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La Grigliatrice.

Von: Nik56 (hiro2@hotmail.it) [Profil]
Datum: 16.06.2008 00:12
Message-ID: <e9ceed52-bde0-43b4-9ff6-a71d3977ef6a@c58g2000hsc.googlegroups.com>
Newsgroup: it.arti.scrivere
La sera prima di partire per il campeggio demmo una grigliata di
commiato. Venivano i nostri amici Carlo e Luisa, che avrebbero portato
una coppia di amici loro che non conoscevamo. Ci sarebbero stati anche
nostro figlio e sua moglie, e la loro figlioletta, Clara, la nostra
amata nipote. Poi c'erano il mio vicino pazzo e sua moglie, e Franco,
il nostro amico divorziato da poco.
Io avevo attivato la Grigliatrice, l'apparato grigliatore totale, che
mia moglie Anna odiava. Diceva che era un aggeggio malsano, che le
ricordava un tavolo per anatomie, e che diavolo c'era di male nei
buoni vecchi carboni ? Per l'ennesima volta provai a spiegarle che i
carboni sono quanto di piu' primitivo possa esistere nella cottura del
cibo.
Insomma, dico io, il cibo te lo procuri con la carta di credito
elettronica, non con le punte di selce.
Perché mai per cuocerlo dovremmo fare un salto indietro ?
I carboni sono primitivi, inadeguati, fastidiosi, poco uniformi, o
bruciano o lasciano crudo.
Ma lei non ascolta ragioni. Quando accendo la Grigliatrice, storce la
bocca e si allontana. Non prima pero' di avermi detto di chiudere la
patta dei pantaloni. Lo dice sempre, e ogni volta mi accorgo che e'
vero, l'ho lasciata aperta. Ed ogni volta mi chiedo come faccia. Avra'
una specie di magia, per costringere la cerniera ad aprirsi e farmi
sembrare un vecchio rincoglionito.
Comunque, la Grigliatrice era pronta. Nitida, con le saldature tutte
ordinate, l'acciaio smerigliato con un effetto di lucore opaco, le
maniglie ricavate da candele di teflon candido, il manometro del
serbatoio del gas con la lancetta su full charge, i recipienti per la
raccolta dei liquidi, puliti e in posizione. Lei li chiama i vasetti
canopi delle nostre serate. Ma e' stupida, le dico. Mica ci vanno le
frattaglie, dentro, solo il grasso che cola. Certe volte mi sembra un
po' fissata. Meglio che il grasso defluisca per gli appositi
canaletti, e non che bruci e si carbonizzi riempendo il cibo di scorie
cancerogene. Ho creato apposta dei deflettori che impediscono al
grasso di incendiarsi, e con due motorini elettrici a volano disassato
faccio vibrare le scanalature per migliorare lo scorrimento. Prima di
avviarla, poggio la mano sulla griglia, la faccio scorrere per vedere
se le astine ruotano. La gente è abituata alle griglie saldate, ma il
calore fa dilatare il metallo, e fa torcere la struttura. Le aste
della griglia devono essere libere di muoversi nelle loro sedi, con
una tolleranza sufficiente a contenere l'espansione da riscaldamento.
Gli amici di Carlo e Luisa avevano portato del pesce da grigliare.
Sotto lo sguardo fiero di Anna dovetti fare buon viso a cattivo
giuoco, e ringraziare. Il pesce non e' adatto per la griglia. Lascia
troppi residui, si secca, il fuoco non è il suo elemento. Il pesce va
in zuppa, o al cartoccio, il suo elemento è l'acqua, deve rimanere
umido. Oppure, battuto, sfilettato e crudo, un buon sashimi.
Ma quel che è peggio, avevano portato dei polipi, vantandoli,
freschissimi, da fare arrosto. I polipi arrosto. Anna, che sapeva,
aveva intensificato lo guardo, caricandolo di muto rimprovero
preventivo. Tacqui, ma gli sconosciuti discesero di parecchi punti
nella graduatoria di merito. I polipi arrosto. Come si fa ad arrostire
un animale del genere. Te lo scodellano nel piatto tutti orgogliosi, e
tu guardi la povera bestia rinsecchita, bruciacchiata, contorta, come
fosse un campione di riferimento del test di Mururoa. Il polipo va in
insalata, o in fettine di compattato nella sua gelatina, per
conservare la sembianza del viscido, della fluidità, che è la sua
natura.
La griglia è per la carne. Le costate venate di grasso, che sfrigola,
o i cubi di carne rossa, da  scottare in superficie e lasciare crudi
dentro, teneri e succosi. Avrei dovuto usare la Grigliatrice per il
pesce, dopo la carne. Variai ulteriormente la percentuale di gin nel
mio gin tonic. Lo sconosciuto amico di Carlo (mi rifiutavo di
ricordarne il nome), aveva preso Clara in braccio, e rideva. Rideva
perché la bimba, smarrita e spaventata dalla sua risata chiassosa,
voleva tornare dal padre. Lo stronzo continuava a ripetere : "No, no,
devi stare con me, non puoi tornare da tuo padre". Quel cazzone di mio
figlio rimaneva li, come un ebete, e sorrideva. Decisi che era troppo,
così andai dallo stronzo e dissi : "Dammi la bambina, o ti spezzo
tutt'e due le ginocchia." Lo stronzo rimase interdetto per qualche
secondo, poi schiamazzando e ridendo me la diede. La bimba mi si
aggrappò al collo, dicendo solo "nonno".
Avevo il naso fra i suoi riccioli sottili. Sentivo il suo odore di
bimba. Cazzo, come volevo bene a quell'affarino. Mi faceva quasi male,
il bene che le volevo. Lo stronzo non sapeva come era andato vicino ad
una frattura multipla delle gambe. Avrò pure sessant'anni, ma faccio
ancora cinquanta chilometri di sterrato, la domenica mattina, e vado
almeno due sere a settimana al Dojo.
Solo allora, arriva il cazzone e mi fa :"Va bene, papà, hai fatto il
tuo show, adesso dammela."  Guardai Clara e chiesi :"Ehi, piccola,
vuoi andare da papà ?"
Lei annui senza parlare, così giela passai e tornai alla Grigliatrice.
Lì mi raggiunse il fabbro pazzo, il mio vicino e proprietario
dell'officina dove era stata concepita. Aveva in mano due bicchieri,
per fortuna, perché Anna, approfittando della diversione, aveva fatto
sparire il mio. Per un po' rimase a guardarmi mentre giravo le
costate, poi mi fa :"Senti, ma tu non glieli daresti due colpi a
quella ?" Guardai la moglie dello stronzo. In effetti, aveva un bel
culo, e due gambe passabili. Di petto era un po' piatta, e aveva una
faccia da stronza totale, però. Così dissi :"Naaa... Più che
altro, mi

