Boicottaggio, una levata di scudi che suona male
Von: .sergio. (senzanome2222@yahoo.it) [Profil]
Datum: 14.02.2008 12:24
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Newsgroup: it.politica.pds it.cultura
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Boicottaggio, una levata di scudi che suona male
Written by Paola Canarutto
Thursday, 14 February 2008
il Manifesto, 13 febbraio 2008, II pagina
Il 24 gennaio, con il segretario di European Jews for a Just Peace, ho
presentato all'OMS, a Ginevra, la nostra lettera contro l'assedio di
Gaza. Li abbiamo ringraziati per aver condannato il taglio
dell'elettricità agli ospedali, sollecitandoli a trattare anche della
mancanza di acqua potabile e dello sfascio delle fognature. Poiché
sono medico, ho suggerito di denunciare anche la carenza di cibo e
l'impossibilità di scaldare le case (mentre Israele minaccia di far
mancare, fra poco, anche il gas da cucina): anche questo nuoce alla
salute. L'alto funzionario ha commentato che le loro dichiarazioni
sono sempre esito di faticose mediazioni: Israele fa parte dei
comitati. Tornando a casa, mi sono sentita scema: ero andata a Ginevra
per dire all'OMS che la fame è nociva!
Alla riunione con gli organizzatori della Fiera del Libro, il
consigliere regionale Chieppa del PdCI, il Comitato di solidarietà con
il popolo palestinese di Torino ed io avevamo chiesto di porre gli
scritti palestinesi sullo stesso piano di quelli israeliani. La
risposta è stata un No secco.
Al governo israeliano, la Fiera serve da autocelebrazione, per far
dimenticare le atrocità compiute. Parteciparvi, anche con spirito
<<critico>>, vuol dire stare al gioco. Non basta far credere al mondo
intero che Yehoshua (che vuole il muro), Oz e Grossman siano
pacifisti: ad Israele, gli oppositori servono per dimostrare la
propria <<democraticità>>. Non si finisce in carcere perché si
è di
B'Tselem. Halper può manifestare per i palestinesi: lui, non lo
arrestano. Chi è arrestato, torturato e ucciso senza processo, sono
gli abitanti dei Territori Occupati, coloni esclusi: sono quelli della
<<razza>> e della religione <<sbagliata>>. Ma, poiché
questi non hanno la
cittadinanza, Israele si proclama <<democratico>>. Lo è persino con i
cittadini non ebrei. Sempre che non mettano in causa l'ebraicità dello
stato: in tal caso, se sono importanti, rischiano di finire come
Bishara, accusato - con una scusa - di tradimento, onde il suo
partito, il Balad, finisse allo sbando (come puntualmente è avvenuto);
o, se non lo sono, come i palestinesi cittadini israeliani, uccisi
dalla polizia all'inizio dell'Intifada. Per queste uccisioni, Israele
ha deciso che nessun poliziotto sarà processato.
Lo sterminio degli ebrei è un crimine incomparabilmente più grave
della nakba. Ma Israele ne usa il ricordo, non per rifiutare alleanze
con fascisti e simili (che dire dell'alleanza con il regime di Videla?
del viaggio di Fini? dell'amicizia di Berlusconi, al governo con una
Lega razzista?), ma per cacciare i palestinesi. A compiere lo
sterminio furono tedeschi (e polacchi, italiani, etc.): non
palestinesi. Responsabili della nakba, invece, furono coloro che
vollero uno stato a maggioranza ebraica, e chi li sostenne (Stalin
compreso). I palestinesi funsero da capro espiatorio, come dalle
prescrizioni del Levitico: quello su cui scaricare i peccati, prima di
mandarlo a morire nel deserto. Peccati, notare, non compiuti affatto
dal capro (Lv 16, 10.21s.).
La levata di scudi contro il boicottaggio della Fiera suona male: si
prese una posizione analoga nel 2006, quando Israele, con gli Usa e
l'Unione Europea (anche l'Italia, cioè) boicottarono i palestinesi,
per il voto a Hamas? Allora, nei Territori Occupati, chiusero scuole
ed ospedali: i dipendenti non erano pagati. Durante la prima Intifada,
Israele aveva chiuso - per anni - scuole e università palestinesi. Il
rettore dell'università di Al-Quds, Nusseibeh, è in ottimi rapporti
con Israele: ha firmato un'iniziativa di pace con Ayalon, ex capo dei
servizi segreti. Ciononostante, dentro l'università c'è il muro; per
entrare e uscire, gli studenti devono passare un posto di blocco.
Stante il muro e i checkpoint, occorrono ore per raggiungere, da
Betlemme, l'università di Al-Quds; e sono pochi chilometri. Questi, va
da sé, non rientrano fra i boicottaggi culturali: il mondo -
diversamente da Parlato - non considera i palestinesi i nuovi ebrei. I
dirigenti della Fiera hanno tenuto a dirci che questa è fortemente
sostenuta dalle autorità istituzionali del Piemonte, sindaco di Torino
incluso.
Un paio di anni fa, il Comune di Torino aveva fatto sì che diverse
organizzazioni scrivessero un testo per insegnanti (<<Israele/
Palestina. Palestina/Israele>>. Sussidio Informativo, edito dalla Città
di Torino e dal Coordinamento di Comuni per la Pace). Del libretto,
dichiaratamente per la non violenza, avevo preparato il capitolo sui
movimenti pacifisti israeliani. Quando lo presentammo, nel settembre
2006, il presidente della comunità ebraica insorse. Ad un incontro
successivo, invece, non sono stata invitata. Mi dicono che è andato
dal sindaco l'ambasciatore israeliano, per spiegargli
l'<<inopportunità>> del testo, perché <<non
equidistante>>. Risultato: i
l
librino è sparito. Nemmeno chi ha scritto il libro sa se il Comune
l'ha mandato al macero, o se ne ha sepolto le copie in un ripostiglio,
scelto fra quelli più abitato dai topi.
Per molti, non si può chiedere ad un evento letterario, come la Fiera,
di essere <<equilibrata>>. Ma se un testo non piace all'ambasciatore
israeliano, basta l'accusa di mancato equilibrio perché il Comune si
faccia piccolo piccolo, chieda scusa, e nasconda il libro.
È chiaro che in questo caso non si parla di <<censura>>, di
<<inutilità>
>
di un boicottaggio antidemocratico. Non s'ha da boicottare Israele:
chi lo fa rischia di essere definito <<antisemita>>, magari
<<nazista>>.
Far scomparire un testo, e (più grave) impedire ai palestinesi di
andare a scuola, non è boicottaggio culturale. È normale
<<democrazia>>
israeliana (esportata, almeno in un caso, anche qui da noi). E, per
Parlato, gli ebrei israeliani sono diversi dai sudafricani bianchi. È
vero. Sono peggiori: in Sudafrica lo scopo era di sfruttare i neri,
non di espellerli.
Ebrei contro l'occupazione
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