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Quale correlazione tra immigrazione e criminalità? Analisi sociologica del fenomeno. di Gennaro Ruggiero

Von: viscardi (draviscardi@gmail.com) [Profil]
Datum: 29.04.2010 17:16
Message-ID: <hrc7s8$lr2$1@news.nonsolonews.it>
Newsgroup: it.cultura
Le opinioni comuni sono attraversate continuamente dalla convinzione che la
criminalità sia alimentata dall'immigrazione. In modo particolare, si ritiene
che l'immigrazione provochi sempre un aumento dei reati nel Paese di
destinazione; che il forte aumento della criminalità registrato in Italia
nell'ultimo decennio sia stato causato dagli immigrati; che oggi gli immigrati
nel nostro Paese commettano alcuni reati più frequentemente degli italiani.
Così, l'evento criminoso che vede protagonista l'immigrato finisce per avere
una risonanza che altre tipologie della vita comunitaria non hanno e
contribuisce a diffondere un generalizzato senso di sfiducia nei confronti
degli stranieri.
In verità, il rapporto tra immigrazione e criminalità è una questione
difficile, delicata e, certamente, più complessa di quanto le letture
propongono.
Se possiamo considerare naturale che l'immigrazione determini sempre l'aumento
dei reati nel Paese di destinazione, al pari di quanto avviene per il numero
delle nascite, dei decessi, dei matrimoni, non è, invece, così pacifico che
l'aumento della criminalità in Italia nell'ultimo decennio sia stato causato
dall'intensificarsi dell'immigrazione, né tanto meno che gli immigrati
commettono alcuni reati più frequentemente degli italiani. Sul punto occorre
soffermarsi e compiere indagini specifiche, valutando diversi aspetti.
L'eccezionale aumento della criminalità in Italia in effetti vi è stato, ma
esso ha avuto luogo già dalla prima metà degli anni '70, quando,
cioè, i
processi migratori erano agli inizi. È anche vero, però, che in quest'ultimo
decennio la quota degli stranieri implicati in fatti delittuosi è
continuamente cresciuta.
Questo incremento, tuttavia, nonostante si sia verificato per la gran parte
dei reati e le diverse forme in cui sono stati commessi (lievi o gravi,
commessi da singoli o da gruppi, espressivi o strumentali), non si è avuto per
tutte le tipologie né per tutti i livelli a cui vengono svolte le attività
illecite. Si tratta di quei reati per la cui commissione è richiesta una
posizione qualificata all'interno del sistema di stratificazione sociale e
che, pertanto, escludono gli immigrati che si trovano ancora ai gradini più
bassi.

Questa situazione, però, non deve far pensare che nel sistema criminale gli
stranieri occupino solo le posizioni più basse, dequalificanti e meno
remunerative. Se è vero che vi sono reati che continuano ad essere appannaggio
della criminalità italiana, è anche vero che esistono delle zone di
"comunicazione", settori illeciti in cui si assiste ad un progressivo
inserimento degli immigrati anche ai livelli superiori ed addirittura settori
esclusivi della criminalità straniera.

D'altra parte, anche quando vi è stato un aumento del numero dei reati
commessi dagli immigrati, questo, però, non hanno seguito un percorso
parallelo all'intensificarsi del fenomeno immigratorio. Infatti, alcuni reati
hanno avuto andamenti ciclici, con fasi di forte espansione nei primi anni di
immigrazione e successive contrazioni e riprese negli anni più recenti.
Inoltre, vi sono intere classi di reato che hanno fatto registrare aumenti
notevoli anche tra gli stessi italiani, e che pertanto non si presentano come
un problema specificamente straniero.
Occorre, poi, tener presente che la popolazione immigrata ha una composizione
per sesso ed età diversa da quella italiana, nel senso che è più
giovane ed ha
una quota di maschi più elevata. Questo elemento strutturale è di
fondamentale
importanza nell'analisi dei fenomeni criminali, in quanto il genere e l'età
assumono un peso determinante nella propensione al crimine. Seguendo questo
metodo si potrà verificare, ad esempio, se a parità di sesso ed età
gli
immigrati commettono più (o meno) spesso alcuni reati rispetto agli italiani.

Il fatto è che, nel complesso rapporto che lega l'immigrazione alla devianza
sono da considerare numerose variabili, che vanno dalla parzialità dei dati
statistici alle caratteristiche di genere, età ed etnia di appartenenza delle
persone coinvolte, dalla specificità delle attività criminali alla
condizione
giuridica dell'immigrato, dalle motivazioni socio-psicologiche della devianza
alle varie forme di sfruttamento. Pena, il rischio di compiere un'analisi
parziale, alla stregua di chi volesse estendere i tassi di criminalità
italiana dalle aree dov'è patologicamente più diffusa, al resto del Paese.

