che può convincere
l'uomo che la sua vita e la sua morte non sono un nulla.
Perchè la Chiesa sa che Dio ha tanto amato l'uomo da morire sulla croce».

«Togliete la possibilità all'uomo di stupirsi di frontea alla sua
dignità
che ha il fondamento su quell'amore che spinge un Dio fin sulla croce,
e a quel punto - afferma l'arcivescovo, citando il poemetto di Chesterton
'La ballata del cavallo bianco' - succederà che 'dall'onta scesa su Dio
e sull'uomo, dalla morte e dalla vita rese un nulla, riconoscerete
gli antichi barbari. Saprete che i barbari sono tornati».

Da Strasburgo a Mosca in difesa della Croce
di Antonio Gaspari
ROMA, venerdì, 13 novembre 2009 (ZENIT.org).-
Il movimento in difesa del crocifisso sta superando i confini italiani
e si sta diffondendo in Europa e nelle altre religioni.

In Italia, alla sentenza della Corte europea dei Diritti dell'Uomo di
Strasburgo in cui si chiede di rimuovere tutti i crocifissi dalle aule
scolastiche, è seguito un moto popolare in favore della Croce che ha
investito tutti gli ambiti sociali, politici, culturali e amministrativi.

E' notizia di mercoledì che questo moto di rivolta contro la sentenza
di Strasburgo si sta propagando in altri paesi d'Europa e tra le altre
religioni.

Sempre a Strasburgo, cinque eurodeputati italiani hanno firmato
una dichiarazione in favore del crocifisso che respinge la sentenza
della Corte dei Diritti dell'Uomo.

Secondo il regolamento possono essere solo cinque i proponenti della
dichiarazione. Ora affinché questa diventi un pronunciamento ufficiale
dell'Assemblea parlamentare dell'Unione europea, si hanno tre mesi
di tempo per raccogliere la metà più uno dei 736 eurodeputati.

Alle prime cinque firme, Sergio Silvestris, Mario Mauro, Davide Maria
Sassoli, Gianni Pittella e Magdi Cristiano Allam, si sono subito aggregati
Cristana Moscardini, Carlo Casini, Mario Borghezio, Erminia Mazzoni,
Gianluca Susta e Anna Zaborska.

Nella dichiarazione si chiede "di riconoscere il pieno diritto di tutti gli
stati membri di esporre anche simboli religiosi all'interno dei singoli
luoghi pubblici e delle sedi istituzionali, laddove tali simboli siano
rappresentativi della tradizione e della identità di tutto il Paese,
e dunque elementi unificanti dell'intera comunità nazionale,
rispettosi dell'orientamento religioso di ciascun cittadino".

All'iniziativa degli eurodeputati ha dato sostegno anche
il Ministro dell'Istruzione italiano, Maria Stella Gelmini,
la quale ha spiegato che la croce rafforza e non indebolisce
l'Europa.

La Gelmini ha difeso il diritto dell'Italia a fare ricorso perchè in Europa
ci sono sette o otto Paesi che hanno nella loro bandiera la Croce, per
questo "riteniamo del tutto insensato" il parere della Corte di Strasburgo
che "offende i popoli e le nostre tradizioni".

Nel frattempo in Italia continuano le manifestazioni popolari
in difesa della Croce.

Per sabato 14 novembre, a Verona, il gruppo "Con Cristo per la Vita",
facente capo al Movimento mariano Regina dell'Amore di Schio (VI), ha
indetto una marcia per la vita e per la difesa del crocifisso che partirà
alle 15:30 da piazza Brà per raggiungere piazza del Duomo.

Gli aderenti alla marcia percorreranno varie vie preceduti da un grande
crocifisso recitando il rosario e la coroncina della Divina Misericordia e
portando ciascuno in mano il simbolo della loro fede, cioè il crocifisso
sulla mano destra e il rosario sulla sinistra come scritto da S. Luigi
G. de Monfort.

Tra i tanti che stanno raccogliendo firme in sostegno del crocifisso
anche la rivista online "Riscossa cristiana".

Molto importante il sostegno della Chiesa ortodossa russa ai cattolici
che si battono per il crocifisso.

