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Il problema non è tanto il Vaticano ma i rappresentanti delle istituzione

Von: daliaga (daliaga@ucalgary.ca) [Profil]
Datum: 05.02.2008 21:24
Message-ID: <foagmh$5dl$1@news.newsland.it>
Newsgroup: it.cultura
Il problema non è tanto il Vaticano ma i rappresentanti delle istituzione
che piegano la schiena

di Marino Badiale
Professore Ordinario di Analisi Matematica Università di Torino


Mentre inizia a calare l’attenzione dei media, con il suo effetto di
confusione distraente, può essere utile tentare una riflessione razionale
sull’invito rivolto a Benedetto XVI a tenere un discorso all’inaugurazione
dell’anno accademico alla Sapienza, e sulla vicenda che ne è seguita, che
suppongo nota a tutti,

La questione, di per sé, sembrerebbe abbastanza semplice. L’inaugurazione
dell’anno accademico non è un pubblico dibattito nel quale si ascoltano
diverse opinioni e le si dibatte. E’ un momento in cui vengono chiamate a
parlare, senza possibilità di replica, alcune voci particolari, interne ed
esterne all’Università. Quali sono le voci esterne all’Università che ha
senso ascoltare? Poiché la realtà sociale moderna è formata da
infiniti
gruppi in competizione per i loro interessi particolari, mentre le
istituzioni dello Stato dovrebbero rappresentare il momento dell’interesse
generale, del bene comune, è chiaro che l’intervento autorevole, senza
possibilità di replica, non può essere quello di chi rappresenta uno degli
infiniti gruppi della “società civile”, italiana o mondiale, ma può essere
solo quello di rappresentanti di altre istituzioni statali la cui sfera di
azione si sovrappone in qualche modo con quella dell’Università. C’è un
motivo prettamente logico per escludere il primo tipo di intervento: non
esiste un criterio razionale di scelta. Perché il Papa e non, diciamo,
l’ambasciatore cinese, che rappresenta un quarto o un quinto dell’umanità?
Perché il Papa e non il Dalai Lama? Perché il Papa e non Bush o Putin, che
rappresentano forze, anche spirituali, molto importanti al giorno d’oggi?

Al contrario, la scelta di rappresentanti di altre istituzioni dello Stato
ha un significato molto ovvio: conoscere opinioni e progetti dei
rappresentanti di altre istituzioni statali che, sovrapponendosi la loro
azione con quella dell’Università, devono necessariamente coordinarsi con
essa per l’espletamento delle loro funzioni, in ogni caso indirizzate alla
tutela dell’interesse collettivo, del bene comune.

Se tutto questo è corretto, ne discende il carattere improprio dell’invito
rivolto a Benedetto XVI e la correttezza della protesta sollevata da parte
del corpo docente.

Non ci sarebbe molto altro da dire, se non fosse che l’immane tempesta di
chiacchiere suscitata sui media ha creato una tale confusione da rendere
necessaria qualche ulteriore precisazione. Una volta detto cosa secondo
noi è rilevante nella vicenda, occorre anche indicare tutte le cose che
non c’entrano nulla con l’essenza della questione.

Non c’entra nulla Galileo o il carattere dogmatico della teologia
cattolica: abbiamo detto sopra che il problema è “perché il Papa e non
chiunque altro?”. Lo stesso problema si sarebbe posto scegliendo “chiunque
altro”, anche il rappresentante della religione o dell’ideologia più
antidogmatica possibile. Il problema si sarebbe posto anche invitando il
Dalai Lama, che, nel bene e nel male, non ha nulla a che fare con la
vicenda di Galileo.

Non c’entra nulla la contrapposizione laici-credenti, né c’entra la
laicità dell’Università. La contrapposizione fede-laicità quasi
sempre, e
sicuramente in questo caso, non fa che oscurare la natura dei problemi, e
proprio per questo è prediletta dai media.

Non c’entra nulla il fatto che il professor Joseph Ratzinger sia oppure no
un valido teologo e filosofo. Non è stato invitato per questo motivo.
Anche qui, il problema rimane “perché lui e non uno dei tanti altri validi
teologi e filosofi sparsi per l’universo?”.

