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SUPERMARKET

Von: Max Del Porco (maxdelporco@gmail.com) [Profil]
Datum: 07.06.2008 12:19
Message-ID: <484a60ca$0$35957$4fafbaef@reader2.news.tin.it>
Newsgroup: it.arti.scrivere
Entrai nel supermercato regolarmente munito di carrello. Il centro
commerciale aveva un look da base spaziale. Le porte automatiche si
accorsero della mia presenza e si scostarono con tempismo talmente perfetto,
che non ebbi nemmeno bisogno di rallentare o modificare la mia andatura. Ci
passai attraverso con la mente piena di sconti, offerte promozionali, tre
per due, eccetera. Subito dopo la girandola d'ingresso, mi fermai istupidito
a fissare il primo attraente cartellone: vi era raffigurato un personal
computer, ed una scritta cubitale urlava l'incredibile occasione da cogliere
al volo in quanto le scorte erano limitate. UN PENTIUM DUE AL PREZZO DI UNO.
Ripetei mentalmente più volte la frase.
UN PENTIUM DUE AL PREZZO DI UNO.
"Sembra buono" disse la donna della mia vita. Si era affiancata a me senza
che me ne accorgessi. La riconobbi dalla voce e mi girai di scatto: alta,
esile, bionda, occhi azzurri, era anche lei in offerta speciale. Lo capii
annusando il profumo che si era messo, intuendo la biancheria intima che
indossava per quel che si riusciva a capire attraverso l'abitino estivo
semitrasparente, ed accorgendomi che era fresca di parrucchiera. Decisi sue
due piedi che sarebbe stata la donna della mia vita per un giorno, massimo
due.
"Io non me ne intendo" proseguì, sperando in tutta evidenza che io, al
contrario, sì.
Di computer non capivo una sega, ma di donne abbastanza al punto da sapere
che le donne della tua vita non si devono contraddire, mai.
"E' un'offerta eccezionale" confermai.
La biondina sorrise. Era più carina se seria e contrita, per cui, poiché
avevo deciso che mi sarei fatto vedere insieme a lei per le successive
ventiquattro, forse quarantotto ore, non ricambiai il sorriso o, per meglio
dire, ne abbozzai uno di circostanza.
"Lei ne capisce, vero?" chiese supplichevole.
"Abbastanza" mentii.
"Questo computer, è completo di tutto?"
Feci finta di leggere le caratteristiche tecniche. Corrugai la fronte, cazzo
se la corrugai, preoccupandomi che un simile sforzo non fosse eccessivamente
prolungato al punto da rendermi permanentemente meno liscia la pelle.
"Dipende da cosa devi farci" risposi, ed omisi di aggiungere "baby"
perché
avrebbe fatto troppo film americano, "bimba" perché di dubbia
interpretazione, "bella mia" perché troppo confidenziale, "cara
signora"
perché troppo distaccato, "ragazza mia" perché non ha senso dire
"ragazza
mia" alla donna della tua vita appena conosciuta.
"Internet" rispose pronta. "Non so cos'è, non so come si fa,
però ormai ce
l'hanno tutti e mi sono incuriosita. Poi ho il ragazzo lontano per motivi di
lavoro, e mi piacerebbe..."
"Ok" tagliai corto. "Dove sta il tuo ragazzo?"
Con questa domanda, non intendevo trasmettere il messaggio di essere
interessato al curriculum vitae del boyfriend. La mia nelle intenzioni
avrebbe dovuto essere una mossa di attesa per elaborare questa faccenda del
ragazzo lontano, notizia che strideva con l'elaborazione precedente, ovvero
che la ragazza fosse in offerta speciale.
"Lavora da tre mesi come ricercatore in un'università americana. Ingegneria
molecolare. Si è laureato..."
Decisi che era il momento giusto per interromperla, senza darlo a vedere.
Per ottenere questo risultato, la tecnica migliore è, da sempre, quella di
fare una domanda che sembra attinente, tesa in realtà a spezzare l'effluvio
di parole. "Come si chiama, il tuo ragazzo?"
"Anselmo."
"Sei una brava ragazza, Margherita" le dissi. "Vuoi usare internet con
Anselmo, per mandargli delle email, chattare con lui, fare videoconferenza."
"Tutto esatto" rispose la biondina, "a parte il fatto che non mi chiamo
Margherita."
Stavo per fare un sacco di cose: dirle il mio nome, chiederle il suo, quanti
anni hai e quanti ne ho invece io, eccetera eccetera, sino a proporle di
uscire con me a cena e di essere, dulcis in fundo, la donna della mia vita
per le prossime quarantotto ore. Invece mi limitai dicendo: "Leccheresti
insieme a me lo stesso gelato?"
Di computer non capivo un acca, forse neanche di donne considerando che
avevo dei dubbi su quella storia di Anselmo ricercatore universitario in