L'Arcivescovo Hilarion Alfeyev, che fa le veci del ministro degli esteri
del Patriarcato di Mosca, ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma
che "la Corte europea non ha il diritto di privare l'Europa di uno
dei suoi simboli" anche perchè il crocifisso "è sempre stato un
simbolo
di apertura e accoglienza", per questo motivo "siamo totalmente
solidali con la Chiesa italiana e il governo, che si sono già pronunciati
sulla vicenda".

Invece, nel numero di dicembre di "Mondo e Missione", la rivista dei
Pontificio Istituto Missioni Estere, Randa Ghazy, giovane scrittrice
musulmana, di origine egiziana ma nata in Italia ha scritto nella sua
rubrica "Biutiful Cauntry" che "il crocifisso, in ogni classe che ricordo
(dalle elementari fino al liceo) è sempre stato per me un simbolo
rassicurante, una proiezione della grandezza di cuore di Cristo".


ItaliaOggi
La Ue interferisce su Cristo come sul lardo di Colonnata
Di Massimo Tosti
La Corte europea di Strasburgo come strumento di un'Europa
impicciona e uniformatrice
Nel secolo scorso (il Medioevo prossimo trascorso) un intellettuale
liberale di modesto livello, Benedetto Croce, spiegava «perché
non possiamo non dirci cristiani».
Roba vecchia.
Oggi un aspirante premio Nobel (per la teologia o l'aritmetica,
si lascia libera scelta ai giurati di Stoccolma), Piergiorgio Odifreddi,
ribalta l'asserzione, formulando un nuovo postulato: «Perché non
possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)».
Aveva fatto il suo esordio in libreria con il «Matematico impenitente»,
per traslitterare poi l'aggettivo in quello più sfizioso di
«impertinente».
Poi è approdato alle questioni alte della coscienza e della fede,
abolendo la propria qualifica professionale, trasformandosi tout-court
in impertinente e basta.
Logico che sia stato lui, fra i primissimi al traguardo, a esprimere
pieno appoggio alla sentenza della Corte europea di Strasburgo.
Sembrava, in principio, che la sua dovesse restare una voce
pressoché isolata. La politica, salvo rarissime eccezioni, si è messa
in processione dietro il simbolo della Cristianità. Pier Luigi Bersani,
neosegretario del Partito democratico, ha deplorato la pronuncia
della Corte, difendendo «l'antica tradizione» e sostenendo che,
in questa occasione, il buonsenso è stato «vittima del dritto».
Scontati i giudizi dell'Udc e del Pdl, meritano di essere segnalati
i commenti della Lega, memore di una tradizione fideista che risale
all'XI secolo quando l'arcivescovo di Milano, Ariberto da Intimiano,
issò la croce e il gonfalone sul Carroccio, quando Corrado il Salico
pose l'assedio alla città. In termini squisitamente politici, il partito
di Bossi ha indicato nel Crocefisso l'antidoto all'«Eurabia»,
con un omaggio postumo a Oriana Fallaci.
Un bel clima da unità nazionale (come ai tempi della Lega Lombarda
contro Federico Barbarossa), con qualche occhiata di disgusto
per i pochi dissenzienti («Como è co' i forti, e abbandonò la
Lega»,
declamava la ballata di Carducci: «Il popol grida: l'esterminio a Como»).
Ma, dopo il primo sbandamento, i comaschi hanno ripreso coraggio.
Corrado Augias (su la Repubblica) ha riesumato una sentenza
della Corte di Cassazione (numero 439, 01/03/2000) che considerava
la presenza del Crocefisso, «elemento distintivo di una religione»
in contrasto con l'articolo 3, comma 1 del testo costituzionale.
E Rina Gagliardi (su Il Riformista) definisce «saggia» la sentenza
di Strasburgo e considera curiosa la levata di scudi della maggioranza
degli esponenti politici, tirando la conclusione che «in Italia si può
(forse) toccare tutto, ma non il potere del Vaticano».
Va a finire che l'ingerenza nella nostra vita nazionale è del papa
e non dei «saggi» soloni europei, che ficcano il naso dentro casa nostra
per condannare un povero Cristo con la stessa disinvoltura con la quale
si pronunciano sul lardo di Colonnata o sugli ingredienti della pizza
napoletana.
Potrebbe apparire singolare che siano i giornalisti (o i matematici)
a porsi in prima linea negli applausi alle parrucche incipriate
di Strasburgo, se non si tenesse conto delle regole del politically
correct e dell'effetto che fa nei salotti chic distinguere in modo
netto la religione dalla cultura, con uno spirito di laicismo
(non di laicità) che non lascia scampo ai simboli della tradizione
intrecciati con la fede.
Se la Corte ci avesse condannato per aver coniato sulla moneta
da un euro l'Uomo Vitruviano di Leonardo da Vinci, si sarebbero
ribellati anche loro.
Ma le «divine proporzioni» leonardesche hanno lasciato un segno,
nel nostro essere italiani, di gran lunga inferiore all'Uomo sul Golgota.
Nella sua mediocre cultura, Benedetto Croce questo l'aveva capito.


