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La prima spedizione sul monte Ararat in Turchia (dov e, secondo la Bibbia, sarebbe approdata l?arca dopo il dilu vio) fu effettuata nel 1829 da Friedrich W. Parrot, che, dopo aver visitato il monastero di Echmiadzin, dove si venera una croce che, si dice, sia stata costruita con il legno dell'Ar ca tornò a mani vuote. Stesso insuccesso per le spedizioni e ffettuate nel 1835 da Karl Behrens, nel 1845 da Hermann Von A bich, nel 1846 da Danby Seymour, nel 1850 da Igor Khodzko, ne l 1856 da Robert Stuart? Nel 1955 un industriale francese, Fernand Navarra, portò in patria una trave di quercia che as seriva aver distaccato dall'arca intravista sotto un ghiaccia io sulla cima dell'Ararat e, (anche per non suscitare l?inc redulità generale provocata da un analogo rinvenimento, oper ato nel 1876 da tale lord Bryce), lo fece datare con il metod o del radiocarbonio: 5.000 anni. Ma se quel legno fosse stato per tanto tempo sotto il ghiaccio e a 4.000 di altitudine, r ibatterono gli scettici, il rilascio di carbonio 14 avrebbe d ovuto essere notevolmente diverso da quello evidenziato dalle analisi. Navarra contrattaccò riportando il parere di ben q uattro laboratori di datazione con il radiocarbonio; ma gli s cettici insinuarono che quel legno avrebbe potuto provenire a nche da una costruzione ittita che sorge sulle pendici dell ?Ararat? Le polemiche e le analisi su quel pezzo di legno continuano ancora oggi. Nel 1919, il pubblico ebbe finalment e la prima "fotografia dell'arca": ripresa da un aviatore rus so, tale Roskowistzki, mostrava una confusa macchia scura che traspariva da un ghiacciaio. Da allora innumerevoli foto si sono susseguite incessantemente occupando, per qualche giorno , le pagine dei giornali prima di cadere nel dimenticatoio (s ono visionabili nel sito Internet http://noahsarksearch.com); le più recenti sono state scattate, nell?agosto 1998, dal l?instancabile Angelo Palego nella sua tredicesima, quanto infruttuosa, spedizione a quota 4300 sul monte Ararat. (sito Internet http://noahsarksearch.com/palego.htm)Ma cosa mostran o veramente quelle foto? Secondo i geologi e la CIA (che rece ntemente ha reso pubbliche le riprese del versante russo dell ?Ararat effettuate dai suoi satelliti spia) si tratta di un cratere vulcanico apertosi intorno all'anno mille. Non è l ?unica confutazione dell?esistenza dell?arca. La più o vvia è l'assoluta impossibilità che una montagna alta più di 4 chilometri possa essere stata sommersa da una qualsiasi inondazione. I sostenitori dell?esistenza dell?arca sull ?Ararat, da parte loro, contrattaccano parlando di inverosi mili sommovimenti tettonici che avrebbero, nel 3.000 avanti C risto, sollevato le montagne dopo il diluvio e pretendono di dimostrare che l?arca avrebbe potuto contenere i rappresent anti di tutte le creature viventi. Ad esempio, recentemente, la rivista fondamentalista <<Plain Truth>>, appellandosi alla Bibbia, che parla di un vascello lungo 300 cubiti, largo 50 e alto 30, calcola che, al di là dei 18.700 metri cubici ris ervati agli insetti, nei restanti 23.770 metri cubici dell? arca avrebbero potuto trovare posto i 40.000 animali che, sec ondo loro, rappresentavano gli animali terrestri e gli uccell i. Certo, stringendosi un po?.

Von: gibboni (sologibboni@fastwebnet.it) [Profil]
Datum: 26.07.2008 20:34
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La prima spedizione sul monte Ararat in Turchia (dove, secondo la
Bibbia, sarebbe approdata l’arca dopo il diluvio) fu effettuata nel
1829 da Friedrich W. Parrot, che, dopo aver visitato il monastero di
Echmiadzin, dove si venera una croce che, si dice, sia stata costruita
con il legno dell'Arca tornò a mani vuote. Stesso insuccesso per le
spedizioni effettuate nel 1835 da Karl Behrens, nel 1845 da Hermann
Von Abich, nel 1846 da Danby Seymour, nel 1850 da Igor Khodzko, nel
1856 da Robert Stuart… Nel 1955 un industriale francese, Fernand
Navarra, portò in patria una trave di quercia che asseriva aver
distaccato dall'arca intravista sotto un ghiacciaio sulla cima
dell'Ararat e, (anche per non suscitare l’incredulità generale
provocata da un analogo rinvenimento, operato nel 1876 da tale lord
Bryce), lo fece datare con il metodo del radiocarbonio: 5.000 anni. Ma
se quel legno fosse stato per tanto tempo sotto il ghiaccio e a 4.000
di altitudine, ribatterono gli scettici, il rilascio di carbonio 14
avrebbe dovuto essere notevolmente diverso da quello evidenziato dalle
analisi. Navarra contrattaccò riportando il parere di ben quattro
laboratori di datazione con il radiocarbonio; ma gli scettici
insinuarono che quel legno avrebbe potuto provenire anche da una
costruzione ittita che sorge sulle pendici dell’Ararat… Le polemiche e
le analisi su quel pezzo di legno continuano ancora oggi.
Nel 1919, il pubblico ebbe finalmente la prima "fotografia dell'arca":
ripresa da un aviatore russo, tale Roskowistzki, mostrava una confusa
macchia scura che traspariva da un ghiacciaio. Da allora innumerevoli
foto si sono susseguite incessantemente occupando, per qualche giorno,
le pagine dei giornali prima di cadere nel dimenticatoio (sono
visionabili nel sito Internet http://noahsarksearch.com); le più
recenti sono state scattate, nell’agosto 1998, dall’instancabile
Angelo Palego nella sua tredicesima, quanto infruttuosa, spedizione a
quota 4300 sul monte Ararat. (sito Internet http://noahsarksearch.com/paleg
o.htm)
Ma cosa mostrano veramente quelle foto? Secondo i geologi e la CIA
(che recentemente ha reso pubbliche le riprese del versante russo
dell’Ararat effettuate dai suoi satelliti spia) si tratta di un
cratere vulcanico apertosi intorno all'anno mille. Non è l’unica
confutazione dell’esistenza dell’arca. La più ovvia è l'assoluta
impossibilità che una montagna alta più di 4 chilometri possa essere
stata sommersa da una qualsiasi inondazione. I sostenitori
dell’esistenza dell’arca sull’Ararat, da parte loro, contrattaccano
parlando di inverosimili sommovimenti tettonici che avrebbero, nel
3.000 avanti Cristo, sollevato le montagne dopo il diluvio e
pretendono di dimostrare che l’arca avrebbe potuto contenere i
rappresentanti di tutte le creature viventi. Ad esempio, recentemente,
la rivista fondamentalista <<Plain Truth>>, appellandosi alla Bibbia,
che parla di un vascello lungo 300 cubiti, largo 50 e alto 30, calcola
che, al di là dei 18.700 metri cubici riservati agli insetti, nei
restanti 23.770 metri cubici dell’arca avrebbero potuto trovare posto
i 40.000 animali che, secondo loro, rappresentavano gli animali
terrestri e gli uccelli. Certo, stringendosi un po’.



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