Non c’entra nulla la libertà di parola del Papa. Quando dei baldi
giovanotti di fanno riprendere imbavagliati per protestare contro la
mancanza di libertà di parola del Papa, quando si taccia di intolleranza
chi ha protestato contro l’invito al Papa, si cade nel ridicolo. Come ho
detto sopra, l’inaugurazione dell’anno accademico non è un pubblico
dibattito, nel quale chi ha il privilegio di avere la parola lo paga,
secondo le regole della democrazia, con il dovere di rispondere alle
domande e alle critiche del pubblico. L’inaugurazione dell’anno accademico
è un momento autoritario e non democratico, nel quale chi ascolta non ha
il diritto di replicare. Proprio per questo, per recuperare un minimo di
democrazia, chi dovrà ascoltare senza replicare ha il diritto di dire
prima se desidera ascoltare quel particolare intervento oppure no. E
proprio per questo non ha senso invitare rappresentanti di interessi
particolari (quale è il Papa, che rappresenta quel particolare che sono i
cattolici) ma, per evitare ogni tipo di polemica, occorre far parlare i
rappresentanti di istituzioni dello Stato democratico, che in quanto tali
rappresentano non interessi particolari ma il bene comune.

Si rifletta poi sul fatto che tutti i giornali hanno pubblicato il
discorso che il Papa avrebbe tenuto alla Sapienza, che da sempre in questo
paese tutti i media “coprono” in ogni modo l’attività dei pontefici, che
quasi tutti i media hanno in questa occasione solidarizzato col Papa e
criticato i docenti che hanno protestato: di fronte a evidenze del genere,
per mettersi a discutere della libertà di parola del Papa occorre davvero
molta malafede.

E si rifletta sul fatto che, nei giorni più caldi delle polemiche, quando
tutti i giornali dedicavano le prime (e le seconde e terze) pagine a
queste polemiche, incursioni israeliane nella striscia di Gaza hanno
ucciso una ventina di palestinesi, e sul fatto che questa notizia è stata
relegata in brevi trafiletti nelle pagine interne, mentre molti deputati
di Hamas, liberamente eletti dal popolo palestinese, sono sequestrati
nelle carceri israeliane, e nessun rappresentante di Hamas ha il diritto
di venire in Europa a esporre le proprie ragioni: a chi è davvero negata
la libertà di parola, in questo mondo?

Una volta chiarito ciò che il problema è, e ciò che non è,
resta da trarre
qualche conclusione non troppo allegra su ciò che la vicenda dice del
nostro paese. Infatti, al di là della retorica di circostanza, qual è il
motivo vero dell’invito al Papa, come pure, in generale, dell’ossequio
davvero eccessivo che il mondo politico-mediatico italiano rende alla
gerarchia cattolica, e che tanto fastidio genera nei laici? Il motivo vero
è che la Chiesa cattolica (lo strato superiore della sua gerarchia, per la
precisione) è un potere, in Italia anche piuttosto importante, e che
politici e giornalisti in Italia sanno solo essere servi del potere, di
qualsiasi potere. La vicenda della Sapienza ci dice che anche il mondo
accademico, o almeno una sua parte importante, sta cominciando a pensare
che sia bene rendere un appariscente omaggio a questo particolare potere.
Non è un bel segnale. E non tanto per la Chiesa cattolica, in se stessa
considerata. A differenza di tanti amici e conoscenti più o meno
anticlericali, non penso che la Chiesa rappresenti oggi il problema
principale: non certo per il mondo, ma neppure per l’Italia. C’è davvero
di peggio, in giro per il mondo, e lo sanno bene a Gaza e a Bagdad, ma lo
sanno anche i comitati No TAV e No Dal Molin, o i cittadini campani
avvelenati dalle discariche abusive della camorra. No, non è la Chiesa il
problema. Il problema è che i rappresentanti delle istituzioni dello Stato
democratico, in quanto tali, devono tutelare l’interesse generale, e
quindi essere indipendenti da ogni potere particolare, e soprattutto dai
poteri più forti: proprio perché questi sono i più forti, hanno
più
capacità di piegare la realtà nella direzione del proprio interesse
particolare, e quindi proprio loro dovrà in particolare contrastare chi
tutela l’interesse generale. Ma se i rappresentanti dell’interesse
generale sono così pronti a piegare la schiena di fronte a quel potere
particolare, neppure il più forte o il più pericoloso al giorno d’oggi,
che è rappresentato dalla gerarchia cattolica, come possiamo sperare che
la raddrizzino di fronte ai tanti altri poteri, più forti e più spietati,
che stanno lentamente distruggendo questo paese?

http://www.contropiano.org/Documenti/2008/Febbraio08/04-02-08ProblemaNoVaticano.htm

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questo articolo e` stato inviato via web dal servizio gratuito
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