Il Tempo
UNA SPROVVEDUTEZZA GIACOBINA PER ELIMINARE CRISTO DALLA VITA REALE
Luca Volontè
Il primo ricorso della Signora Lautsi comincia nel 2002, una mamma
finlandese che educa i propri figli al più rigido ateismo e non vuole
che nelle aule di Abano Terme si trovi affisso il crocifisso.
Ricorso al Tar del Veneto che affermava il 'patrimonio comune'
cui si riferisce il crocifisso nelle aule scolastiche ma anche, spingendosi
più in là la propria incompetenza a decidere.
Dal Tar del Veneto alla Corte Costituzionale (2004), i cui giudici
hanno stabilito di non avere la giurisdizione sul caso.
Il fascicolo e' quindi tornato al Tribunale amministrativo regionale
del Veneto, che il 17 marzo del 2005 non ha accolto il ricorso
della Lautsi, sostenendo che "il crocifisso e' il simbolo della storia
e della cultura italiana", e di conseguenza dell'"identita' del Paese".
Nel febbraio del 2006, il Consiglio di Stato ha confermato questa
posizione:" il crocifisso è elevato fondamento dei valori civili»
(tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona,
affermazione dei suoi diritti, etc...) che hanno un'origine religiosa,
ma «che sono poi i valori che delineano la laicità nell'attuale
ordinamento dello Stato».
Il crocifisso rappresenta "valori civilmente rilevanti" se esposto,
come nelle aule scolastiche, in luoghi non religiosi. Dunque la posizione
dei giudici italiani è univoca e consolidata, và ben al di là della
seppur
ovvia natura concordataria del nostro Stato, che stranamente
non è stata nemmeno sfiorata dalla sentenza di Strasburgo.
Tra i giudici europei siede un tale Vladimiro Zagrebelsky, italiano
e 'fratello d'arte', che ha contribuito alla scrittura di una sentenza
apertamente contraria ad ogni giudizio italiano, alla storia religiosa
e culturale ma anche alla laicità del nostro Stato.
Oltre alla 'spalla' del giudice italiano, la Signora Lautsi ha trovato
quella degli ateisti italiani, la fantomatica Uarr, di cui fanno parte
taluni cosiddetti scienziati e uomini di cultura laica, i più ospitati
nei programmi Rai.
Rimane da sottolineare la incredibile fonte di sprovvedutezza
della sentenza, sia sotto il profilo giurisdizionale, sia sotto quello
della semplice applicazione del principio di sussidiarietà.
Ancor più, dall'Europa ci viene la conferma della presenza
di una tentazione 'totalitaria ateistica', cristianofobica.
Infatti le conseguenze della Sentenza, giustamente appellata dal Governo,
sono drammatiche e paradossali, la Corte deve tutelare i diritti umani
e le libertà di tutti ma con questa sentenza vorrebbe imporre la propria
idea di laicità giacobina, ricacciando la sfera religiosa esclusivamente
nella sfera privata. Non solo, paradosso delle contraddizioni,
con l'affermare la libertà per tutti, in realtà eleva ad unico dio
l'ateismo.
Pur di eliminare Cristo dalla vita reale, si riabilita tutto, anche
il peggior totalitarismo giacobino.
La Corte di Strasburgo non è nata per emettere queste sentenze
sovietiche, siamo sicuri che sia ancora utile un'Europa così?

Il laico Sgarbi difensore del crocifisso...
http://www.youtube.com/watch?v=MrlWHWGQz74


http://www.lottastudentesca.net/images/stories/Qmanifesti/radici295.jpg

http://www.lottastudentesca.net/images/stories/Manifestini09/crocefissols295.jpg














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