Dondolata dal vagone
Von: Massic (milano.vilnius.ar@gmail.com) [Profil]
Datum: 13.06.2008 10:11
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Newsgroup: it.arti.scrivere
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La bella ragazza guardava fuori dal finestrino la campagna che si stava svegliando. A tratti chiudeva gli occhi ma non dormiva, sapeva di essere bella e non voleva che i suoi larghi occhi chiari incontrassero quelli di nessuno. Almeno non quella mattina. Il suo era uno di quegli sguardi che non finiscono in un letto, ma piuttosto davanti ad un altare. Di una bellezza opaca, per niente volgare, composta nel vestire e negli atteggiamenti. Il suo sguardo sembrava turbato da qualche cosa, forse un esame da passare a tutti i costi o forse un amore, passato anche lui a tutti i costi. Riceveva frequenti messaggi sul telefonino, li leggeva ma senza mai rispondere, tranne ad uno. Era incerta su cosa scrivere, sollevava spesso la testa nuovamente verso il finestrino, forse per chiedere ispirazione agli alberi, o al vento chissà! Pochi minuti dopo chiuse il telefonino riponendolo con cura nella borsa. Il treno stava per arrivare alla stazione di Milano Rogoredo, i grandi canali che si intrecciano nella campagna milanese erano gonfi di acqua color terra, colpa, o merito, di un temporale notturno. Dai campi saliva un profumo di erba appena tagliata, reso ancora più intenso dalla pioggia recente. Un airone, come un fiore su un gambo solo, osservava sul ciglio del canale qualche ramo passare, in attesa di qualche insetto. Un cavalcavia, come un titolo di coda, pose fine al documentario, riportandomi alla triste realtà di una periferia stanca e sciupata già dalle prime luci del mattino. La bella ragazza col maglione a strisce colorate inizia a riordinare le sue cose e i suoi pensieri, poi si alza e si incammina verso le uscite, ciondolando un pò assieme al vagone, che si stava stiracchiando sui binari in una lunga e dolce frenata. Stridolìo metallico di freni, contraccolpo finale e inconfondibile rumore di porte che si aprono. Dopo pochi istanti la vedo passeggiare sul marciapiede, altera e sdegnosa, ma ad un tratto si volta verso di me, regalandomi finalmente quel sorriso tanto atteso. D'improvviso la mano del capotreno sulla spalla che mi avvisava del raggiunto capolinea, mi tolse dal sonno nel quale ero sprofondato non appena toccato il sedile, ma quella creatura, certamente da sogno, sonno non poteva certo essere. E ancora oggi qualcuno mi giura di averla vista passare, ancora su quel treno, con i suoi larghi occhi chiari e il suo nervoso cellulare! Salud Massic ----- http://accrocchiati.blogspot.com/[ Auf dieses Posting antworten ]
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- A.B.C (15.06.2008 18:01)
