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vergogna italia

Von: FatherMcKenzie (james.leopardo@menoinfinito.it) [Profil]
Datum: 06.06.2008 13:44
Message-ID: <g2b7vt$m0u$1@tdi.cu.mi.it>
Newsgroup: it.politica it.cultura.antagonista
All'alba a Milano-Rogoredo il blitz della polizia nel campo dove vive
la famiglia Bezzecchi, sinti con medaglia d'oro al valore civile
"Schedati perché nomadi"
L'accusa di Giorgio, 47 anni: "Io dico vergogna Italia"
di CLAUDIA FUSANI
MILANO - I bambini hanno scherzato con le divise e sono impazziti per il
furgone della Scientifica, quello con le macchine fotografiche e gli
strumenti come vedi nei film. Gli adulti hanno accettato in silenzio,
"con grande umiliazione". I vecchi hanno avuto "paura", uno
soprattutto:
Goffredo, 69 anni, il capofamiglia, sopravvissuto durante la guerra a un
"campo del Duce" dove venivano deportati gli zingari, una di quelle
pagine di cui si è persa memoria. Le sirene e le macchine della polizia;
loro, gli zingari, tutti in fila a mostrare i documenti; le cinque e
mezzo del mattino di un giorno qualsiasi: brutti ricordi nella testa di
Goffredo.

L'alba di questa mattina, Milano-Rogoredo, tra la tangenziale est, la
ferrovia e sotto i cavi dell'alta tensione, campo nomade del comune -
dunque autorizzato e censito -, quattro casette di legno, il resto
roulotte e baracche, la kher, la casa della famiglia Bezzecchi, arrivati
in Italia dalla Slovenia nel 1943 e qui, tra un campo e l'altro, giunti
alla quinta generazione. Sono circa quaranta persone e tutti stamani
sono sfilati uno per uno davanti a polizia, carabinieri e vigili urbani
per declinare nome, cognome, generalità, stato civile. Ognuno ha
mostrato il documento di identità e ad ognuno è stata fatta la fotocopia.

"Censimento dei rom", secondo il prefetto di Milano Gian Valerio
Lombardi, da dieci giorni super commissario per gli zingari con gli ampi
poteri previsti dall'ordinanza della Presidenza del Consiglio pubblicata
in Gazzetta il 30 maggio. "Una schedatura umiliante" secondo Giorgio
Bezzecchi, 47 anni, ragioniere, uno dei cinque figli di Goffredo,
vicepresidente dell'Opera nomadi della Lombardia, fino all'anno scorso
responsabile dell'Ufficio nomadi del Comune e adesso ricercatore presso
l'università. "Quello che è successo stamani non era mai accaduto,
è
agghiacciante e tutti devono sapere, tutti..." insiste Bezzecchi.

Così mentre stamani a Roma veniva sgomberato un campo nomadi in zona
Testaccio (anche qui con molte polemiche ma va detto che al tempo stesso
il sindaco Alemanno sta convocando uno per uno i capifamiglia dei rom),
a Milano si procedeva con la schedatura-censimento. I prefetti super
commissari per i nomadi sono tre, Roma, Milano e Napoli dove però gli
"sgomberi", per ora, sono stati fatti in un altro modo dalla camorra.
Giorgio Bezzecchi non vive più al campo ma ieri sera, sapendo che ci
sarebbe stato quello che definisce "blitz" si è fermato con il padre e
le famiglie dei suoi quattro fratelli. "La nostra famiglia, tutta la
nostra famiglia - spiega Bezzecchi - è italiana, abbiamo i documenti,
lavoriamo, paghiamo le tasse, luce e acqua, i nostri figli vanno a
scuola. In comune, dove ho lavorato per 23 anni, e in prefettura lo
sanno perfettamente. Arrivare all'alba, circondare il campo e
illuminarlo con le lampade, svegliarci e metterci in fila e fare la
fotocopia del nostri documenti è stato molto più che umiliante. Sanno
chi siamo, conoscono la famiglia Bezzecchi, mio padre è medaglia d'oro
al valore civile. Perché questo blitz di evidente matrice razziale?".

E'un fatto che il primo atto ufficiale del commissario per i rom di
Milano è proprio il monitoraggio della famiglia Bezzecchi, Rogoredo,
Milano. "Sono arrivati alle cinque e mezzo - racconta Giorgio - hanno
circondato il campo, lo hanno illuminato, sono venuti casa per casa,
roulotte per roulotte, ci hanno svegliato, ci hanno fatto uscire, hanno
fotografato le case e poi i nostri documenti. Hanno finito intorno alle
sette e mezzo. Io credo - aggiunge Bezzecchi - che tutti debbano sapere
e capire cosa sta succedendo: sono italiano, sono cristiano e sono stato
schedato in base alla mia razza. Rimanere in silenzio oggi vuol dire
essere responsabili dei disastri di domani".

Con Bezzecchi proviamo a metterla così, che in fondo è solo un
censimento, qualcosa di utile per affrontare una volta per tutte la
questione rom, per conoscerli e quindi poter essere di aiuto a chi vuol
vivere in Italia rispettando le regole. "Tanto per cominciare - risponde
- noi siamo sinti italiani registrati all'anagrafe quindi non capisco
cosa debbano censire visto che già esistiamo. Più in generale - lo dico
perché ho lavorato per 23 anni all'Ufficio nomadi del comune di Milano -
il censimento già esiste dei campi autorizzati. A Milano ci sono tra i 5
e i 5.500 nomadi". Una discriminazione, quindi, "anche se presentata
come positiva".

Sessanta anni fa, ricorda Bezzecchi, usciva la rivista "La difesa della
razza" di Guido Landra, furono approvate le prime leggi razziali, poi i
primi rastrellamenti. "Mio nonno fu portato a Birkenau ed è uscito dal
camino... Mio padre fu portato a Tossicia ed è tornato indietro. Stamani
lo hanno svegliato all'alba e lo hanno messo in fila. Io oggi, italiano
e sinti, dico vergogna".

(6 giugno 2008)
--
"Che cos'è l'uomo, quando ci pensi, se non una macchina
complicata e ingegnosa per trasformare, con sapienza infinita,
il rosso vino di Shiraz in orina?" (K.Blixen)

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