Ein deutsches Requiem
Von: Lulu (superb@email.it) [Profil]
Datum: 08.07.2008 16:48
Message-ID: <a4620fd7-9d1e-4b63-b4a8-cd937ab1ce1b@b1g2000hsg.googlegroups.com>
Newsgroup: it.arti.musica.classica
Datum: 08.07.2008 16:48
Message-ID: <a4620fd7-9d1e-4b63-b4a8-cd937ab1ce1b@b1g2000hsg.googlegroups.com>
Newsgroup: it.arti.musica.classica
Erg Frast qualche anno fa scrisse che ascoltando il primo degli intermezzi Op.117 per pianoforte di Brahms aveva provato un desiderio irresistibile di tagliarsi la gola. Ogni volta che ascolto il Requiem resto spiazzata e delusa per quella sensazione ultima, che non mi abbandona mai in nessun momento della composizione, di certezza della salvezza. Ciò che desta il mio sospetto maggiore, come se ci fosse - io la percepisco - una discrepanza fra la musica e il canto da un lato e il testo dall'altro, specie in Ihr habt nun Traurigkeit. Che ne dite? Eppure proprio nel Requiem mi aspetto di scovare nascosto da qualche parte quella sensazione di cui parlava Erg Frast, che vien fuori da molti degli ultimi pezzi per piano, così lampante, certe volte, che ti coglie alla sprovvista togliendo il fiato, ma non - mai - qui. Nessuna sopresa. Serenità, forse è il caso - riduttivamente - (tento) di dire, rabbuiata da qualche nuvoletta trasparente che passa ogni tanto. Nessuna tempesta all'orizzonte. Chiudo allora questo post, come l'altro: E' un problema mio o di Brahms? Lulu[ Auf dieses Posting antworten ]
