Kill
Von: Maiky (mikysss@libero.it) [Profil]
Datum: 21.05.2008 00:04
Message-ID: <g0vhuh$hgn$1@aioe.org>
Newsgroup: it.arti.scrivere
Datum: 21.05.2008 00:04
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Salve a tutti e la prima volta che pubblico qualcosa qui. Avviso racconto breve dai contenuti "violenti". Il buio mi circonda, guardo il cielo, le nuvole nere come inchiostro corrono veloci, la luna compare per pochi attimi e illumina tutto come un flash, poi di nuovo buio, una lieve pioggerella scende a tratti, fisso le luci lontane opache della città . Ascolto il vento, vento freddo, gelido come la morte. Il vento parla, sono voci che ridono imprecano voci ubriache, lo stesso vento porta via il fumo della mia sigaretta, l’ultima prima dell’inizio o della fine. Nascosto tra la boscaglia ascolto le loro voci, non sanno che sono qui e non mi preoccupo che possano vedermi o scorgere il bagliore del tabacco accesso, non c’è nessuno di guardia si sentono al sicuro. “Voglio che soffrano” questa frase si ripete nella mia mente insieme al volto di un uomo distrutto dal dolore che ripete “voglio che soffrano” non deluderò quel volto, soffriranno. Calpesto la cicca è tempo di muoversi, più giù il loro nascondiglio 4 mura con un tetto di lamiera e qualche finestra semi nascosto dalla boscaglia, sembra il nascondiglio perfetto per dei cani bastardi, qui lontano dalla città . La luce all’interno della baracca proietta forme nere all’esterno che ricordano ombre cinesi. Mi avvicino silenzioso ad una finestra e ascolto, ridono parlano imprecano ma non capisco la loro lingua non è la mia. Mi avvicino alla porta di legno, applico una piccola carica, uno due tre l’esplosione riesce appena a scardinarla e a farla abbatte all’interno, urli, vetri rotti, colpi di tosse, armi che si caricano, fumo ovunque poi silenzio, un ordine qualcuno si avvicina alla porta io sono pronto con la mia spada affilata come un rasoio, vedo una canna di pistola poi la mano il braccio e colpisco la pistola cade insieme al braccio, l’uomo urla indietreggia cade, il sangue imbratta tutto, i compagni immobili pietrificati poi si muovono all’unisono puntano il nulla e sparano alla cieca, approfittando del loro iniziale sgomento sono già lontano nascosto tra la boscaglia, al sicuro, intanto le armi crepitano, vetri si rompono, le pallottole colpiscono tutto e niente. Sento le urla dell’uomo a cui ho staccato il braccio. Le armi tacciono, ora parlano sotto voce, da qui ho un’ottima visuale sull’entrata della baracca, sono usciti sono in 4 vedo distintamente le loro sagome aiutato dalla luce che non hanno nemmeno spento, parlano si agitano sono ben armati ma io ho la mia arma, non ha un nome è solo una pistola con due canne, sotto le quali sono innestati altrettanti caricatori, spara dardi, l’esplosione della cartuccia fa sì che il dardo si allunghi come un’ antenna di una radio, gli elementi si incastrano tra di loro e diventa una vera e propria freccia con degli arpioni che scattano bloccando il bersaglio come un amo per il pesce, quante prove per renderla silenziosissima e micidiale. Miro all’uomo sulla destra sparo solo un sussulto e il primo dardo si allunga fino a 60cm vola silenzioso colpisce l’uomo gli trapassa una coscia e si conficca nel muro bloccandolo urla si dimena, non riesce a liberarsi, chiama aiuto gli altri sparano a casaccio e si riparano alla meglio, qualche pallottola raggiunge il mio nascondiglio ma troppo alte, “Voglio che soffrano” ed quello che farò. Uno dei 3 si avvicina al compagno e cerca di liberarlo dal muro, un altro impartisce un ordine e il terzo spegne la luce, ora è buio non posso vederli, aspetto non ho fretta, la luna per un attimo illumina la notte, sparo e questa volta ne colpisco uno alla spalla urla e si agita corre si nasconde nella baracca anche l’altro trascina il corpo del compagno all’interno il terzo copre la ritirata sparando all’impazzata. E’ di nuovo buio sento solo le loro urla, e le imprecazioni, decido che ora di fare un po’ di luce. Il secondo caricatore della mia arma contiene un dardo molto simile al primo solo che alla punta