America, e perplessità ancora più profonde, dopo l'iniziale falsa certezza,
sul fatto che la biondina fosse realmente in offerta speciale; ma quando la
sentii ridere come un jingle pubblicitario della cocacola, non ebbi più
dubbi. La portai al reparto gelateria e cominciammo a leccare lo stesso
cornetto preconfezionato. Si radunò un bel po' di gente, e scoppiò un
applauso spontaneo quando le nostre lingue, perforando un'esile parete di
panna, si toccarono.
Fu in quel preciso istante che gli altoparlanti dissero, con voce femminile:
"IL GENTILE PUBBLICO E' PREGATO DI NON CALPESTARE IL PAVIMENTO."
Tutti rimasero in silenzio, a riflettere sul contenuto di quell'annuncio:
una cicciona con un turbante ed una scatola di detersivo speciale per
pedalini sotto l'ascella sinistra, un signore attempato con il naso ficcato
dentro un barattolo di capperi per valutarne l'odore, un bambino sporco di
marmellata con un pupazzo di peluche a forma di rinoceronte, un poliziotto
privato abilmente camuffato da etichetta di scatoletta di tonno, una
cassiera nullafacente fuori posto per improrogabili motivi di servizio
sconosciuti ai capi, ed altri.
"IL GENTILE PUBBLICO E' PREGATO DI NON CALPESTARE IL PAVIMENTO" ripeterono i
cinquanta e più altoparlanti strategicamente dislocati nei punti chiave del
centro commerciale.
La prima a sollevarsi da terra fu la cicciona con turbante. Nonostante la
mole si librò in aria leggera come una mozzarella dietetica ed una regia
accorta diffuse la canzone "La donna cannone" di De Gregori. Mi sorrise
mentre era già al terzo strato di merce: merendine, e tese una mano verso di
me, chiamandomi.
"Gregorio..."
Affascinato la guardai salire sempre più in alto e fui seriamente tentato di
abbandonare per lei la donna della mia vita, se non fosse per il fatto che
la biondina mi stringeva forte la mano e che io non mi chiamavo Gregorio. Mi
sarebbe piaciuto, ma non era il mio nome. Eppure la cicciona guardava
proprio me: "Gregorio..."
"Matilde!" esclamai, ma naturalmente non era il suo nome.
In quel preciso istante mi accorsi che era la biondina a trattenermi
ancorato: mi stringeva forte la mano mentre i miei piedi si erano già
sollevati da terra.
"Lasciami andare" sussurrai. Fece cenno di no con la testa. "Lasciami
andare!" intimai. Ammutolita, mi guardò volteggiare in alto dopo che ebbe
aperto le dita, con la lentezza di un fiore che sboccia.
Finalmente ero tra la clientela migliore, tra i prodotti migliori. Ampi
cartelloni pubblicitari lo dicevano chiaramente: IL CIBO DEGLI DEI.
Bottiglie di ambrosia, manna in scatola, manna liofilizzata, mirra
surgelata, carne di dio precotta, piume di angelo afrodisiache. Solo coloro
che erano in grado di volare molto in alto, tra gli scaffali dei livelli
superiori, potevano afferrare tali delizie. Guardai in basso: la maggior
parte degli avventori volteggiavano a non più di due metri da terra. Io, la
cicciona e pochi altri, eravamo a venti metri, forse più, magari cinquanta,
avendo scoperto che il soffitto era fittizio, un limite fasullo per la
massa, una colonna d'ercole per i pavidi, una sfida per i più audaci,
un'ovvietà per coloro che erano ormai avvezzi a rifornirsi, tra le altre
meraviglie, di alito di nuvola spray e CD di rumore stellare.
Poi lo spot terminò e la cicciona tornò a casa carica di cibo per gatti, la
biondina si trasformò in una sagoma bidimensionale di cartone con il dito
indice proteso verso un cartello che reclamizzava un dado per brodo, la
"Donna cannone" perse ogni connotato magico per diventare una semplice
canzone, e la clientela, dopo l'illusione di aver volato in alto, si accodò
alle casse tintinnanti con i piedi saldamente ancorati al suolo.
Abbandonai il carrello all'incrocio tra la via dei surgelati ed il piazzale
dell'ortofrutta, e quando mi presentai alla cassa mostrai l'unico prodotto
che avevo preso.
La cassiera girò più volte la scatola di cartone tra le mani e mi
guardò
sbalordita. Il laser rifiutò di riconoscere il prodotto e stampare lo
scontrino. "Ma dove l'ha preso?" domandò.
Presi a mia volta la scatoletta tra le mani. Non ricordavo né cosa fosse né
dove la avessi prelevata. Sull'etichetta c'era scritto, naturalmente, il
contenuto.
SOLLETICO DIVINO (conservare in luogo fresco ed asciutto).


--
mdp
http://www.maxdelporco.com


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