piacerebbe filmare uno stupro di gruppo, con lei come protagonista
principale."
Lui rispose :"Si, beh, io mi accontenterei di una particina
secondaria, nelle retrovie." E attaccò con la sua risatina sincopata-
silenziosa. Ridacchiavo pure io, quando arrivò Anna. Ci guardò con
sospetto, e chiese :"Perché state ridendo ? Anzi, no, non me lo dite,
preferisco non saperlo. " Poi, rivolta a me :"Senti, per piacere,
finiscila di bere e cerca di non fare lo stronzo come il tuo solito,
tuo figlio è già abbastanza arrabbiato, ha detto che se continui
così,

è l'ultima volta che viene da noi."
"Moi, lo stronzo ? Massa di ignoranti. I'm a renaissance man, donna,
un uomo dai molteplici interessi, un esteta."
"Seh, seh, come no, vedi di finirla e comportati bene." E andò via,
senza neanche un'ombra di comprensione per suo marito.
Il fabbro disse :"Beh, un po' stronzo, in effetti lo sei."
"Quoque tu, faber ? Traditore. Il cazzone si è andato a lamentare
dalla mammina. Come avrò fatto a fare un figlio così cazzone ? Eh ?
Non è che te la sei scopata, qualche volta che io non c'ero ?"
"Cazzo dici. Neanche abitavi qui, quando lo hai concepito."
"Già. Beh, la carne è pronta, portiamola a tavola."
La cena procedette su binari noiosi e tranquilli, del pesce se ne
occupò il faber, io mi occupai del vino. Quando arrivò il momento del
polipo, mangiucchiai qualche tentacolo, per educazione, e lasciai il
resto nel piatto.
Carlo, colto da un inconsueto quanto inopportuno tentativo di
giovialità, prese dal mio piatto il sacco del polipo dicendo :"Ehi, e
questo non lo mangi ? Lasci la parte migliore."
Incurante dello sguardo di Anna risposi :"Dici ? Io non sono mai
riuscito a mangiarla. Mi ricorda troppo un sacchetto scrotale."
Naturalmente nessuno apprezzò l'ottima costruzione della mia frase,
rimasero tutti con le posate in mano, a guardarmi. Tentai un "cin
cin !" allegro, ma il gesto  fu rovinato dal fatto che rovesciai la
caraffa dell'acqua in grembo a Luisa.
Mentre tutti si prodigavano intorno a lei, manco le avessi sparato,
Carlo mi fa :"Senti, tu dovresti farti vedere. Ma non da uno bravo, da
una equipe." Non c'era che dire. Segnai un punto a suo favore e feci
un brindisi al suo indirizzo, ma lui mi aveva già dato le spalle.
Non fù un granchè, come cena, dopotutto.
Il giorno dopo partimmo per il campeggio, con la Grigliatrice smontata
e sistemata in fondo al bagagliaio. Quando chiusi il cancello, salutai
il mio giardino, immobile nell'aria calda. Anna era in macchina, che
leggeva un opuscolo di creme solari, preoccupata per gli eritemi. La
sua pelle chiara e le sue lentiggini. Dopo tanti anni, il profilo del
suo viso nel finestrino mi faceva ancora effetto.
Guardai ancora una volta la casa. Con un sospiro salii in macchina.
Non la avrei mai più rivista.

Nik56

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