è situata una piccola carica esplosiva. Miro all’auto parcheggiata sul lato sinistro della baracca, sparo il dardo vola silenzioso penetra la carrozzeria poi il serbatoio una frazione di secondi e l’auto è una palla di fuoco, i pezzi sono scagliati ovunque qualcuno colpisce la baracca altri arrivano nel bosco non c’è rischio di un incendi è tutto bagnato. L’esplosione manda in frantumi gli ultimi vetri. Lo scoppio giungerà fino alla città e qualcuno chiamerà i pompieri, ma non mi preoccupo ci vorrà un’ora buona prima che arrivino. Le fiamme illuminano tutto di giallo rosso, tengo sotto controllo l’entrata, sparo un altro dardo esplosivo sul tetto della baracca l’esplosione non sfonda il tetto contorce solo le lamiere, voglio costringerli ad uscire, li sento urlare ma non si muovono sanno che se escono sono morti, poi l’inevitabile la paura ha il sopravvento e un’ombra esce corre veloce verso il bosco, prendo la mira e fuoco, solo quando il corpo del poveretto esplode in 1000 pezzi mi rendo conto di aver sparato un dardo esplosivo, brutta morte ma rapida e comunque niente a confronto di ciò che gli aspettava. I compagni che hanno assistito alla scena per un attimo sono sbandati poi dalle finestre e dalla porta cominciano a sparare all’impazzata tutto intorno a me piovono pallottole, e ora di spostarsi, scivolo via silenzioso. Sono già di fianco alla baracca schiacciato al muro quando finiscono di sparare consci di non aver colpito nulla, lancio un pezzo di metallo sul tetto, istintivamente sparano in aria, decine di buchi si aprono nel soffitto di lamiere, dalla finestra individuo i contorni dei loro corpi e sparo uno due tre…. e li inchiodo tutti. Entro dalla porta, accendo la luce che solo dio sa come è che funziona ancora, la stanza si illumina, lo spettacolo e grottesco e sorrido, sono tutti li inchiodati crocifissi, ovunque macchie di sangue. Mi guardano senza capire, imprecano si lamentano cercano di liberarsi ma a quella distanza le frecce sono penetrate in profondità e solo la forza di molti uomini possono staccarle. Poi penso che come ogni festa che si rispetti ci vuole alcol, apro alcune bottiglie di whisky e spargo il contenuto tutto intorno, recupero il tavolino e lo sistemo al centro della stanza, da sotto l’impermeabile estraggo un oggetto cilindrico della grandezza di una bottiglia da 2 litri, lo posiziono sul tavolo e intorno ci metto un po’ di bottiglie di vodka whisky e grappa, a questi stronzi preparo un cocktail niente male, continuo a muovermi sotto i loro sguardi sofferenti quello che sembra il capo in un misto di lingue farfuglia qualcosa, vuol sapere chi sono e cosa voglio, mi caccio da tasca un foglio di giornale lo apro e glie lo metto davanti agli occhi che si sbarrano, comincia ad agitarsi farfuglia che lui non c’entra gli altri chiedono, parlano tra di loro ma io non li ascolto più, appoggio il foglio sul tavolo, la foto di una ragazzina che sorride e il titolo “Nuovo delitto stessa dinamica, violentata e poi uccisa gli inquirenti brancolano nel buoi……..”. Di nuovo quel volto e la frase “Voglio che soffrano” che si ripete nella mia mente. Mi avvicino al tavolo ignoro i loro sguardi di supplica e le loro imprecazioni, attivo il contenitore sul tavolo e esco, ora il cielo e limpido il vento ha spazzato via le nubi la luna illumina tutto, in lontananza alcune sirene e i fari delle auto che si avvicinano, fra un po’ saranno qui. Mi allontano senza fretta prendo una sigaretta tiro fuori l’accendino fisso la fiamma rossa, poi l’esplosione, il mio contenitore deflagra un misto di benzina e polistirolo investe la camera e i corpi crocefissi, l’onda d’urto manda in mille pezzi le bottiglie spargendo alcol ovunque, in un attimo tutto è in fiamme. Ora bruciano in un misto di urla e imprecazioni, bruciano lentamente ma per loro è solo l’anticamera dell’inferno, accendo la sigaretta un lungo tiro e sorrido all’assegno che incasserò domani. “Voglio che soffrano” Maiky[ Auf dieses Posting antworten ]
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- II.Terminetor Magnetico (21.05.2008 13:08)
- A.B.C (21.05.2008 15:21)