Da un metodo di analisi di questo genere, è emerso una triplice fisionomia
della devianza straniera, una a carattere, per così dire, "simbolico o
motivazionale", in sintonia con le "esigenze espressive e i bisogni
comunicativi dell'immigrato"; l'altra, riferita soprattutto alla precarietà
delle condizioni di vita; ed, infine, una legata allo sfruttamento cui gli
immigrati sono sottoposti.

Il problema è che questi tre livelli di devianza non sono più così
facilmente
distinguibili tra essi, a causa della crescente "influenza" che le
organizzazioni criminali esercitano sui comportamenti devianti degli
immigrati. Influenza tanto più forte quanto maggiore è il loro
coinvolgimento,
diretto o indiretto, nelle operazioni di traffico e di sfruttamento dei
migranti. Segnali inequivocabili di quest'influenza sono l'entità dei flussi
migratori clandestini, il coinvolgimento della componente irregolare nella
quasi totalità dei reati commessi da stranieri, l'aumento dello sfruttamento
della prostituzione, i numerosi casi di sfruttamento minorile, l'incremento
dei reati associativi.

Ma anche gli aumenti di una serie di reati che finiscono per essere attratti
nell'area della criminalità organizzata: così, il furto, la rapina,
l'estorsione, lo spaccio di droghe, ed alcuni reati connotati dal ricorso alla
violenza, sembrano essere espressione di una "devianza indotta". Insomma,
quanto maggiore è l'organizzazione dei gruppi che si dedicano all'immigrazione
illegale, tanto maggiore sarà la probabilità dei migranti di essere
introdotti
in circuiti criminali paralleli. Il tutto reso possibile da un diversificato
sistema di violenze ed abusi.

Allora, dunque, bisogna prendere coscienza che l'immigrazione è un prodotto
del nostro tempo, e che la criminalità non va vinta con l'improbabile ed
inaccettabile pretesa della chiusura delle frontiere o dell'espulsione di
massa, ma attraverso adeguate politiche d'accoglienza e d'integrazione. Ma
occorre, soprattutto, un'evoluzione culturale tesa a correggere l'errore di
ritenere l'immigrato estraneo alla "collettività da difendere", finendo
in tal
modo per escludere proprio "ciò" che va "incorporato". Non si
deve
dimenticare, insomma, che l'obiettivo supremo di tutela dell'integrità della
persona non può cedere alle faziose ideologie di esigue minoranze.
È su questo terreno che si gioca la carta della prevenzione del disagio e
della devianza.

Dati disponibili, dimostrano che la criminalità è appannaggio principalmente
di chi si trova nel nostro Paese in una situazione di irregolarità: ad
esempio, sul totale dei cittadini extracomunitari denunciati per vari delitti,
quelli senza permesso di soggiorno sono oltre il 70% per le lesioni
volontarie, il 75% per gli omicidi, l'85% per i furti e le rapine.

Inoltre, se si considera che una parte degli irregolari è composta dai
clandestini, sarà facile immaginare che l'immigrato irregolare, già
all'ingresso, o al momento dello scadere del permesso di soggiorno o del
visto, entra in contatto con realtà criminali che gli forniscono servizi di
vario genere. Questo aspetto è particolarmente importante perché spiega i
rapporti di soggezione che legano gli immigrati ai gruppi malavitosi
organizzati che si occupano del traffico di migranti, della successiva
gestione degli stessi e, soprattutto, del loro conseguente inserimento nei
circuiti della devianza a tutti i livelli.

Non v'è dubbio, dunque,  che la condizione di irregolarità crei le
condizioni
favorevoli al verificarsi di eventi criminosi; in primo luogo, perché
costituisce un limite all'inserimento nel circuito socio-economico legale; in
secondo luogo, perché l'irregolarità porta con sé la produzione di
alcuni
reati quali la falsità, la resistenza all'arresto, le false generalità etc.

In relazione alla violazione degli obblighi e delle formalità previste per
l'ingresso ed il soggiorno, il T.U. (Testo Unico sull’immigrazione) disciplina
specifici mezzi di contrasto alle situazioni di illegalità. Nella parte
relativa alla disciplina dei respingimenti e delle espulsioni si rileva in
modo chiaro l'obiettivo dell'attuale legislazione di contrastare
definitivamente l'immigrazione clandestina e lo sfruttamento criminale dei
flussi di immigrazione.


Gennaro Ruggiero   www.gennaroruggiero.com
pubblicato su www.ilpensiero.eu

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Questo articolo e` stato inviato dal sito web http://www.nonsolonews.it

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