Rece/ristampa periodica: HELLRAGE - Eclipse Of Time
Von: The Sentinel (heavymetalisthelaw!@alice.it) [Profil]
Datum: 05.07.2008 18:31
Message-ID: <486fa1fc$0$41661$4fafbaef@reader4.news.tin.it>
Newsgroup: it.arti.musica.metal
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HELLRAGE - Eclipse Of Time Etichetta: Metal Horse Productions Anno: 1996 Durata: 21 min. Genere: Death/Thrash, con influenze tecnico-melodiche Gli Hellrage erano una promettente band pisana che purtroppo ebbe vita relativamente breve, avendo infatti fatto perdere le proprie tracce (non ricordo al tempo un annuncio di scioglimento ufficiale, per la cronaca) proprio all'indomani della pubblicazione di questo ep, o per meglio dire mini-cd, addirittura un digipack, formato non così diffuso al tempo, tantomeno da parte di band underground praticamente al debutto (in realtà nella discografia hanno anche un demotape dell'anno prima, che però non conosco). Il cd fu inciso ai Westlink Studios di Pisa nell'agosto del 1996 e stampato dalla piccola Metal Horse, e proponeva una ventina di minuti (4 pezzi "normali" e un outro strumentale di circa un minuto) di un death con qualche influenza "thrashy", uno spiccato senso melodico soprattutto all'altezza delle aperture soliste e una perizia tecnico-compositiva senz'altro degna di nota; il tutto prodotto in maniera piuttosto buona (in quegli studi se non ricordo male incisero poi in seguito anche altri nomi italiani/toscani dell'ambiente hard&heavy e pure di una certa fama, quindi evidentemente erano già ad un certo livello anche al tempo) sia per impatto e compattezza generale che per la distinguibilità dei singoli strumenti e via dicendo. Il cd si apre con la title-track, che propone subito dei bei riff stoppati/serrati che variano spesso e si intrecciano molto bene con le linee di basso, strumento quest'ultimo che riesce sempre ad "uscire" alla grande dall'insieme pur macinando note su note, ricordando quindi per certi versi (con le dovute proporzioni ovviamente, soprattutto come fantasia e trovate varie, e anche come dinamica, chiaramente tutto a favore dell'americano) il classico stile di uno Steve DiGiorgio, ad esempio in un disco come "Individual Thought Patterns" dei Death, anche se azzardo che il bassista degli Hellrage suonasse col plettro. Tra l'altro, sia in questo primo pezzo che negli altri, una certa influenza da parte dei dischi dei primi anni '90 della leggendaria band dell'indimenticato Chuck si sente anche in generale, proprio nell'approccio si abbastanza immediato e d'impatto, ma allo stesso tempo con quella componente di intricatezza e attenzione alla precisione d'esecuzione, nonché, come detto all'inizio, ad un senso melodico spiccato nelle aperture soliste, che caratterizzavano appunto dischi come "Human" o "Individual." (per non parlare del successivo "Symbolic", dove vennero sviluppate ancor di più queste componenti). Potrei citare anche "Heartwork" dei Carcass comunque, per gli stessi motivi più o meno. Il cantante adotta un timbro assai "acido", né basso e "pieno" come un vero e proprio growl tipico del death metal, ma nemmeno uno screaming troppo esasperato e acuto, diciamo una via di mezzo, e le sue linee sono tra l'altro abbastanza "immerse" nella musica, non nettamente "sopra" come si sente spesso in altri casi. Si mette subito in evidenza anche un bel lavoro di batteria, doppia cassa compresa, che pare triggerata ma comunque non fastidiosa o troppo "finta". Si prosegue con "Prelude To A Funeral Sun", dall'attacco molto accattivante con riff stoppati abbastanza thrasheggianti, solito basso pulsante e con ancora, nello sviluppo del pezzo, nette aperture melodiche a intervallare gli intrecci chitarristici, le evoluzioni della batteria e il "ringhio" del cantante. Si notano anche qui come nell'opener, ad esempio nell'atmosfera creata dalla coda semi-acustica del brano, pure occasionali influenze riconducibili alla scena del cosiddetto "death melodico svedese" (o anche detto "Gothenburg sound"), che in quegli anni era al culmine sia di fama che creatività, almeno per le band migliori ovviamente, anche se negli Hellrage in media le partiture e l'esecuzione delle ritmiche rimaneva molto più stoppata e compressa rispetto ai tipici riff "trillati" in maniera quasi sempre aperta e che producevano quindi i classici riff ultramelodici e lineari di molte band di quella scena. Il terzo pezzo è "Into Darkness", che si apre in maniera pacata e atmosferica con un breve solo melodico (che ritorna simile poco dopo), arpeggi acustici con basso in evidenza e ritmo comunque molto lento per i primi 2 minuti e rotti. Poi entrano chitarre elettriche e voce (con di nuovo sentori di Svezia nell'attacco) ma il ritmo resta abbastanza basso per qualche altro istante, prima che arrivi un'accelerazione e riff di nuovo spediti come già sentito nei brani precedenti. Poi ancora stacco "tranquillo", assolo già presentato all'inizio e schema che si ripete un'altra volta. Gran bel pezzo, forse il migliore. L'ultima canzone vera e propria è "Eyes Veiled (With Sadness)", piuttosto lunga e articolata anche questa come la precedente (entrambe oltre i 5 minuti e mezzo), ma qui si attacca subito in up-tempo con un bel giro armonizzato delle chitarre e doppia cassa "nervosa", prima che parta il muro di riff abbastanza intricati e con continue variazioni ma allo stesso tempo, a loro modo, melodici e accattivanti, come sempre assistiti dai giri di basso in bella evidenza. Nel corso del brano si alternano poi vari cambi di tempo, interventi solisti che confermano il gusto della band e via dicendo, tutto completato dalla sempre "acida" interpretazione del singer. Altro pezzo davvero notevole. La quinta e ultima traccia è un "liquido" arpeggio di basso e fa da outro, come da titolo del resto, "Outro: Memories Of A Ghostlife". I cinque ragazzi che incisero il mini-cd in esame erano: Salvo Sequino - Guitars Nicola D'Alessio - Guitars Andrea Pifferi - Vocals Emiliano D'Alessio - Bass Fabrizio Calizzi - Drums Credo sia difficile reperire questo cd nella sua forma originale ormai (ma anche in qualsiasi altra forma penso), ma se vi capita di vederlo, magari a prezzo stracciato, a qualche fiera del disco o qualche vostra conoscenza vuole disfarsene per qualche motivo beh, se apprezzate il tipo di approccio alla materia death/thrash sopra descritto secondo me potete andare sul sicuro e accaparrarvi questa piccola "chicca" underground italiana degli anni '90. Voto: 8 -- "cmq devo andare da un mio amico psicologo a chiedergli quale tipo di disturbo si chiama quello di una persona che racconta di andare a giro ad ownare tutti, senza rendersi conto che tutte le volte rischia le botte e scappa all'ultimo ed in più ha pure rischiato una denuncia per molestie sessuali da una ragazza (la spiava da 5 anni)" - Ace (quello di SCMF, a scanso di equivoci e perche' nessun altro eventuale omonimo si offenda), riferito a me. [(ROTFL) + (LOL)]*n con "n"--->+OO[ Auf dieses Posting antworten ]
