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L'ultima bugia del Paz

Von: Hytok (elfi@fastwebnet.it) [Profil]
Datum: 15.06.2008 17:41
Message-ID: <9Ma5k.1840$lh5.124@tornado.fastwebnet.it>
Newsgroup: it.arti.fumetti
:-/

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/base/grubrica.asp?ID_blogG&ID_articolo#
1&ID_sezionep&sezione

Un’overdose di eroina si portò via Andrea Pazienza la notte del 15 giugno
di vent’anni fa, nella casa di campagna di Montepulciano dove viveva con la
moglie. APaz, come si firmava nei fumetti, aveva solo 32 anni e un talento
micidiale sparso a piene mani fra le riviste migliori di quel decennio, da
«Linus» al «Male», da «Cannibale» a
«Frigidaire», per citarne alcune. Il
giorno prima di morire era andato a cercare Sergio Staino nella redazione
di «Tango», il supplemento satirico dell’«Unità» diretto
dallo stesso
Staino, con cui collaborava: «Era stato in Brasile con l’idea di staccarsi
dalle maledette storie di pusher che lo assillavano – ricorda oggi Staino –
Doveva stare via un mese e invece se ne andò via per tre mesi, così eravamo
in pensiero per lui. Tornò da quel viaggio ed era pulito, sembrava un’altra
persona. Un giorno mi venne a trovare a Roma, all’Unità, era disperato
perché doveva trovare quattro milioni di lire per pagare le tasse
arretrate, come mi raccontò piangendo. Non sapevo come aiutarlo, allora gli
proposi un contratto per un libro sulle sue storie pubblicate su Tango: lo
lasciai lì per andare a trattare la cosa con l’amministrazione del giornale
e lui mi riempì la scrivania di disegni di Occhetto… Tornai con due
milioni, non avrei mai immaginato che mi stava prendendo per il culo. Il
giorno dopo mi chiamano per avvertirmi che era morto».

Paz aveva compiuto il suo ultimo giro di danza con l’amante più velenosa
della sua vita, l’eroina, e ancora oggi il rammarico di Staino è enorme:
«Noi abbiamo perso un gigante della storia dell’arte del Novecento, perché
Andrea era uno sperimentatore, un inventore di immagini. Forse gli
arretrati oltre che col fisco li aveva pure con gli spacciatori».

L’amicizia fra il fumettista pugliese e il creatore di Bobo nasce
all’inizio degli anni Ottanta, alle serate del Club Tenco a Sanremo: «Con
Andrea ci siamo trovati uniti da un’affinità di condizioni d’autore, dato
che il fumetto e la musica all’epoca erano snobbati dalla cultura
ufficiale. Questi del Tenco hanno invitato me, Andrea, Manara, Michele
Serra, ci veniva anche Benigni. Paz veniva e disegnavamo, perché al Tenco
c’era la giornata musicale e poi tutto il gruppo degli artisti si trovava
al ristorante. Andrea innescò dall’inizio un rapporto privilegiato con
Guccini: lo disegnava in forme enormi chiamandolo “Guccione” e lui si
arrabbiava, tanto che una volta erano arrivati a prendersi per la
collottola». Nel 1986 Tango va in edicola, e al direttore Staino viene
subito naturale chiamare Paz nella sua squadra di disegnatori: «Facevo
questo giornale satirico all’interno dell’”Unità”, che allora era l’organo
del Pci, ma fin dall’inizio, siccome c’era il rischio di essere troppo
tenero col mio partito, pensai ad alcuni autori lontani da noi, cioè
Vincino, Andrea e Angese. Andrea veniva dal Settantasette bolognese e
Vincino, ai tempi del “Male”, era stato allontanato dalla Camera da Nilde
Iotti». Col direttore dell’Unità Emanuele Macaluso, Staino stringe un patto
che riconosce piena libertà ai vignettisti: «Ho sempre difeso la
libertà
dei disegnatori, anche se qualche intervento dall’alto ci fu, ma non su
Andrea e non per temi politici, c’era invece qualche limitazione per il
sesso perché si andava su un giornale generalista».

Pazienza, che pure proveniva dalle esperienze di satira estrema del «Male»,
non ha difficoltà: «Non era a disagio, disegnava molto volentieri per
Tango. Io sono arrivato tardi a fare satira, “Bobo” è dell’81, ed ero un
grande ammiratore di questi del Male. La mia stima era tale che nessuno di
loro ha avuto invidie o pregiudizi. In certi momenti Andrea mi guardava
dall’alto in basso perché non fumavo (erba, ndr) e perché ero un compagno
serio che riconduceva tutto a un’analisi politica: c’era in lui
l’affettuosità di chi guarda un babbo o un fratello maggiore che non
capisce certe cose. Ricordo gli spettacoli di Tango, nei teatri o alle
feste dell’Unità: David Riondino cantava e Andrea, che era strepitoso e di
una velocità inimmaginabile, disegnava col pennarello in diretta costruendo
le immagini a partire dalle parole». Pazienza doveva avere un ruolo
importante, anche se un po’ ingrato, anche nel film diretto da Staino
nell’88, «Cavalli si nasce»: «Era la parte di un giovane pittore al
servizio di un signore meridionale che si entusiasmava all’idea
rivoluzionaria, una vicenda ambientata nel 1830. Alla prima repressione
però il personaggio cedeva e denunciava gli altri, un traditore, ma solo
per debolezza. Andrea mi serviva per dipingere queste madonne neoclassiche
nel film. Erano i giorni in cui aveva cominciato a disegnare Astarte, una
storia di un respiro meraviglioso in cui si era buttato a capofitto». Paz
però quel copione ha solo il tempo di leggerlo, poi arriva la notte
fatidica del 15 giugno. «Lui è l’artista che ha rappresentato meglio
l’inquietudine degli Anni Settanta e Ottanta, col suo Pompeo, il suo
Zanardi: i più grandi. Aveva anche il desiderio di fare un film da regista,
e secondo me ci sarebbe arrivato».

--
Filippo "Hytok" Simone
http://perestroika.altervista.org/

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